Archivi categoria: Uscire dall’euro? Un suicidio

E’ sconcertante la superficialità con cui si discute di un’eventuale uscita dall’Euro. Chi la auspica o crede alle favole oppure non ragiona nell’interesse dei nostri cittadini. Uscire dall’euro significa caos economico e finanziario, fallimenti a catena, sofferenze sociali senza precedenti, austerità estrema, disoccupazione di massa e distruzione del risparmio. Abbiamo pochi mesi per convincere i tanti che credono a cattivi maestri e pifferai magici.

Cosa succede se usciamo dall’euro; Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli nel volume a cura di Carlo Stagnaro, IBL libri, 2018.

Se qualcuno ancora avesse l’idea che il conflitto con la UE può essere risolto con l’uscita dall’euro… guardate qui cosa prevedeva il famoso e famigerato piano B.

Il mio intervento al convegno organizzato da REL,  Fondazione Liberal e Lib Net, Roma, 8 novembre 2018. Cliccare qui:      Euro exit web 20191108

 

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Dialogo fra Salvatore Borghi e Helmut Bossi. Se avesse ragione Borghi, la Lega non avrebbe avuto ragione di esistere.

Se avesse ragione Claudio Borghi, le Lega Nord non avrebbe mai avuto ragione di esistere. Le sue bizzarre teorie “sovraniste” sono infatti la negazione della ragione sociale della Lega, nel senso che negano in radice ogni validità logica a tutto ciò che la Lega, quando era ancora Lega Nord, sosteneva a proposito delle Regioni del Sud, alle quali si dovevano imporre i costi standard (ricordate?) perché i contribuenti della Padania erano stufi di pagare il conto. Continua a leggere

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Il governo deve convincere i mercati che farà “whatever it takes” per rimanere nell’euro, con Lorenzo Codogno, Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2018

A parte il Ministro Tria, sembra che il governo non si preoccupi particolarmente dello spread di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, il quale oscilla ormai da molti giorni attorno a 230-270 punti base. Continua a leggere

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Italexit is not a Solution for Italy’s Problems – con Lorenzo Codogno, The European Financial Review, 15 maggio 2017

Beppe Grillo’s Five Star Movement riding high in the polls in Italy has led to speculation over the prospect of the country leaving the euro. Lorenzo Codogno and Giampaolo Galli argue that an “Italexit” would be a catastrophic scenario, with incommensurable economic, social, and political costs lasting for many years. They note that redenomination, and a likely default on debt obligations, would not be a solution to the problem of a high public debt and would produce significant financial and economic instability. A far better and less costly solution would be to address Italy’s underlying problems, allowing the country to survive and thrive within the euro by enhancing potential growth and economic resilience.

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Bisogna migliorare l’architettura dell’Europa, Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2017, di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli

Uscire dall’euro sarebbe un disastro, ma non difendiamo lo status quo

di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli

Caro Direttore,

Concordiamo con quanto scritto da Franco Debenedetti sul Sole 24Ore del 19 aprile nell’ambito dell’ #eurodibattito: non si può separare, come ha proposto di fare Luigi Zingales, la discussione sui costi/benefici  dell’euro a regime da quella sui costi della transizione, nonché da un discorso più ampio di natura politica e prospettica.
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Referendum sull’euro: M5S più che estremisti, ciarlatani, di Walter Münchau, Sole 24 Ore, 11 aprile 2017

Immaginatevi una lista di buoni propositi per il nuovo anno come questa:

1) non mangiare più cioccolata;
2) divorziare.
La trovereste assurda, giustamente. Se aveste veramente intenzione di divorziare, non lo appuntereste di certo in una lista. E anche se foste così pedanti, non mettereste il divorzio al secondo posto. Continua a leggere

Munchau e Krugman: “L’uscita dall’euro sarebbe un disastro”, Keynesblog  14 aprile 2017

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali francesi, nelle quali potrebbe prevalere la candidata del Fronte Nazionale Marine Le Pen, chi negli anni passati non aveva nascosto le proprie antipatie per la moneta unica europea, magari fino al punto da auspicarne la fine, incomincia a ripensarci. I riposizionamenti sono ormai all’ordine del giorno. Continua a leggere

Per Francia o Italia l’uscita dall’euro sarebbe un trauma, Wolfgang Münchau, Financial Times , 9 april 2017

Imagine a New Year’s resolution list that reads as follows: First, give up chocolate; second, get divorced. You would rightly say this is absurd. If you are serious about divorce, you would not put it on a list. If you were pedantic enough to do this, divorce would not be item number two. But that is precisely how the populists in France and in Italy have cast their policies on the euro. Continua a leggere

