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Le mie ragioni per dire che il PD deve rimanere all’opposizione: prosegue il dialogo con Leonardo Becchetti

Per chi si sintonizza adesso, io ho sostenuto che il Pd dovrebbe stare all’opposizione (si veda qui) e Leonardo Becchetti mi ha risposto sul suo blog (si veda qui), argomentando che esiste uno scenario in cui il Pd prova a costruire un governo con M5S e ciò non solo evita disastri al Paese, ma può anche produrre delle cose buone. Continua a leggere

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“La fiducia a sostegno della crescita” Giampaolo Galli su Il Sole 24 Ore – 21/03/2015

Negli ultimi anni per descrivere la condizione dell’economia italiana in molti abbiamo fatto ricorso all’immagine del baratro. Espressioni del tipo “siamo sull’orlo del baratro” oppure “ci siamo allontanati dal baratro” sono diventate di uso corrente e ancora oggi condizionano fortemente il nostro modo di pensare. Un’immagine diversa e forse più appropriata è quella del crinale. Il punto chiave nell’immagine del crinale è che piccole differenze nelle condizioni iniziali possono fare una grande differenza negli esiti successivi, come nel caso dello scalatore che può precipitare o arrivare in vetta sano e salvo, a seconda che metta il piede nel punto giusto oppure un millimetro più in là. Continua a leggere

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“Piano con il reddito di cittadinanza e non smontare la Fornero” intervista di Ernesto Auci a Giampaolo Galli su FIRSTonline – 07/03/2015

Giampaolo Galli, deputato PD ed ex direttore generale Confindustria, e’ stanco ma euforico. “Il Governo è appena riuscito a far approvare in Commissione, vincendo le opposizioni provenienti da un po’ tutti i gruppi politici, il decreto che obbliga la trasformazione delle banche popolari in SPA.”E’ una cosa enorme – dice Galli in questa intervista a FIRSTonline – sono più di vent’anni che si tenta di smontare il grumo di potere che si coagula intorno alle popolari e che con il tempo ha finito per essere un freno alla crescita del Paese. Continua a leggere

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“Innovare imparando da Berlino” – Giampaolo Galli su Il Sole 24 Ore – 21/01/2015

Gli italiani nutrono sentimenti quanto mai ambivalenti nei confronti della Germania. Da un lato assai spesso additano questo o quell’aspetto della società tedesca come modello da imitare. Dall’altro, imputano alla Germania varie colpe, più o meno gravi, specie nella gestione delle politiche economiche, in particolare da quando è scoppiata la crisi dei debiti sovrani all’interno dell’Eurozona. Continua a leggere

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“Il paradosso dello sciopero contro le riforme” intervista di Ernesto Auci a Giampaolo Galli su FIRSTonline – 11/12/2014

“Il paradosso di chi sciopera contro la legge di stabilità e il Jobs Act, e in definitiva contro le riforme del governo Renzi, è quello di provocare un’austerità più feroce dell’attuale invocando l’uscita dall’euro o la ristrutturazione del debito pubblico” – No al catastrofismo di Grillo e della Lega. Continua a leggere

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“Patrimoniale, una pericolosa illusione” Giampaolo Galli e Dario Parrini su Europa – 06/11/2014

Potrà sembrare strano ma, stando a quanto ha dichiarato la Cgil in commissione Bilancio della camera per bocca del suo segretario confederale con delega alle politiche macroeconomiche Danilo Barbi, c’è chi ancora pensa che la ricetta utile per rilanciare l’economia italiana sia tassare di più per fare più spesa pubblica. Continua a leggere

“Art.18. Una riforma da fare, ma attenzione a non aumentare gli oneri per le imprese” intervista a Giampaolo Galli – Il Foglio – 27/09/2014

Giampaolo Galli le esigenze delle imprese le conosce benissimo. Prima di essere eletto alla camera per il Pd nel febbraio 2013, e’ stato per molti anni in Confindustria, sia come capo economista, sia come direttore generale. La battaglia per l’abolizione dell’articolo 18 l’ha combattuta dall’inizio. Nel 2001 era al fianco di Antonio D’Amato nello scontro frontale con la Cgil di Sergio Cofferati. Continua a leggere

