Manovra fra crescita e aggiustamento: le (troppe) richieste di spesa fatte a Padoan – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 11 ottobre 2017

Come c’era da aspettarsi, sul Ministro dell’Economia piovono da ogni parte richieste di maggiori spese. Spesso le richieste hanno una loro intrinseca giustificazione, ma non fanno i conti con la realtà della finanza pubblica italiana. L’aggiustamento dei conti che è stato previsto dal governo è il minimo indispensabile nella condizione data. Questo punto è stato ben messo in luce dalla Banca d’Italia nel corso delle audizioni che si sono tenute al Senato il 3 ottobre scorso. Stando alle cifre ufficiali, ossia a quelle contenute nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF), il miglioramento del saldo di finanza pubblica previsto per il 2018, pari a 0,5 punti percentuali di Pil – dal 2,1% di quest’anno all’1,6% del 2018 – è interamente dovuto all’evoluzione del ciclo economico e all’ulteriore riduzione della spesa per interessi dovuta alla politica espansiva della BCE.

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La proposta sul default ordinato pericolosa per l’Italia – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 6 ottobre 2017

L’allarme lanciato su queste colonne da Stefano Micossi e da Carlo Bastasin (il 23 e il 30 settembre, rispettivamente) è del tutto condivisibile. Sul tavolo negoziale europeo sembrano farsi strada due proposte assai azzardate che per l’Italia sarebbero estremamente pericolose.

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Berlino non cambia la politica di bilancio – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 19 settembre 2017

In Italia, in questo inizio di campagna elettorale, quasi tutte le forze politiche affermano – apparentemente con grande convinzione – che dall’Europa si può ottenere molto di più di quanto non si sia ottenuto sino ad oggi.  È quindi cruciale capire cosa possa effettivamente cambiare e quali aspettative facciano invece parte del regno dei sogni.

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La via maestra di tagli e riforme – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 8 settembre 2017

L’idea che il disavanzo pubblico non debba essere ridotto, ma aumentato verso il 3% e anche oltre, è ormai sostenuta dalla quasi totalità delle forze politiche.

Per alcuni il debito pubblico è un problema rimosso. Altri, più responsabili, sanno che il problema esiste e, se interrogati seriamente sul punto, esplicitano quella che si potrebbe chiamare “la teoria del denominatore”: per ridurre il rapporto debito/Pil bisogna aumentare il Pil, il denominatore, e questo risultato lo si otterrebbe aumentando, anziché riducendo il disavanzo pubblico.

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La strada rischiosa del debito pubblico – con Lorenzo Codogno, Il Sole 24 Ore, 2 settembre 2017

Caro Direttore,

in risposta al commento di Giorgio La Malfa di ieri, confermiamo che la strada di un disavanzo addirittura superiore al 3% per qualche anno ci sembra assolutamente troppo rischiosa. Aiuterebbe forse a sostenere il Pil per qualche tempo, ma peggiorerebbe strutturalmente la prospettiva per i conti pubblici.

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Intervento in Aula sul “DL Mezzogiorno” – 31 luglio 2017

GIAMPAOLO GALLI, Relatore. Grazie, Presidente. Colleghi, il provvedimento in esame reca importanti disposizioni volte a dare ulteriore impulso alla crescita del Mezzogiorno. Esso prevede semplificazioni e procedure più efficienti, istituisce zone economiche speciali, interviene in favore dei giovani imprenditori del territorio, destina risorse per far fronte a situazioni di crisi con politiche di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Alcune norme sono rivolte al contrasto della dispersione scolastica e della marginalità sociale. Nel corso dell’esame al Senato è stato fatto un lavoro assai ampio: sono stati esaminati circa 800 emendamenti, un centinaio di emendamenti sia della maggioranza sia anche delle opposizioni sono stati accolti. Mi soffermo di seguito sulle misure più importanti.

