Quanto sono “verdi” le misure anti-Covid adottate in Italia, di Giampaolo Galli e Giorgio Musso, 15 settembre 2020, Ocpi

Il Green Stimulus Index è un indicatore sintetico che valuta l’impatto ambientale dei programmi di rilancio adottati da diversi governi in risposta all’epidemia di Coronavirus. La performance italiana è valutata negativamente dall’indicatore, nel senso che nel complesso le misure emanate tendono ad avere un effetto negativo sull’ambiente e tendono ad essere più dannose, o meno favorevoli, di quelle degli altri i principali paesi europei. Tuttavia, alcuni paesi avanzati e tutti i paesi emergenti fanno peggio dell’Italia.

Uno studio pubblicato da un importante centro di ricerca britannico, Vivid Economics, valuta che i provvedimenti assunti dall’Italia in risposta alla crisi generata dall’epidemia abbiano avuto nel complesso un impatto negativo sull’ambiente.[1] Nella graduatoria dei 17 paesi considerati dal Green Stimulus Index (GSI) di Vivid Economics il nostro paese si colloca al settimo posto (si veda il Grafico 1). Meglio dell’Italia fanno i principali paesi europei (Francia, UK, Germania e Spagna), la Corea del Sud e il Giappone; si collocano invece peggio dell’Italia tutti i paesi emergenti considerati ed alcuni avanzati (USA, Australia e Canada).

Il GSI è un indicatore sintetico che valuta l’orientamento verde dei programmi di rilancio adottati da diversi governi, considerando:

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  1. l’ammontare delle risorse stanziate per i settori ad elevato impatto ambientale (agricoltura, industria, energia, rifiuti e trasporti). I settori sono classificati come ad alto impatto ambientale in base ad una definizione ampia che include il cambiamento climatico, la biodiversità e l’inquinamento locale;
  2. l’impatto ecologico degli interventi varati a favore di tali settori. È importante notare che tale impatto è fortemente influenzato dal grado di sostenibilità di questi settori antecedente alla diffusione del virus: un identico sussidio erogato a un dato settore in diversi paesi ha un impatto ambientale più negativo nel paese in cui quel settore ha una situazione iniziale peggiore. [2]

Il punteggio conseguito dall’Italia è riportato nel Grafico 1, il quale mostra i valori assunti dall’indice in 17 economie che hanno emanato piani di stimolo per complessivi 11,6 trilioni di dollari, il 30% dei quali sono affluiti a settori ad elevato impatto ambientale.[3]

L’Italia registra una performance sostanzialmente negativa nell’indice GSI, ottenendo un punteggio di poco superiore a -20 in una scala che va da -100 come punteggio minimo a +100 come punteggio massimo. Però, come si è detto, la performance italiana è migliore di quella osservata nella maggior parte dei paesi per cui l’indice viene misurato, pur se risulta peggiore rispetto a quella rilevata da poche altre economie.

Perché l’Italia registra un GSI negativo?

Le ragioni che giustificano il punteggio negativo conseguito dall’Italia sono essenzialmente due. Da un lato, secondo il rapporto di Vivid Economics, prima dello scoppio della pandemia il grado di sostenibilità dei settori ad elevato impatto ambientale era in Italia non particolarmente elevato; dall’altro, i decreti emanati dal governo nell’arco degli ultimi mesi hanno introdotto solo limitate misure a sostegno della causa ambientale.[4]

L’unico intervento adottato che ha comportato un incremento dell’indice GSI è stato il Superbonus 110% contenuto nel Decreto Rilancio, il cui effetto positivo per l’ambiente è dato dall’incentivo che offre alla realizzazione di opere di efficientamento energetico, di installazione di impianti fotovoltaici e di costruzione delle infrastrutture necessarie per la ricarica di veicoli elettrici.

Diversi provvedimenti varati dal governo italiano hanno invece influito negativamente sulla performance ambientale del paese. Tra questi, particolarmente rilevanti sono stati i finanziamenti erogati a favore di diverse imprese attive nel settore dei trasporti, come i 3,3 miliardi messi a bilancio per la compagnia di bandiera Alitalia o la garanzia Sace sul prestito da 6,3 miliardi concesso da Intesa Sanpaolo a FCA. A questi interventi è in larga parte attribuibile la responsabilità del punteggio negativo registrato dall’Italia nell’indice GSI, in quanto nessuna delle sovvenzioni appena richiamate ha previsto in capo ai riceventi il rispetto di una qualche forma di condizionalità verde. Su questo fronte, un paese che ha agito diversamente è stato la Francia, il paese che ha ottenuto il punteggio più elevato tra quelli per cui l’indice è stato calcolato. A fronte dei 7,7 miliardi elargiti ad Air France infatti, il governo francese ha imposto alla compagnia area il soddisfacimento di stringenti vincoli ambientali, che vanno da una riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 ad un impiego crescente di carburante derivante da fonti rinnovabili. Analoghe condizionalità sono state chieste dal governo francese anche nei confronti della casa automobilistica Renault, la quale ha beneficiato di aiuti statali per una cifra prossima ai 5,5 miliardi.[5]