Giampaolo Galli: intervento in commissione Bilancio sulla Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (esame Testo unificato C. 750 e abb)

Giampaolo GALLI (PD) osserva che il provvedimento in esame si pone in contrasto con le politiche di liberalizzazione perseguite dall’attuale Governo e presenta profili contrastanti con il diritto dell’Unione europea in materia di concorrenza, prevedendo la predisposizione di accordi territoriali che potrebbero configurarsi quali veri e propri «cartelli» tra imprese, passibili di sanzioni da parte dell’Autorità antitrust. Esprime, inoltre, perplessità in merito alla prevista istituzione, in un momento come quello attuale, nel quale si sta procedendo a consistenti interventi di riduzione della spesa pubblica, del Fondo per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese del commercio, che rappresentano un settore con profili di criticità sul piano dell’efficienza economica e della competitività, in ragione dell’incapacità di realizzare economie di scala.

Il sottosegretario Pier Paolo BARETTA, segnalando che il proprio intervento è stato limitato agli aspetti finanziari del provvedimento e non ha riguardato il merito dello stesso, si dichiara disponibile ad un approfondimento degli aspetti sostanziali.

 

Tratto dal bollettino relativo alla seduta della Commissione Bilancio della Camera del 17 settembre 2014.

 

“Un grave errore l’abolizione dell’interesse composto. Troppa demagogia sull’anatocismo. Il Parlamento rischia di fare danni” intervista a Giampaolo Galli su FIRSTonline – 29/07/2014

Secondo il parlamentare del Pd, Giampaolo Galli (ex Bankitalia), il Parlamento correggendo le norme del decreto Guidi sta creando enormi distorsioni sul cosiddetto anatocismo, gli interessi sugli interessi che i creditori debbono alle banche – Cosi non si fa giustizia ma si fanno solo danni – La lezione di Raffaele Mattioli. Continua a leggere

“Dopo 2 giorni alla Camera diventi antipolitico” Giampaolo Galli a l’Abitacolo di Franco Bechis – LiberoQuotidiano 11/04/2014

“Basta passare due giorni in Parlamento e un po’ ti viene voglia di antipolitica. Fa impressione la quantità di ore che passiamo a perdere del tempo con i soldi del contribuente”. Lo dice Giampaolo Galli, ex direttore generale di Confindustria e deputato del Pd, partecipando alla web trasmissione L’Abitacolo.

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“La minoranza si crede maggioranza” – intervista di Goffredo Pistelli a Giampaolo Galli – ItaliaOggi 11/04/2014

«Un grande sperpero di capitale umano». Giampaolo Galli, milanese, classe 1951, bocconiano, specializzato al Mit di Boston, a lungo a capo-economista e poi direttore generale di Confindustria, dopo esperienze al Fmi e in Bankitalia, da un anno e due mesi è deputato democrat.

E definisce così la vita parlamentare, in cui s’è immerso diligentemente.

Domanda. Onorevole, mi par di capire che un’azienda non organizzerebbe le sue assemblee degli azionisti così…

Risposta. Assolutamente no. Per il suo funzionamento, il Parlamento è straordinariamente inefficiente. Si passano i giorni a presentare emendamenti e, grazie al bicameralismo, tutto è dilatato: se va bene un provvedimento va due volte in commissione e due volte in aula. E poi trovi sempre qualcuno, nelle opposizioni, che obietta: «Non ne abbiamo discusso abbastanza». Che ci siano 630 persone che stanno giornate e giornate a votare emendamenti, aspettando che il «comitato dei nove» (organismo che alla Camera fa la prima analisi degli emendamenti, ndr) prenda delle decisioni, mi pare davvero incredibile. Insomma ci sono persone che hanno competenze e capacità e sono state elette per quello: mi pare uno spreco di risorse umane, appunto.