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La crescita non la si fa con il deficit: gli argomenti e il modello

A proposito di  un articolo uscito qualche tempo fa su FIRSTonline  vari lettori (un po’ increduli) mi hanno chiesto su che basi avessi fatto l’affermazione che la crescita non la si fa con il deficit e come avessi fatto le simulazioni riportate nel pezzo.

Per chiarire la faccenda riporto qui sotto l’articolo di cui si discute. E per chi vuole approfondire ulteriormente – e si diverte con l’aritmetica –  ecco i fogli Excel che ho usato per le simulazioni.

Clicca qui per il modello in excel.

Nota ai fogli Excel: nel foglio “1. Il modello” c’è il modello usato per le simulazioni; nei successivi due fogli ci sono i risultati numerici (“2. I risultati”) e il grafico (“3. Il Grafico”), rispettivamente.
È possibile  cambiare i parametri e le variabili scritti in rosso; i numeri scritti in nero  sono una conseguenza delle ipotesi, ossia sono endogeni. Nei successivi tre fogli si rifà l’esercizio, tenendo conto di import e export e cambiando alcune ipotesi.

Correzioni e commenti critici sono benvenuti. 

Ed ecco l’articolo:

La crescita economica non si fa con il deficit – FIRSTonline, 20 marzo 2016

Politiche keynesiane di sostegno della domanda aggregata hanno senso a livello europeo, ma assai meno in un paese come l’Italia che ha un elevato debito pubblico. I mercati non ce le lascerebbero fare e non avrebbero tutti torti perché, a prescindere dalla credibilità di chi governa, le politiche keynesiane hanno dei limiti ben noti. Tali limiti sussistono a prescindere dalle critiche “esterne” che si possono fare al modello keynesiano, nel senso che emergono proprio utilizzando le ipotesi del modello keynesiano, a cominciare da quella che il Pil è determinato dalla domanda aggregata in condizioni di sottoutilizzo generalizzato delle risorse. In sintesi: 1) con il deficit non si fa crescita economica e 2) un aumento del deficit non può generare un aumento del Pil tale da ridurre il rapporto debito/pil se non nel breve periodo; alla lunga il debito lo si riduce solo con appropriati avanzi primari. Continua a leggere

Contratti derivati stipulati del Ministero dell’economia e delle finanze, dichiarazione di voto, 19 luglio 2017

Seguito della discussione delle mozioni in materia di trasparenza dei contratti derivati stipulati dal Ministero dell’economia e delle finanze.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Giampaolo Galli. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO GALLI. Grazie Presidente. Nella mozione a prima firma Marchi chiediamo al Governo di fare maggiore trasparenza nell’utilizzo degli strumenti derivati, diciamo però che nel confronto internazionale l’Italia è già oggi a livelli elevati di trasparenza. Abbiamo già adottato i migliori standard per la pubblicità dei dati. Non accettiamo, quindi, di autorappresentarci come il Paese dell’opacità e dei misteri, non è così. Continua a leggere

Brexit: una proposta delle imprese inglesi che dovrebbe interessare l’Italia. – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 13 luglio 2017

Sono passati già più di 100 giorni dall’attivazione dell’Articolo 50 dei Trattati che ha fatto scattare il periodo transitorio di due anni prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, cioè Brexit. Entro il 29 marzo del 2019 vi dovrebbe dunque essere un accordo completo con l’Unione europea.

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Bisogna ridurre la spesa, poi agire sulla pressione fiscale – con Lorenzo Codogno, Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2017

l lavoro dell’Istituto Bruno Leoni (Ibl) sulla flat tax presentato su questo giornale da Nicola Rossi il 25 giugno ci obbliga a pensare in modo strategico all’insieme delle entrate e delle spese delle pubbliche amministrazioni e rende evidente quanto sia iniquo e inefficiente lo status quo. Ha il merito di fare i conti di tutte le proposte che vengono messe in campo senza mai utilizzare coperture di comodo o altamente aleatorie, come il contrasto all’evasione. Non da ultimo, rende chiaro il legame stretto tra la riduzione della spesa corrente e quella delle entrate, “domandandosi che cosa lo Stato debba produrre e come, e non limitandosi a chiedere che faccia un po’ meglio quello che già fa”.

