YELLEN, L’ECONOMISTA MAINSTREAM LIBERAL CHE PIACE A WALL STREET, di Giampaolo Galli, 1 dicembre, Inpiù

La nomina di Janet Yellen a segretario al Tesoro dell’amministrazione Biden è stata accolta molto positivamente, quasi con entusiasmo, da Wall Street. Questo dimostra che gli investitori hanno buon senso e che non c’è bisogno di “voodoo economics” per sostenere i valori azionari. Continua a leggere

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Next Generation Eu: una grande scommessa sull’Italia, di Giampaolo Galli, Il Riformista, 24 novembre 2020

Il piano NextGenerationEu (NGEU), di cui il Recovery Fund rappresenta oltre il 90%, è una doppia scommessa da parte delle due nazioni leader dell’Unione, la Germania e la Francia. E’ una scommessa sull’Europa e la sua capacità di rimanere coesa di fronte a quell’innovazione straordinaria che è l’introduzione di un debito comune, malgrado la riluttanza di sempre dei nordici e, più di recente e per ragioni diverse, i veti di Polonia, Ungheria e Slovenia. Ed è una  scommessa sull’Italia che con questi fondi viene aiutata a rimarginare le ferite della pandemia facendo le riforme, in particolare della pubblica amministrazione e delle giustizia, che sono ritenute necessarie per farla uscire dalla condizione di stagnazione economica e alto debito in cui versa da un quarto di secolo.  Continua a leggere

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Recovery, il segreto meglio custodito della Repubblica, di Giampaolo Galli, Inpiù, 24 novembre 2020

Il Presidente del Consiglio dice che è in corso di elaborazione e in attesa di via libera informale dei tecnici della Commissione. Parliamo ovviamente del Pnrr, il piano italiano per l’utilizzo dei fondi (209 miliardi) del NextGenerationEu. Per ora è il segreto meglio custodito nella storia della Repubblica. Ed è lecito il dubbio che il piano sia ancora molto lontano da ciò che ci chiedono la Commissione e il Consiglio. Continua a leggere

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La caduta del valore aggiunto reale della PA: evidenze e questioni aperte, di Giampaolo Galli e Francesco Tucci, Ocpi,12 novembre 2020

Negli ultimi anni il valore aggiunto reale del settore “Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria, istruzione, sanità e assistenza sociale”, misurato dall’Istat, è sceso in misura consistente: -5,7 per cento fra il 2010 e il 2019. La diminuzione non è dovuta al fattore lavoro, dato che nel periodo i livelli occupazionali sono leggermente aumentati, per effetto di un forte aumento nel settore della sanità e di una riduzione nel settore della pubblica amministrazione in senso stretto. La produttività del lavoro è scesa del 6,3 per cento. Questi andamenti possono apparire strani e sono comunque difficili da spiegare. In questa nota ci chiediamo innanzitutto quali conseguenze macroeconomiche ne possano discendere e concludiamo che il valore aggiunto complessivo dell’economia e dunque il Pil sarebbero stati solo marginalmente diversi se la produttività della PA, anziché declinare, fosse rimasta costante al valore del 2010. In secondo luogo formuliamo alcune ipotesi sulle ragioni del calo del valore aggiunto reale e della produttività della PA. In sostanza, la caduta del valore aggiunto è dovuta principalmente al comparto dei servizi collettivi, mentre quella della produttività è dovuta quasi interamente al comparto della sanità. Le considerazioni tecniche che emergono dall’analisi suggeriscono che per l’Istat, così come per gli istituti di statistica degli altri paesi e per la comunità scientifica, vi siano ampi margini per indagare sulle reali dinamiche del valore aggiunto reale e della produttività nella pubblica amministrazione. In particolare, non è chiaro se l’Istat, analogamente agli istituti degli altri paesi, riesca a misurare l’aumento di produttività e riduzione di sprechi che può accompagnare un calo degli addetti, quale quello che si è registrato negli ultimi anni nel comparto della pubblica amministrazione in senso stretto. Per quanto riguarda la sanità, è probabile che non si riescano a misurare adeguatamente i miglioramenti qualitativi dovuti principalmente al progresso scientifico e tecnologico che ha caratterizzato il settore negli ultimi anni.

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Not true that Italy can benefit from debt cancellation, by Lorenzo Codogno and Giampaolo Galli, 22 novembre 2020

Much has already been said to explain why it is not wise to cancel the debt of Eurozone Member States in the portfolio of the ECB. What has perhaps not been argued clearly enough is why cancellation would not be a good idea even for a high-debt country like Italy.

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Il risparmio aumenta, ma è difficile canalizzarlo verso gli investimenti, di Giampaolo Galli, Inpiù, 16 novembre 2020.