D. Al bicameralismo si metterà fine, come dice il suo segretario di partito nonché premier, Matteo Renzi…

R. Me lo auguro davvero. Ho invece forti perplessità sulle proposte di quanti insistono nel voler fare i senatori comunque elettivi. Se così fosse, rivendicherebbero le loro prerogative e saremmo punto e a capo. No, ho piena fiducia nel progetto del governo. E anche l’argomento dello sbilanciamento dei poteri, davvero non lo capisco, a meno che, nella mente di chi obietta, sia buona cosa avere due diverse maggioranza alla Camera e al Senato, che così si controllano a vicenda, come pericolasi sovversivi, non prendendo decisioni. Ecco, se c’è una cosa pericolosa per la democrazia è proprio questa. Ci andrei molto cauto.

D. Eppure al Senato ben 22 membri del suo partito hanno presentato un progetto alternativo a quello di Renzi.

R. La mia impressione è che nella rapida transizione di questo periodo ci sia una gara a chi fa il leader dell’opposizione interna.

D. Dunque sono critiche speciose…

R. Dico che è facile, leggendo un documento, capire se c’è contributo costruttivo o se si attacca per attaccare. Certo se i contributi sono mille, allora è chiaro che si vuol mettere il governo e le riforme in cattiva luce.

D. Ma poi, il congresso del Pd non è finito l’8 dicembre?

R. Infatti, il momento congressuale c’è stato e tutto il partito ha riconosciuto legittimità alle primarie e al processo di elezione del segretario. Per questo mi ha colpito, giorni fa, sentir dire a Cesare Damiano che non voterà il decreto sul lavoro perché, come parlamentare, non ha vincolo di mandato.

D. Invoca addirittura la Costituzione…

R. La Costituzione lo prevede ovviamente, ma se ognuno di noi facesse valere questo principio in modo rigido saremmo in presenza di una difficile crisi istituzionale. Qui c’è un problema di responsabilità verso il governo e verso le istituzioni. Capirei invocare l’assenza di vincolo di mandato di fronte a scelte davvero gravi del Governo, ma non è certo questo il caso.

D. A volte, i suoi colleghi di partito parlano come esponenti dell’opposizione: penso al discorso di Stefano Fassina il giorno della fiducia all’esecutivo, impressionante…

R. Non vorrei personalizzare, anche perché il mio dissenso da Fassina non mi impedisce di riconoscere che è una persona competente e intellettualmente onesta. Certo a me hanno colpito i toni usati da diversi esponenti del Pd, ad esempio con un ottimo ministro come Giuliano Poletti.

D. Come li giudica?

R. Toni da sindacalisti anni ’70, da sharia ideologica, laddove quelli di Poletti sono moderati, di riflessione puntuale sui fatti, sui dati.

D. E come se la spiega questa regressione?

R. È che alcuni pensano a Renzi come a un intruso: non capiscono che sono loro, adesso, la minoranza. Eppure…

D. Eppure?

R. Eppure accade che alcuni deputati democrat vicini alla Cgil, maggioritari in commissione lavoro come da antica tradizione, si sentano autorizzati a bloccare il governo. Sarebbe sbagliato, sbagliatissimo. E spero che prevalga l’atteggiamento della responsabilità. Ma mi faccia dire una cosa_

D. Prego, onorevole_

R. Io non sono classificabile come renziano o altro. Ho una mia storia e sempre, negli incarichi che ho ricoperto, a cominciare da quello in Bankitalia, ho cercato di guardare all’interesse del Paese.

D. In questo caso, dov’è l’interesse dell’Italia?

R. In questo caso è chiaro: nel processo di riforme intraprese, che sono radicali, da lungo attese dal Paese, necessarie per far ripartire un’economia tramortita da 15 anni di perdita di competitività, di peso abnorme dello Stato, di burocrazia eccessiva, di fisco oppressivo.

D. Senta sul Jobs Act, oggi decreto Poletti?

R. Lo chiamerei decreto Madia-Poletti, perché recepisce molto del lavoro svolto dal ministro Marianna Madia, da responsabile lavoro nella precedente segreteria.