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Trasparenza dei contratti derivati stipulati dal ministero dell’economia: intervento in discussione – 3 luglio 2017

Di seguito il testo dell’intervento in Aula durante la discussione sulla trasparenza dei contratti derivati stipulati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La richiesta di maggiore trasparenza nell’utilizzo e negli effetti degli strumenti derivati sulla finanza pubblica ritengo debba essere accolta, anche se non nella misura e nei modi in cui è formulata nella mozione del M5S. Continua a leggere

Spending review: Italia tra i paesi più virtuosi – In Cammino, 22 giugno 2017

La spending review sta dando buoni risultati. La presentazione fatta dal commissario Yoram Gutgeld non dovrebbe lasciare molti dubbi al riguardo.

Il numero chiave a cui guardare è quello dei consumi finali delle pubbliche amministrazioni, perché è l’aggregato dei conti pubblici Istat/Eurostat che meglio approssima l’area della spesa aggredibile dalla spending review: si tratta in sostanza della somma degli acquisti e degli stipendi della pubblica amministrazione.

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Se si vota prima, serve trasparenza coi mercati – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 6 giugno 2017

Fa differenza se le elezioni politiche si tengono in autunno oppure alla scadenza naturale della legislatura? In condizioni normali questa scelta sarebbe sostanzialmente indifferente, dal momento che la differenza è di pochi mesi. Ma le condizioni dell’Italia normali non sono. L’Italia è esposta, ancora una volta, a rischi finanziari potenzialmente molto seri. La combinazione di bassa crescita – malgrado le riforme fatte in questi anni – alto debito pubblico, elevate sofferenze bancarie, fine ormai prossima della politica iper-espansiva della BCE e forza dei movimenti populisti anti euro può portare a una disaffezione degli investitori nei confronti dei titoli italiani, accentuando i deflussi netti di capitali che si sono registrati negli ultimi mesi.

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Voucher: nella nuova proposta contratti trasparenti e tracciabili – In Cammino, 27 maggio 2017

I voucher sono diventati il terreno di battaglia di strumentalizzazioni politiche evidenti.

L’emendamento del PD alla cosiddetta manovrina non ha nulla in comune con i vecchi voucher che la CGIL voleva abolire e che il governo ha abrogato con un apposito decreto.

La proposta serve a riempire un vuoto normativo, segnalato anche dalla Corte Costituzionale, e a evitare che le persone perdano occasioni di lavoro saltuario oppure finiscano per coglierle ma in nero e dunque senza alcuna tutela.

La proposta definisce una forma contrattuale interamente tracciabile e capace di far emergere i lavori di natura davvero occasionale, con molti limiti e controlli. Si prevede quindi un vero e proprio contratto, molto diverso dal voucher che si comprava in tabaccheria; un contratto che si stipula su una piattaforma informatica dell’Inps e che non consente il pagamento in contanti.

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Web tax: la via nazionale alla tassazione delle web companies è ancora molto lontana – con Sergio Boccadutri, FirstOnline, 16 maggio 2017

I due parlamentari del Pd passano ai raggi X il cosiddetto emendamento Boccia alla manovrina di bilancio che è noto come web tax anche se il testo non ne parla esplicitamente – Tutti i pro e i contro della norma in discussione alla Camera
 

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Italexit is not a Solution for Italy’s Problems – con Lorenzo Codogno, The European Financial Review, 15 maggio 2017

Beppe Grillo’s Five Star Movement riding high in the polls in Italy has led to speculation over the prospect of the country leaving the euro. Lorenzo Codogno and Giampaolo Galli argue that an “Italexit” would be a catastrophic scenario, with incommensurable economic, social, and political costs lasting for many years. They note that redenomination, and a likely default on debt obligations, would not be a solution to the problem of a high public debt and would produce significant financial and economic instability. A far better and less costly solution would be to address Italy’s underlying problems, allowing the country to survive and thrive within the euro by enhancing potential growth and economic resilience.

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