Patrimonio Destinato, purché non diventi una nuova IRI o una nuova GEPI.

di Giampaolo Galli, Inpiù, 6 luglio 2021.

La tentazione di fare una nuova IRI o forse addirittura una nuova Gepi è invece chiaramente presente nelle norme in vigore, approvate dal precedente governo. Lo Stato può designare gli amministratori delle imprese. Patrimonio Destinato dura per ben 12 anni e la durata può essere estesa da Mef e Cdp, previo parere (non vincolante) delle commissioni parlamentari competenti. L’intento programmatorio diventa evidente quando si elencano i settori che meritano la qualifica di “strategici” o comunque di interesse nazionale: quasi tutti.

Dopo l’approvazione da parte dell’assemblea di Cdp, è operativo Patrimonio Destinato, lo strumento del ministero dell’Economia, gestito da Cdp, per sostenere le imprese con più di 50 milioni di fatturato. Lo strumento può essere utile se serve ad aiutare le imprese sane ad uscire dalla crisi con operazioni che non interferiscano nella gestione e siano chiaramente delimitate nel tempo. La tentazione di fare una nuova IRI o forse addirittura una nuova Gepi è invece chiaramente presente nelle norme in vigore, approvate dal precedente governo. Lo Stato può designare gli amministratori delle imprese. Patrimonio Destinato dura per ben 12 anni e la durata può essere estesa da Mef e Cdp, previo parere (non vincolante) delle commissioni parlamentari competenti. L’intento programmatorio diventa evidente quando si elencano i settori che meritano la qualifica di “strategici” o comunque di interesse nazionale: quasi tutti. Dati i vincoli europei sugli aiuti di Stato, la legge distingue fra interventi effettuati in base al “Temporary Framework” della Commissione e interventi di mercato. Per i primi, i soggetti ammissibili sono quelli che non si trovavano in condizioni di difficoltà al 31 dicembre 2019, ma ora rischiano di perdere la continuità aziendale. Sono ammissibili le imprese che: operano in uno dei settori strategici (segue lungo elenco, da ferrovie a interporti fino a ciclovie); oppure sono di rilevante interesse nazionale o ad alto contenuto tecnologico in determinati settori (segue lunghissimo elenco da difesa fino a turismo e agroalimentare); oppure hanno un fatturato superiore ai € 300 milioni.

Non è chiaro chi venga escluso. Lo stesso si può dire per le operazioni che verrebbero fatte a condizioni di mercato. Queste sono effettuate secondo le priorità definite dal governo, tenendo in considerazione l’incidenza dell’intervento con riferimento: allo sviluppo tecnologico, delle infrastrutture critiche e strategiche, della rete logistica e dei rifornimenti e delle filiere produttive strategiche; nonché con riferimento all’incidenza sulla sostenibilità ambientale e rispetto alle altre finalità definite nella legge di bilancio per il 2020 (segue lunghissimo elenco, da decarbonizzazione a imprenditoria giovanile, a turismo sostenibile, a progetti innovativi che tengano conto degli impatti sociali); e [con riferimento all’incidenza] sui livelli occupazionali e sul mercato del lavoro. Anche qui non è chiaro chi venga escluso; non era meglio dire che lo strumento serve per tutte le imprese con prospettive di redditività? Tanto più che per questi interventi, le regole europee impongono un coinvestimento privato per almeno il 30%. Cdp opera per conto del Mef; non guadagna né rischia nulla, ma viene solo compensata per le spese che sostiene; non si può quindi contare molto sulla comprovata prudenza delle Fondazioni per evitare operazioni poco accorte. Non rimane che contare sul buon senso, che pure non manca, e sui controlli della Commissione europea.

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