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Coronavirus: i veri rischi per l’economia mondiale, di Giampaolo Galli, Inpiù, 24 febbraio

Secondo Il Fondo monetario internazionale, la diffusione del virus Covid-19 ridurrà dello 0,1%, ossia un’inezia, la crescita mondiale 2020 (dal 3,3% al 3,2%) e dello 0,4% (dal 6% al 5,6%) la crescita della Cina. E’ una previsione basata su ipotesi molto ottimistiche su gravità e durata del contagio: la direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva, ha spiegato che questo scenario presuppone che l’economia cinese torni alla normalità già nel secondo trimestre, ma avverte che si possono facilmente costruire scenari molto più drammatici.  Continua a leggere

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DOMANDE SUL GREEN DEAL DELLA COMMISSIONE UE, di Giampaolo Galli, Iinpiù, 17 gennaio 2020

I documenti della Commissione Europea sono assolutamente drastici. Entro il 2050 l’Unione dovrà raggiungere l’obiettivo di emissioni zero di gas serra e, a questo fine, entro l’estate prossima,la Commissione proporrà di rendere molto più stringenti gli obiettivi già fissati per il 2030. Per finanziare la transizione la Commissione propone un piano di investimenti da oltre 1.000 miliardi di euro nei prossimi 10 anni e un meccanismo per compensare i paesi a più alta intensità di carbonio (Just TransitionMechanism) per un ammontare di 143 miliardi di euro. Continua a leggere

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L’imposta di successione: pro e contro, di Edoardo Frattola e Giampaolo Galli, Ocpi, 5 febbraio

L’Imposta sulle successioni e sulle donazioni (ISD) italiana è caratterizzata da aliquote molto basse e franchigie elevate. Anche per questo, il gettito dell’imposta è modesto (820 milioni nel 2018) e significativamente inferiore a quello degli altri principali paesi europei. Esistono argomentazioni a favore e contro un suo rafforzamento: da un lato l’imposta può essere uno strumento di equità sociale ed è meno distorsiva delle imposte sui redditi, dall’altro è difficile evitare che essa finisca per colpire soprattutto le proprietà immobiliari del ceto medio. L’esempio degli altri paesi europei a noi più simili suggerisce però che aumentare il gettito derivante da questo tipo di imposta è possibile. Continua a leggere

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I MOLTI PROBLEMI DELLA WEB TAX ITALIANA, di Giampaolo Galli, Inpiù, 4 febbraio 2020.

Sottoporre a equa tassazione le imprese multinazionali, in particolare quelle che operano nel mondo dei bit, è necessario, ma è tremendamente difficile in assenza di un accordo internazionale. Lo dimostra una volta di più la tassa del 3% sui fatturati di queste imprese che è entrata in vigore all’inizio di quest’anno, sulla scorta del precedente francese, e che ha già indotto Trump ad annunciare ritorsioni commerciali contro i prodotti italiani e francesi. Continua a leggere

Due anni fra i conti pubblici, a cura di Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli

In occasione dei due anni dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, abbiamo realizzato questo volume, edito da Feltrinelli e finanziato da Allianz S.p.A., che raccoglie alcuni dei nostri lavori più significativi. L’obiettivo dell’Osservatorio non è solo quello di condurre analisi rigorose sugli andamenti della finanza pubblica italiana, ma anche quello di divulgare le informazioni sui conti pubblici del nostro Paese rivolgendosi a un pubblico più vasto che non sia solo quello degli “addetti ai lavori”. Il testo del volume è suddiviso in capitoli che trattano di alcuni temi di cruciale importanza per la finanza pubblica: dal rischio di insostenibilità del debito pubblico alle politiche di bilancio adottate da alcuni Paesi come il Portogallo e l’Argentina; dallo spinoso problema delle tasse e dell’evasione fiscale a quello della spesa pubblica e dell’inefficienza della nostra pubblica amministrazione.

Buona lettura,
Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli

Qui il link al volume.

Il debito pubblico: perché è un problema e come se ne esce. Video, 30 gennaio 2020.

Ringraziando Radio Radicale, presentiamo il video del seminario sul debito pubblico che si è tenuto il 30 gennaio 2020 in Confindustria, in occasione del lancio della rinnovata Rivista di Politica Economica. Di seguito la mia relazione e le considerazioni di Davide Iacovoni, Antonio Foglia, Lorenzo Bini Smaghi e Vincenzo Boccia.

Per seguire gli interventi, potete aprire le slides in una scheda separata : Giampaolo Galli , Bini Smaghi, Antonio Foglia

 

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La web tax italiana: più problemi che soluzioni, di Beatrice Bonini e Giampaolo Galli, 25 gennaio 2020, Ocpi.

