Archivi categoria: Il gran guaio del debito pubblico

Il tramonto della “manovra del cambiamento”, l’audizione di Tria tra espansione e recessione, di Giampaolo Galli; Inpiù, 5 dicembre 2018

L’iter di una legge di bilancio è sempre travagliato. Questa volta è peggio del solito, dato che, se si giungerà ad un accordo con la Commissione, un maxiemendamento cambierà i saldi e non si sa che fine faranno gli emendamenti approvati in Commissione. Continua a leggere

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Il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro: teorie sovraniste e realtà, di Giampaolo Galli. Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani- Università Cattolica

Secondo alcune versioni delle teorie sovraniste, il cosiddetto divorzio fra la Banca d’Italia e il Tesoro nel 1981 sarebbe all’origine dei guai dell’Italia perché avrebbe comportato forti aumenti dei tassi d’interesse e la grande crescita del debito pubblico negli anni ottanta. In realtà, il divorzio fu, dal punto di vista formale, una piccola riforma, largamente incompiuta; in particolare non tolse ai governi il potere di decidere sui tassi d’interesse e vari canali di finanziamento monetario del deficit rimasero aperti. Tale potere non fu però utilizzato perché nella politica e nella società italiana stava maturando un cambiamento profondo: l’Italia non voleva più essere il paese dell’inflazione e delle continue svalutazioni del cambio, perché ciò era considerato nocivo per la crescita economica e per la coesione sociale. Quel cambiamento si era già tradotto nell’adesione, nel 1979, al Sistema Monetario Europeo e poco dopo sarebbe sfociato nel lodo Scotti e nel cosiddetto decreto di San Valentino con cui governo e parti sociali (o alcune di esse) si impegnarono a ridurre rapidamente l’inflazione. All’inizio degli anni ottanta, i tassi di interesse nominali e reali aumentarono in tutto il mondo. Se l’Italia si fosse chiamata fuori dal cambiamento, l’inflazione, alimentata dal secondo shock petrolifero, sarebbe ulteriormente aumentata. Il problema che non si riuscì a risolvere allora e che è ancora irrisolto oggi è quello del debito pubblico. Quando la società e la politica scelgono di combattere l’inflazione, lo Stato perde il gettito della tassa da inflazione e deve ricorrere ad altre forme di imposizione o a riduzioni della spesa per mantenere in equilibrio i conti pubblici. Ciò fu fatto con successo in tutti i paesi avanzati, ad eccezione dell’Italia. Chi critica il divorzio rimpiange i tempi in cui lo stato si finanziava con la tassa da inflazione che alla fine degli anni settanta raggiunse il 12 per cento del Pil, il doppio dell’attuale gettito dell’Iva; era una tassa opaca ed iniqua, perché non tutti avevano le cognizioni necessarie per comprenderne gli effetti o per evitarla investendo in attività alternative o all’estero. L’anomalia dell’Italia non è il divorzio, ma una politica di bilancio che ancora oggi non è riuscita a fare i conti con la realtà. A chi dice, in ogni caso esagerando, che il divorzio fu un colpo di mano in spregio delle istituzioni democratiche è facile rispondere che nessun parlamento aveva mai autorizzato quell’enorme scippo di risorse ai danni dei risparmiatori che lo Stato attuò negli anni settanta con la tassa da inflazione.   Continua a leggere

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Non toccate il risparmio degli italiani, Inpiù, 29-10-2018

C’era da aspettarselo. Dopo tante chiacchiere sul fatto che il debito pubblico dell’Italia è solido perché c’è tanto risparmio privato accumulato e dopo la martellante richiesta di uno scudo di ultima istanza da parte della Bce, un economista della Bundesbank, Karsten Wendorff, ha fatto due più due e ha proposto che lo scudo anti-spread se lo facciano gli italiani con un prestito forzoso commisurato al loro patrimonio. Continua a leggere

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La Russia non ci aiuterà a finanziare il debito pubblico, Formiche 28 ottobre 2018

È difficile che i russi possano mettere risorse significative in un Paese, l’Italia, che non è considerato totalmente sicuro dal punto di vista dei mercati. Per quanto possa avere interesse a indebolire l’Ue, è difficile che voglia fare un’azione che l’Europa considererebbe ostile

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COMMENTO ALLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF 2018; Osservatorio CPI: una manovra che aumenta i rischi per l’Italia

🔹 Nella Nota di Aggiornamento al DEF si prevede che il tasso di crescita del Pil aumenti dall’1,2 per cento stimato per il 2018 all’1,5 nel 2019. Ciò avverrebbe in virtù di una politica di sostegno della domanda che si traduce in un aumento del deficit dall’1,8 per cento del Pil stimato per il 2018 al 2,4 nel 2019. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere (anche se non impossibile), alla luce del rallentamento in atto nell’economia internazionale, che è anche più marcato nell’economia italiana. Occorre tenere conto che sul comportamento delle imprese e dei consumatori italiani pesano in negativo quegli stessi fattori di incertezza che hanno portato all’aumento dello spread che si è registrato sino ad oggi. La stima per il Pil appare dunque scontare la rapida eliminazione di quei fattori di incertezza e un calo dello spread (vedi sotto). Continua a leggere

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I troppi “se” che pesano sulla sostenibilità del debito, Il Sole 24Ore, 03-10-2018, con Lorenzo Codogno

L’intervista al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria pubblicata sabato da questo giornale è servita a chiarire alcuni aspetti cruciali della logica sottostante la manovra proposta dal governo. La domanda che ci si pone è se sia stata sufficiente a dissipare i dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, quei dubbi che fanno sì che lo spread sia tanto elevato. Continua a leggere

Galli all’ “Avvenire”: Tagliare la spesa richiede un’assunzione di responsabilità politica”. Intervista di Pietro Saccò. 20/09/2018

Da martedì scorso Giampaolo Galli è il vice-direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani guidato da Carlo Cottarelli. In questo ruolo nuovo, l’esperto economista milanese che è stato per anni nell’ufficio studi della Banca d’Italia prima di diventare capo economista e poi direttore generale di Confindustria vuole «rafforzare la capacità dell’Osservatorio di fornire analisi serie, obiettive e rigorosamente super partes».

Per mesi l’Osservatorio ha fatto presente che le promesse elettorali avevano costi incompatibili con l’equilibrio di bilancio. La tensione interna al governo di questi giorni è figlia di quel problema. Pensa che riusciranno a uscirne? Continua a leggere

Una manovra per la sostenibilità del debito, Il Sole 24Ore, 11 settembre 2018, con Lorenzo Codogno

Finalmente, dopo mesi di dichiarazioni contrastanti e in qualche caso allarmanti, sembra che il governo si stia orientando a presentare una manovra rispettosa delle regole europee. Le dichiarazioni in questo senso dei leader di maggioranza hanno già avuto l’effetto di calmierare un po’ lo spread fra i Btp e i titoli di tutti gli altri paesi dell’Eurozona. Ma cosa rischia l’Italia nel caso in cui si scelga un obiettivo non coerente con la cornice fiscale europea? E quale può essere un numero ragionevole che metta l’Italia al riparo da questi rischi? Continua a leggere