D. Giusto, diamo alla Madia quel che è della Madia, visto che è spesso bistrattata. E le facciamo gli auguri per la nuova nascita. Dicevo, qualcuno pensa che si sarebbe dovuta fare la delega assieme al decreto legge, al fine di realizzare il contratto unico a tutele crescenti.

R. Secondo me, chi lo dice, vuol buttare la palla fuori dal campo. Alza il tiro per non far niente. Nessun imprenditore utilizzerebbe un contratto a tutele crescenti quando può utilizzare un contratto a tempo determinato, a meno che il primo sia sostitutivo del secondo, nonché anche che ci sia una forte stretta su tutte le altre forme di flessibilità in entrata. Il che non è ipotizzabile e troverebbe l’opposizione durissima del mondo delle imprese e anche di buona parte del sindacato. Se poi per contratto unico si intende quello prospettato da Pietro Ichino, allora ricordo che esso comporta l’eliminazione totale dell’articolo 18, il che lo rende molto più controverso del decreto Poletti.

D. E il mondo delle imprese, che lei ben conosce, che ne pensa?

R. C’è un apprezzamento che non ho riscontrato ai tempi del Pacchetto Treu o della legge Biagi. Gli imprenditori dicono che è un provvedimento chiaro, che semplifica loro la vita, che consente di evitare i pasticci delle partite Iva false, dei falsi contratti a progetto. «Per la prima volta un governo che capisce i nostri problemi», dicono. Tenga conto che partite Iva farlocche e contratti a progetto non prevedono tutele per i lavoratori e neanche l’applicazione dei minimi contrattuali.

D. Gli imprenditori son contenti, lei dice, ma Confindustria spesso non è tenerissima con Renzi. A cominciare da Giorgio Squinzi, come l’episodio della cena con Angela Merkel ha mostrato. Che bisogno c’era di precisare che, a tavola, la Cancelliera era fredda col presidente del Consiglio?

R. Più che commentare retroscena personali, farei una considerazione politica: Confindustria non può che stare dalla parte del rinnovamento di chi vuol ridurre il ruolo e il peso dello Stato, tagliare il cuneo fiscale, tutte richieste tradizionali del mondo delle imprese.

D. Non può che stare dalla parte delle riforme, sostiene lei, allora diciamo che Emma Marcegaglia sarebbe stata più renziana di Squinzi. È d’accordo?

R. Mi permetta di non pronunciarmi (ride)

D. Senta però è un fatto che mai come questo periodo Confindustria e Cgil si trovano spesso d’accordo.

R. Guardi che la coincidenza di posizione fra le due organizzazioni s’è avuta nell’ultima fase del governo di Enrico Letta…

D. Accusato di scarso coraggio per la legge stabilità, sia da Squinzi che da Susanna Camusso…

R. Esatto, quando fu detto che i 14 euro in più, in busta paga, erano solo una mancia. Queste posizioni spiegano meglio di ogni retroscena sulle cospirazioni di palazzo il perché sia caduto quel governo. E visto che gli euro in busta oggi sono 80, mi aspetto che, chi ha attaccato Letta ieri, oggi sostenga Renzi, fino a prova del contrario.

D. Di recente mi è capitato di intervistare un paio di imprenditori di livello, Mario Carraro ed Enrico Bracalente, e trovarli entrambi assai critici con Confindustria. Non è che il sindacato degli industriali, così com’è, abbia fatto il suo tempo? Mi pare che ci sia un disamore crescente…

R. Non so se sia crescente: c’è, è vero, un certo numero di imprenditori critici. Però sono aumentate le adesioni delle imprese e vorrei ricordare che quella è un’associazione volontaria: uno può non iscriversi.

D. Ricorre spesso l’accusa di gigantismo…

R. Sì, si parla dei costi elevati soprattutto delle associazioni locali. Ma gli imprenditori di Vibo Valentia, faccio un esempio, possono decidere di tagliare i costi, ridurre la burocrazia e anche di chiudere la loro associazione provinciale. A livello territoriale vi è la massima autonomia.