Il primo gennaio di quest’anno, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio, è stata introdotta in Italia la “digital tax”. Già presente nelle Leggi di Bilancio dei due anni precedenti, ma slittata a causa di ragioni tecniche e nell’attesa di accordi a livello europeo, la digital tax italiana è la seconda nell’Area Euro dopo quella francese. Una tassazione equa sulle grandi imprese del web, quasi tutte americane (e in qualche caso cinesi), è uno degli obiettivi della cosiddetta “Agenda Digitale Europea” che fa parte del programma strategico “Europa 2020”. Anche se l’Agenda si prefigge di trovare una soluzione univoca entro fine 2020, alcuni paesi membri si sono opposti alla “web tax”. In assenza di un accordo internazionale, in sede OCSE o quantomeno in sede europea, una digital tax nazionale presenta numerose controindicazioni per quello che riguarda i possibili effetti sulla competitività delle imprese locali e sulla trasformazione digitale dell’economia. Nel caso dell’Italia, l’imposta presenta ulteriori controindicazioni. Primo, per come è formulata attualmente, verrà probabilmente scaricata sui consumatori. Secondo, colpisce anche alcune grandi imprese editoriali nazionali, il che è certamente contrario alla finalità della norma. Terzo, non è chiaro come possa essere reso compatibile con la normativa sulla privacy l’obbligo che viene imposto alle imprese del web di geolocalizzare gli utenti al fine di sapere se la transazione è avvenuta in Italia. Quarto, il gettito previsto (oltre 700 milioni nel 2020) è probabilmente sovrastimato. Infine, gli Stati Uniti considerano la digital tax come una discriminazione nei confronti delle loro imprese e hanno già annunciato che reagiranno imponendo dazi su prodotti francesi e italiani. Tutto questo non toglie che è necessario trovare una rapida soluzione a livello europeo, probabilmente basata su una formula per la ripartizione dei profitti tra paesi, per evitare che i profitti delle compagnie multinazionali del web finiscano per essere sottotassati. Una soluzione europea consentirebbe anche di negoziare con gli Stati Uniti da posizioni di maggior forza. Continua a leggere

Nella trasformazione digitale siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi, di Giampaolo Galli, Inpiù, 14 gennaio 2020.

Dove si potrebbe sperare di trovare qualche buona notizia sull’economia italiana se non in un settore, come quello della trasformazione digitale, che è in gran parte nuovo e sul quale si potrebbe immaginare che il peso dei problemi ereditati dal passato sia minore? Purtroppo anche in questo campo le cose non vanno affatto bene. Continua a leggere

La digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, di Alessandro Banfi e Giampaolo Galli, 6 gennaio 2020, Osservatorio sui Conti Pubblici

Un recente rapporto della Corte dei Conti conferma i risultati che emergono dagli indicatori DESI della Commissione Europea secondo cui l’Italia si colloca al 24° posto, su 28 paesi dell’UE, per quello che riguarda la trasformazione digitale dell’economia e della società (cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni). In questa nota, si analizzano gli indicatori DESI che riguardano specificamente l’attività delle pubbliche amministrazioni. Il fatto che l’Italia si collochi un po’ meglio nella graduatoria relativa alle pubbliche amministrazioni (18° posto) non è di particolare consolazione. Continua a leggere

Perchè il debito pubblico è un problema e come se ne esce. La mia sintesi del numero 1 della (rinata) Rivista di Politica Economica.

Il primo numero della rinata Rivista di Politica Economica è una monografia, interamente dedicata al tema del debito pubblico. I primi tre lavori, di Lorenzo Codogno, Andrea Presbitero e Stefano Caselli, fanno il punto su quello che sappiamo circa la gravità del problema nel contesto italiano e dei suoi riflessi sulla crescita economica, sulla stabilità del sistema bancario e sulla competitività delle imprese. I successivi tre lavori – uno di Sofia Bernardini, Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Carlo Valdes, un secondo di Marika Cioffi, Pietro Rizza, Marzia Romanelli e Pietro Tommasino e il terzo di Gabriele Giudice – si interrogano sulle soluzioni possibili, anche alla luce degli sviluppi che si stanno affermando in Europa riguardo alla governance dell’Eurozona di cui tratta il lavoro di Marcello Messori. Gli ultimi due lavori, di Ugo Panizza e Leonardo Becchetti, trattano di quelle che vengono spesso propagandate come soluzioni, ma sono illusorie: aumento del deficit per spingere sul denominatore del rapporto debito/PIL, ripudio del debito, monetizzazione e uscita dall’euro.             Continua qui.

E’ vero che il reddito di cittadinanza va ai poveri? di Andrea Gorga, Luca Gerotto e Giampaolo Galli, Osservatorio Cpi, 16 dicembre.

Il numero dei percettori del Reddito di Cittadinanza (2,4 milioni alla data del 7 novembre) è notevolmente inferiore alle aspettative, cosi come definite nella Relazione Tecnica al provvedimento, e meno della metà del numero dei poveri assoluti misurati dall’Istat (5 milioni). È probabile che le sanzioni penali molto severe previste per gli abusi del Reddito di Cittadinanza costituiscano un forte disincentivo a fare domanda per coloro che lavorano nell’economia sommersa o occultano una parte consistente dei redditi e della ricchezza. Partendo da questa ipotesi, cerchiamo di trarre delle indicazioni relative all’incidenza della povertà in Italia e concludiamo che molte persone che risultano povere nelle indagini campionarie in realtà forse non lo sono. Correggendo i dati per questo fattore ed altri fattori rilevanti, riteniamo che dei 5 milioni di poveri che risultano all’Istat quelli davvero poveri sarebbero fra i 3,6 e i 4,3 milioni. Una buona parte di questi sono stranieri: gli italiani poveri sarebbero quindi fra 2,5 e 3 milioni. Dato che il Reddito di Cittadinanza adotta criteri molti restrittivi per gli stranieri, non stupisce che i percettori del sussidio siano solo 2,4 milioni. Inoltre, le distorsioni nel disegno del Reddito di Cittadinanza sono notevoli: molti dei percettori non sono poveri in base ai criteri dell’Istat e i poveri che non hanno diritto al sussidio sono quasi tanti quanti coloro (poveri e non) che lo percepiscono. Continua a leggere

MES, BEN VENGA LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO, di Giampaolo Galli, 3 dicembre 2019, Inpiù.

Dopo il dibattito in Parlamento sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio,  Conte e Gualtieri non potranno non avvisare i partner europei che la ratifica della riforma del Mes da parte del Parlamento italiano non è del tutto scontata, anche perché – sia detto fra partentesi – non è scontato che questo governo sopravviva ai tanti motivi di contrasto che stanno emergendo fra i partiti della coalizione. Continua a leggere