Il confronto internazionale

In confronto alle economie emergenti, la miglior performance italiana è in larga parte determinata dal maggior grado di sostenibilità dei suoi settori ad elevato impatto ambientale. Nei paesi in via di sviluppo infatti, questi settori rappresentano ancor oggi il principale motore trainante della crescita economica, sicché le risorse stanziate per fronteggiare la crisi causata dall’emergenza sanitaria sono state indirizzate verso questi comparti produttivi con un effetto negativo per l’ambiente. È il caso, ad esempio, dei sussidi erogati in Russia a favore del settore petrolchimico, o delle politiche di deforestazione portate avanti dal governo brasiliano.

Rispetto ad economie avanzate come Stati Uniti, Canada ed Australia, il punteggio più elevato ottenuto dall’Italia è invece riconducibile ad una diversa ragione: i governi di questi paesi hanno infatti adottato nei loro programmi di ripresa provvedimenti apertamente in contrasto con la transizione ecologica, sostenendo che quest’ultimi fossero indispensabili per incentivare un tempestivo rilancio delle loro economie. Negli Stati Uniti, in particolare, il presidente Trump ha emanato un ordine esecutivo con cui impone alle agenzie governative un’applicazione limitata e discrezionale della normativa ambientale NEPA (National Environmental Policy Act).[6] Analogamente, l’EPA, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, ha annunciato che l’attività di vigilanza e i poteri sanzionatori verranno esercitati con moderazione per tutta la durata della pandemia.[7] Diverso invece è il caso canadese, il cui punteggio negativo non è determinato dall’adozione di misure di deregolamentazione ambientale come per gli Stati Uniti, ma dagli sgravi fiscali e dai sussidi erogati rispettivamente a favore del settore petrolifero ed agricolo.

Il differenziale negativo che separa invece l’Italia dai paesi migliori nell’indice GSI è in buona parte dipeso dal maggior impegno mostrato verso gli obiettivi ambientali nei piani di stimolo varati da queste economie. Oltre al già citato esempio francese, interessante è il caso tedesco: in Germania, infatti, il governo ha di recente annunciato un programma di rilancio da 45 miliardi volto a incentivare la transizione ecologica dei suoi settori a più elevato impatto ambientale, con misure verdi destinate a rilevanti riconversioni soprattutto nel comparto energetico e dei trasporti. In particolare, sono previste dal programma misure per le energie rinnovabili, finanziamenti per le tecnologie ad idrogeno e risorse per la modernizzazione delle ferrovie. Questo insieme di provvedimenti rappresenta ad oggi l’esempio più importante di politiche di rilancio orientate alla tutela dell’ambiente e, secondo il rapporto, controbilancia altre misure negative prese dal governo tedesco, in particolare i fondi, per un totale di oltre 11 miliardi di dollari, spesi per il salvataggio di tre compagnie aree (TUI Fly, Lufthansa e Condor).


[1] Lo studio è disponibile sul sito internet di Vivideconomics, reperibile al link: https://www.vivideconomics.com/

[2] Gli indicatori utilizzati da Vivid Economics per valutare la performance ambientale pre-Covid sono basati sulle seguenti fonti: Climate Action Tracker (https://climateactiontracker.org/countries/), Environmental Performance Index (https://epi.yale.edu/), Germanwatch Climate Change Performance Index (https://germanwatch.org/en/CCPI) e i progress reports verso i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite (https://s3.amazonaws.com/sustainabledevelopment.report/2019/2019_sustainable_development_report.pdf).

[3] Tutte le cifre riportate nell’articolo sono espresse in dollari statunitensi. Le cifre si riferiscono a dati resi disponibili entro il mese di luglio e tengono conto delle garanzie statali concesse su prestiti privati.

[4] I decreti a cui si fa riferimento sono nel dettaglio il “Decreto Cura Italia”, il “Decreto Liquidità” e il “Decreto Rilancio”.

[5] Sull’effettivo rispetto di tali condizioni esistono comunque perplessità, dato che ancor oggi non sono state concretamente stabilite le modalità di soddisfacimento delle stesse.

[6] L’ordine esecutivo è disponibile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/eo-accelerating-nations-economic-recovery-covid-19-emergency-expediting-infrastructure-investments-activities/

[7] Il comunicato è disponibile al link: https://www.epa.gov/sites/production/files/2020-03/documents/oecamemooncovid19implications.pdf

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