VISCO E LA BACCHETTA MAGICA DI DRAGHI, di Giampaolo Galli, Inpiù, 11 febbraio 2021

Il problema delle spese Covid e del rientro dal debito

Con una sola battuta Ignazio Visco ha spento molti facili entusiasmi. Prima ha ricordato che tutte le banche centrali raccomandano un’uscita graduale dalle misure di bilancio anti Covid. Poi ha detto che però questo farebbe aumentare il debito pubblico. E fin qui nulla di nuovo. Alla fine la zampata che le agenzie riportano in virgolettato: “E’ un problema molto delicato e non so se il presidente del Consiglio incaricato avrà la bacchetta magica per risolverlo”.

Sbaglierebbe chi interpretasse questa frase come una manifestazione di scarsa fiducia in Draghi. Tra l’altro, tutti sanno che se qualcuno ha la bacchetta magica, questo non può che essere Draghi. E’ il problema in sé che è davvero molto difficile da risolvere. Secondo il piano redatto da Gualtieri nella Nadef e rimesso nel testo del Pnr italiano, il debito pubblico italiano dovrebbe cominciare a scendere già quest’anno per avviarsi su un sentiero virtuoso che per la fine del decennio lo dovrebbe riportare al livello del 2019. Il deficit dovrebbe scendere dal 10,8% del 2020 al 3% nel 2023.

Per quella data il saldo primario dovrebbe essere in pareggio e ben avviato verso un valore attorno al 2,5% da raggiungere dalla metà del decennio. Come ha fatto osservare Paolo Gentiloni, a nome della Commissione, questi obiettivi sono già in parte pregiudicati dagli aumenti di spesa permanenti che sono stati decisi quest’anno, per circa l’1% del Pil. E sarà molto difficile per chiunque trovare le risorse necessarie per far fronte alle infinite esigenze che sono emerse durante la pandemia: prima fra tutte, quella di rafforzare il sistema sanitario. Dunque, abbiamo una montagna di soldi europei da spendere per gli investimenti, ma presto si capirà che l’Italia non ha proprio nulla da scialare. Ora nella politica prevale l’entusiasmo per la bonanza europea. Ma quanto durerà? Tutto dipende dalla bacchetta magica di Draghi, se sarà capace di rimettere in moto la crescita dopo un quarto di secolo di stagnazione. Una sfida davvero difficile.

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