IL PNRR E LE RIFORME

di Giampaolo Galli, Inpiù, 4 maggio 2023.
Molte riforme risultano “conseguite”, ma lo solo solo sulla carta.

Da qualche tempo in Italia il dibattito sul Pnrr e l’azione di governo si sono concentrati sul tema degli investimenti, anche se nelle intenzioni iniziali il cuore del Pnrr avrebbero dovuto essere riforme in grado di aumentare il potenziale di crescita dell’economia, oltre che di realizzare, assieme agli investimenti, le due grandi transizioni (ecologica e digitale) previste per tutti i Paesi europei. Forse la ragione sta nel fatto che gli investimenti sono più facili da misurare (con la metrica dei miliardi investiti), mentre le riforme sono tante, complesse e non suscettibili di misurazione con un un’unica metrica. Al fine di contribuire a valutare lo stato di avanzamento delle riforme, l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica ha prodotto un elenco dei ben 156 fra obiettivi e traguardi relativi alle riforme del Pnrr, assegnando a ciascuno di essi il relativo stato di attuazione, come risulta dai dati pubblicati sul sito “Italia Domani” della Presidenza del Consiglio, secondo cui sarebbe entrata in vigore, già nel secondo trimestre del 2022, tutta la legislazione attuativa per la riforma del pubblico impiego. In base agli impegni iniziali, tale legislazione avrebbe dovuto comprendere tra le altre “la riforma del sistema di valutazione delle prestazioni e il rafforzamento del legame tra avanzamento di carriera e valutazione delle prestazioni” e “la revisione del quadro normativo sulla mobilità verticale, riformando i percorsi di carriera per creare e accedere a posizioni dirigenziali”. Potenzialmente questa è una riforma che introduce la meritocrazia nel pubblico impiego, il che potrebbe aiutare molto a superare l’endemica inefficienza delle nostre amministrazioni.

Sulla carta risulta conseguita, sempre nel secondo trimestre del 2022, anche la riforma del comparto istruzione, che comporta fra le altre la riforma della carriera degli insegnanti con l’obiettivo di “una progressione di carriera chiaramente collegata alla valutazione delle prestazioni e allo sviluppo professionale continuo”. Anche qui si parla di valutazione e di merito, ingredienti fondamentali che mancano nella nostra scuola. Può darsi che ci voglia del tempo perché le riforme diano frutto, ma almeno il germoglio dovrebbe essere già oggi visibile e invece non lo è, così come non è visibile quel confronto/scontro con i sindacati di settore che da sempre ostacolano l’introduzione della valutazione del merito nelle nostre amministrazioni e nella scuola. Sulla base di questi esempi e alcuni altri (riforma dell’amministrazione tributaria, giustizia, sistema idrico), si trae la seguente valutazione: la maggior parte delle riforme sono ancora sulla carta, nel senso che mancano ancora gli atti amministrativi necessari a rendere effettivi i cambiamenti. Soprattutto, molte riforme del Pnrr sono suscettibili di diverse interpretazioni a seconda della volontà politica dei governi. Le riforme citate hanno enormi potenzialità per il cambiamento strutturale del Paese. Ma per come sono scritte, si prestano a interpretazioni minimali o comunque non tali da produrre i cambiamenti che sono auspicati nelle premesse del Pnrr.  Il governo Draghi ha dato a queste riforme interpretazioni non molto ambiziose, per comprensibili motivi legati alla eterogeneità della sua base parlamentare. Da un governo che si dichiara coeso, ci si potrebbe forse aspettare di più. 

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