D. Qualcuno dice che dopo l’uscita di Fiat, Confindustria non abbia più molto senso…

R. L’uscita della Fiat pesa ma, onestamente, non condivido questa opinione, che so aver credito. Penso che Confindustria sia anche le altre aziende, sia fatta di imprenditori che cambiano continuamente, che vogliono risolvere i problemi dell’oggi. Gente che lavora, che compete, che non ha esitazioni, se necessario, a cambiare le strutture dell’associazione.

D. Una domanda personale: il precedente, col mondo confindustriale, è quello di Massimo Calearo, chiamato da Walter Veltroni, e non andò benissimo. Sente il peso di questo confronto?

R. Ognuno ha la sua storia, io credo di averne una diversa.

D. Certo, lui era un imprenditore, lei un dirigente di Confindustria, ma ritiene davvero che il Pd possa essere l’approdo giusto anche per chi intraprende?

R. Il Pd è un partito di governo. Le componenti che lo hanno formato hanno avuto per molti anni responsabilità di governo. Credo che nel Pd sia più forte che in altre forze, il senso di responsabilità verso la nazione, del fare oggi le cose che servono. Se uno parte dalla realtà e non dell’ideologia, non può che riconoscerlo.

Leggi da ItaliaOggi.it

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“Un passo avanti sul lavoro” Giampaolo Galli su Il Sole 24 ore – 08/04/2014

Nella discussione di questi giorni sul decreto Poletti si ha a volte la sensazione che alcuni degli oppositori non abbiano pienamente compreso come è cambiato il mercato del lavoro. Naturalmente tutti sanno che la fabbrica tayloristica non esiste più. Ma non tutti sembrano avere compreso che, nell’era di Internet, la realtà è segnata da una estrema frammentazione delle catene del valore e da rapporti di fiducia fra un professionista o un imprenditore individuale e pochi collaboratori. Continua a leggere

Giampaolo Galli ospite a tg La7 Night Desk – 14/11/2013

Giampaolo Galli ed Elisabetta Gardini ospiti  di Edgardo Gullotta a Night Desk, il programma di informazione serale di La7 con analisi e approfondimenti, rubriche e rassegna stampa per un dibattito sull’attualità politica e sociale.

Molti i temi affrontati e fra questi: le stime trimestrali sul PIL, i conti dell’Inps e le pensioni,  la situazione dell’area Euro e le critiche alla moneta unica, l’instabilità della situazione politica nazionale e dei mercati finanziari internazionali.

Per rivedere la puntata clicca qui

“Caro della Loggia, non c’è alternativa al governo Letta” Giampaolo Galli su Europa – 22/10/2013

Che le larghe intese non suscitino entusiasmi è del tutto comprensibile. In fondo nessun elettore ha votato per le larghe intese, fatta eccezione forse per qualcuno di Scelta Civica. Ed è comprensibile che un militante sostenga che se avesse vinto il suo partito le cose sarebbero andate molto meglio. Continua a leggere

Giampaolo Galli ospite a tg La7 Night Desk – 13/09/2013

Giampaolo Galli e Oscar Giannino ospiti a Night Desk, il programma di informazione serale di La7 condotto da Flavia Fratello.

I temi affrontati: il sequestro del patrimonio del gruppo Riva e la continuità aziendale dell’Ilva, la ripresa economica e la stabilità del governo Letta, il futuro di Silvio Berlusconi e il voto sulla sua decadenza, la situazione in Siria e l’intervento degli Stati Uniti.

Per rivedere la puntata clicca qui

Galli: Le condizioni per la ripresa – L’Unità 25/05/2013

Il conflitto fra esigenze sociali crescenti e disponibilità di risorse pubbliche è una costante in tutti i paesi. In Italia si manifesta  con grande intensità da due decenni per via dell’alto debito pubblico ed è stato spesso all’origine di tensioni sociali e crisi di governo. Ma forse mai questo conflitto si è manifestato con tanta intensità come oggi per via della gravità della crisi e per un risultato elettorale che ha premiato i partiti che promettevano drastici tagli di tasse.