Uscire dalla moneta unica vuol dire tagliare i salari – Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2017, di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli

 Al nostro articolo del 1 marzo scorso su questo giornale (“Non è l’euro il problema dell’Italia”) sono state mosse due osservazioni critiche da parte di persone seriamente interessate al tema. Dato che si tratta di due punti cruciali, proviamo a fornire qualche chiarimento. Continua a leggere

Italexit non risolverebbe nessuno dei problemi dell’Italia – di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli, 23 febbraio 2017,

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L’Italia di fronte alla sfida dei cambiamenti globali

La crescita dei movimenti populisti e antieuropei non ha risparmiato l’Italia. Quasi tutti
chiedono l’uscita dall’euro, molti chiedono anche l’uscita dall’UE: la seconda è una strada percorribile anche se estremamente complessa, come il Regno Unito sta scoprendo a sue spese in questi mesi. L’uscita dall’unione monetaria creerebbe invece un problema su una scala completamente diversa, con conseguenze negative che si protrarrebbero per molti anni. Inoltre, non risolverebbe i problemi che si vorrebbero risolvere. Trascurando le motivazioni politiche, alcuni commentatori – come gli autori di un recente documento di Mediobanca Securities – sostengono invece che lasciare l’euro sia fattibile e che l’Italia potrebbe perfino trovarsi ad ottenere un piccolo vantaggio di 8 miliardi di euro.[1] Essi forniscono inoltre argomenti tecnici sugli effetti della ridenominazione del debito, sostenendo che tale ridenominazione, se rimandata al futuro, si rivelerebbe troppo costosa e che, quindi, andrebbe adottata il prima possibile. Su questo punto siamo in netto disaccordo.

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Italexit, che boomerang: il debito al 160% del Pil in una notte – FIRSTonline, 16 febbraio 2017

Il report di Mediobanca su Italexit non convince: ecco i veri conti sull’ipotetica uscita dell’Italia dall’euro – La svalutazione del 30% della lira farebbe lievitare il debito pubblico portandolo dall’attuale 133 al 160% del Pil in poche ore e, come avverte Standard and Poor’s, la ridenominazione dei vecchi titoli pubblici sarebbe considerata dai mercati alla stregua di un default.

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Intervento a “L’Europa che ci vuole”, organizzato dal Forum Esteri PD Roma – 30 gennaio 2017

Il 30 gennaio scorso si è svolta l’iniziativa L’Europa che ci vuole – Parlare dell’UE oltre i luoghi comuni, in cui sono intervenuto per smontare alcuni luoghi comuni, appunto, che ruotano intorno all’Unione e al suo ruolo nella vita del nostro Paese.

Trovate le slides dell’intervento qui.

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Varoufakis sull’Euro. Uscire sarebbe un disastro. Da un’intervista del 3-02-2016 a “Rifondazione Comunista”

Sul sito www.rifondazione.it  si trova un’intervista di Yanis Varoufakis che tocca fra gli altri il tema dell’uscita dall’euro.  L’intervista, del 3 febbraio 2016, definisce l’uscita dall’euro come un disastro non solo per la Grecia, ma per tutta l’Europa e anche per l’intera economia mondiale.  Il punto interessante è che questa valutazione viene da un personaggio che, come noto, non ha nessuna simpatia per l’euro e che nella sua esperienza come ministro delle finanze  è arrivato ad un passo dal dover gestire l’uscita del suo paese dalla moneta unica. Riportiamo di seguito la parte dell’intervista relativa all’euro.

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La crescita economica non si fa con il deficit – FIRSTonline, 20 marzo 2016

Un maggior deficit pubblico spinge l’attività economica nell’immediato, ma al costo di una futura recessione e di un aumento dell’onere del debito che in Italia è già molto alto. La finanza facile fa aumentare il debito/Pil nel lungo periodo ed è insostenibile: i mercati non perdonano – Fare più deficit oggi senza pagare il conto domani è un’illusione – Essenziali gli investimenti ma insieme alle riforme strutturali.

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Quale futuro per l’Eurozona. Le proposte delle Commissione Europea per attuare il rapporto dei Cinque Presidenti

Forse non si poteva fare di più. Forse è meglio un passo piccolo e molto incerto che l’immobilismo. Il fatto è che vi sono validi motivi per dubitare che costituiscano davvero dei passi avanti le proposte che la Commissione Europea ha reso noto il 21 ottobre scorso per dare attuazione al cosiddetto rapporto dei Cinque Presidenti presentato nel luglio scorso con la finalità ambiziosa di completare l’Unione Economica e Monetaria.

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