Perché il PD deve stare all’opposizione

 

In un tweet del 28 marzo, commentavo un bell’articolo di Claudio Cerasa  (eccolo) che spiegava tutti i motivi per i quali il M5S e la Lega faranno disastri e aggiungevo: “Non vedo perché il PD dovrebbe essere corresponsabile, #senzadime”. 

Mi ha risposto il Prof. Leonardo Becchetti, un economista, persona seria, di cui ho stima, che controargomentava: “Perché dovrebbe essere un bene x paese 5 anni di tutto questo? PD è partito dei pompieri che aspetta incendio o crollo x intervenire poi come salvatore? Capisco orgoglio ma non è bella prospettiva xchè nell’edificio ci siamo noi. Ed è scelta che sposta asse programmi e potere paese”

L’argomento è serio. Perché mai dovremmo lasciare che M5S e Lega facciano crollare il Paese? Non sarebbe più responsabile intervenire prima? E in un successivo messaggio, Becchetti chiarisce il suo pensiero con un hashtag molto chiaro da contrapporre al mio #senzadime: #sottolemaceriecirestiamonoi.

Il punto sembra essere questo. Può darsi – ma non è detto – che l’alleanza con il M5S sia per il PD una strada pericolosa, ma quello che conta è salvare l’Italia, non il PD. Questo è un argomento che avanzano in molti, quindi merita una risposta.  La mia risposta breve su twitter è stata questa:

“Caro @Leonardobecchet, un atteggiamento paternalistico (il Pd li aiuti a non fare sciocchezze) non avrebbe successo e verrebbe punito dagli elettori. Gli italiani hanno votato ed è bene che tocchino con mano le conseguenze”.

In sostanza, il PD non riesce a salvare il Paese. Il popolo ha dato la maggioranza assoluta ai due partiti populisti e, al di là del formale rispetto che si deve al voto popolare, il PD non avrebbe la forza numerica per esercitare un’azione paternalistica e impedire a quella maggioranza di fare guai. Se, ad esempio, il PD si opponesse all’abolizione della legge Fornero, Lega e M5S avrebbero la maggioranza necessaria per fare ciò che ritengono.

Soprattutto, è bene che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Ammettiamo che, per un motivo o per l’altro (ad esempio, per non rompere con Berlusconi), Salvini decida di sbattere la porta in faccia a Di Maio e di mettersi davvero all’opposizione. A questo punto, il PD dovrebbe decidere se appoggiare un governo a guida M5S  e sarebbe costretto a mettere i propri paletti che sono dei no a quasi tutte le promesse elettorali del M5S: no alla cancellazione della riforma Fornero, no a spendere più soldi di quelli già previsti dal Rei per il contrasto alla povertà, no ai dazi sull’olio tunisino (poco importa che questa sia una competenza UE e non nazionale), no a togliere le sanzioni a Putin, no a cancellare le missioni all’estero, no a uscire dal sentiero stretto per i conti pubblici, non al referendum sull’euro, no a mettere la mani sulla Banca d’Italia ecc.

In questo scenario, nel giro di 6 mesi, si andrebbe a nuove elezioni e il M5S avrebbe gioco facile a attribuire al Pd, identificato con l’odiato establishment, il mancato rispetto delle promesse elettorali.

Ciò non succederebbe nel caso in cui i populisti si assumessero in toto la responsabilità del governo, come è accaduto in Grecia attraverso un’alleanza fra destra e sinistra (Anel e Syriza) che è abbastanza innaturale, ma senz’altro meno innaturale di quella fra Lega e M5S.

In questo secondo scenario, sarebbero loro, i populisti, a dover dire agli elettori che le promesse elettorali erano farlocche. Sarebbero loro a dover dire che non ci sono le condizioni per fare il reddito di cittadinanza o per abolire la legge Fornero. Sarebbero loro a dover gestire un eventuale reazione negativa dei mercati finanziari con conseguente aumento del costo del debito.  Sarebbero loro a dover dire che il referendum sull’euro non si può fare. Sarebbero loro a dover spiegare che lo Stato non ha i soldi per comprarsi le quote della Banca d’Italia e che comunque l’operazione sarebbe uno spreco perché la Banca d’Italia è già pubblica. Sarebbero loro a dover decidere di dare i soldi alle odiate banche nel caso di una crisi  ecc.

Questo è esattamente quello che è successo in Grecia. Dopo il referendum anti austerity del luglio 2015, i populisti hanno dovuto spiegare ai greci che il sentiero era stretto e non c’erano altre scelte possibili. E questo ha salvato la Grecia da guai peggiori.

La vittoria dei populisti riflette il fatto che l’Italia è ormai profondamente intrisa dalle tossine della demagogia. Per calcolo o per convinzione, da anni tutti i talk show che ci vengono propinati ogni sera e molti dei principali giornali ci raccontano che ci sono 11 milioni (sic!) di persone che ogni anno rinuncerebbero alle cure per motivi economici; che se sei giovane sei disoccupato, se trovi un lavoro sei precario o sfruttato, se sei un padre di famiglia sei un esodato; se hai una piccola azienda sei sempre sull’orlo del suicidio perché lo Stato ti tortura, se hai un grande azienda te ne freghi perché delocalizzi e porti i soldi nei paradisi fiscali; se sei un parlamentare navighi nei privilegi della casta.  E tutto questo sarebbe colpa di Monti, Fornero, Renzi, PD, Unione Europea, tutti accumunati dal disprezzo per il popolo e dalla criminale ideologia dell’austerity, messa in giro -chissà perché – dalle lobby, dalla  grande finanza e dalla Germania.

Queste sono le tossine che infestano l’Italia, questo è l’oceano di fango in cui siamo immersi. L’unico modo per liberarsene è lasciare che chi ha alimentato questo mare di sciocchezze sia messo alla prova del governo e si scotti con le proprie mani. Il PD faccia un’opposizione intelligente, che è cosa ben diversa dall’Aventino, e questo è il modo migliore per preparare un’alternativa  cui gli elettori possano rivolgersi al prossimo giro.

Giampaolo Galli

 

 

 

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