La Banca d’Italia segnala che la propensione al risparmio delle famiglie è raddoppiata quest’anno rispetto al 2019 per via dei lockdown e dei timori per un futuro che la pandemia rende molto incerto. A questa elevata propensione al risparmio non c’è rimedio che non sia quello della definitiva sconfitta della pandemia. Continua a leggere

INPS, la debole autodifesa di Tridico, di Giampaolo Galli, Inpiù, 29 ottobre.

Un incredibile profluvio di proposte assistenzialiste e stataliste: questo è stato il segno della cerimonia di presentazione della Relazione annuale dell’Inps questa mattina. Crescita, produttività, competitività sono parole bandite dal linguaggio del presidente dell’Inps, Tridico, come lo è l’idea che gran parte dei problemi che dobbiamo affrontare oggi, al di là della pandemia, dipendono da due decenni in cui l’Italia è stato uno dei paesi che è cresciuto di meno al mondo. Sulla questione per la quale l’Inps è diventata quasi uno scandalo nazionale, i ritardi nell’erogazione della Cassa Integrazione, Tridico si è limitato a una lunga elencazione di dati sulla mole di pratiche sbrigate dall’Inps a seguito dei vari provvedimenti del governo. Continua a leggere

Divari territoriali e conti pubblici, di Giampaolo Galli e Giulio Gottardo, 27 ottobre, Ocpi

Qui il link al pdf.

I Conti Pubblici Territoriali (CPT), nati a metà degli anni novanta e oggi gestiti dall’Agenzia per la Coesione Territoriale, per quanto siano stati concepiti con le migliori intenzioni e siano elaborati da personale dedicato ed esperto, sono fuorvianti. Il problema principale, anche se non l’unico, è che quando i dati regionali vengono aggregati a livello nazionale si ottengono cifre molto lontane dai dati della contabilità nazionale dell’ISTAT per tutte le poste del conto economico delle Pubbliche Amministrazioni. In media, nel periodo 2014-2016, i CPT sopravvalutano il saldo primario della PA di 40,4 miliardi, le entrate di 69,3 miliardi e le spese di 28,6 miliardi. Gli investimenti pubblici vengono invece sottovalutati, in una misura che varia dal 30 per cento nell’anno 2000 al 50 per cento nel 2018. Da un confronto con i dati regionali elaborati dalla Banca d’Italia emerge che i CPT sopravvalutano notevolmente la spesa pubblica nel Centro-Nord e la sottovalutano nel Mezzogiorno. L’analisi della Svimez secondo cui nel Mezzogiorno ci sarebbe un “ammanco” di spesa pubblica per ben 60 miliardi all’anno dipendono criticamente dal fatto di utilizzare questi dati. Usando i dati della Banca d’Italia, anche senza operare alcuna delle correzioni che noi riteniamo necessarie (per le prestazioni pensionistiche e per il costo della vita), il presunto ammanco si riduce a circa 25 miliardi. A scanso di equivoci, ripetiamo che queste considerazioni sono per noi un mero esercizio di “fact checking” e che la nostra opinione è che le risorse pubbliche per lo sviluppo del Mezzogiorno devono essere incrementate.  Per quello che riguarda i dati, la radice del problema è che i CPT non usano le convenzioni internazionali, per cui tutte le definizioni delle variabili, a cominciare dalla definizione del perimetro delle amministrazioni pubbliche, sono diverse da quelle ISTAT/Eurostat. Continua a leggere

Il grande guaio di quota 100, di Giampaolo Galli, Inpiù, 23 ottobre 2020.

La riforma Fornero delle pensioni è avvenuta in un momento in cui non solo la spesa pensionistica era alta, attorno al 15% del Pil, ma soprattutto era in rapida crescita per via dei trend demografici. La riforma è riuscita a fermare la crescita e poi avviarne una graduale riduzione fino al 2018. Nel 2019 sono intervenute le misure del governo giallo-verde (in particolare quota 100; non meno importante, ma con effetti non immediati,  è il blocco dell’indicizzazione dell’anzianità all’aspettativa di vita fino al 2026) che hanno generato un nuovo incremento. Continua a leggere

Reddito di Cittadinanza: non basta rafforzare i controlli, di Giampaolo Galli, Inpiù, 6 ottobre 2020

L’affermazione di Tito Boeri secondo cui metà dei percettori del Reddito di Cittadinanza sono evasori forse non può essere dimostrata in modo puntuale, dato che non si sa chi sono gli evasori, ma è comunque verosimile in un paese in cui, secondo l’ Istat, ben 3,7 milioni di lavoratori (a rigore “unità di lavoro equivalenti a tempo pieno”) sono sommersi, ossia “non sono osservabili presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative”. Se i redditi di queste persone non sono osservabili, costoro possono accedere al reddito di cittadinanza come a molte altre provvidenze messe a disposizione di chi versa in condizioni di difficoltà. Continua a leggere