Qualcuno dice che ancora una volta stiamo andando a sbattere contro un muro ben segnalato. Stando alle dichiarazioni programmatiche, nelle prossime settimane occorrerebbe trovare le risorse quantomeno per superare l’IMU, per evitare l’aumento dell’IVA, per favorire la creazione di posti di lavoro per i giovani, per rilanciare le infrastrutture, per sostenere il credito alle PMI, per prorogare le agevolazioni per l’efficienza energetica e per le ristrutturazioni edilizie.  Si tratta di non meno di dieci miliardi in sei mesi, ossia venti miliardi in un anno. Una cifra davvero enorme, da far tremare le vene. A maggior ragione se tiene conto di come è stato reperito il miliardo di euro, solo un miliardo, per rifinanziare la cassa integrazione in deroga. Si è attinto a risorse utili per il lavoro e per il futuro, come la formazione permanente e i contratti di produttività, segno non di cattiva volontà ma del fatto che non era affatto facile fare di meglio.

La cifra del governo Letta, la sua stessa ragion sociale dipenderà da come eviterà di andare a sbattere contro il muro. Forse riuscirà tener fede all’impegno assunto nel discorso della fiducia: “la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo”. Se ciò avverrà il governo avrà una mission che potrà piacere o no, ma sarà delineata con estrema chiarezza e corrisponderà alle aspettative di gran parte dell’elettorato. Una mission molto ambiziosa che forse solo un governo straordinario con una ampia maggioranza può darsi.

Anche la ragione sociale del Partito Democratico dipenderà da come si atteggerà di fronte a questa sfida del Paese, molto più che dal dibattito interno. Potrà accettare la sfida oppure atteggiarsi a difensore della spesa pubblica. Nel secondo caso, al PDL e, in parte, al M5S si schiuderanno vaste praterie per mietere consensi fra gli scontenti delle tasse. E gli esiti delle prossime elezioni, a cominciare dalle europee, saranno scontati.

Sotto il profilo politico, il punto chiave è che non vi alcun serio motivo per credere che il centro destra sia meno interessato del centro sinistra a difendere la spesa pubblica buona. Al di là delle chiacchiere da talk show, il centrodestra, se non altro per motivi di consenso, non è meno attento al welfare di quanto lo sia il centro sinistra. E il centrodestra sa bene, quanto lo sa il centro sinistra, che gli enti locali e le regioni sono in estremo affanno. Lo dimostra l’ostracismo in cui è caduto Giulio Tremonti all’interno del centro destra, in gran parte per via dei tagli che ha imposto ai suoi colleghi di governo.

Dunque, accettiamo la sfida. Cerchiamo di imporre al PDL di smettere di fare propaganda. Richiamiamolo ad un minimo di coerenza logica. Se tuona che bisogna ridurre questa o quella tassa, contribuisca con tutti noi a trovare le coperture. Si assuma con noi la responsabilità delle decisioni difficili. Forse si giungerà alla conclusione che, dopo i tagli degli anni scorsi, rimane ancora ben poco da tagliare. Questa è l’opinione di molte rispettabilissime persone, sia nel PD che nel PDL. Ma conta poco. Ciò che conta è che, se questa è la conclusione cui si deve arrivare, ad essa ci arrivino insieme tutti i partiti della maggioranza e, se possibile, l’opinione pubblica.  Altrimenti è a rischio il PD e, ancor più, é a rischio il governo.

Sappiamo che Berlusconi ha una straordinaria capacità di fare propaganda anche quando è al governo. Quante volte ha promesso di eliminare l’Irap o di dare la famosa frustata al cavallo dell’economia, salvo poi non farne nulla e addossare la colpa agli alleati o al Ministro dell’Economia. Riuscirà il PD ad ribaltare il tavolo e ad evitare di essere, per l’ennesima volta, la vittima  della campagna elettorale permanente di Berlusconi? Riusciremo ad evitare di essere quelli che impediscono al PDL di tagliare le tasse?

 

 L’Unità 25 maggio 2013