IL NUOVO PNRR: NOVITÀ CHE NON AIUTANO LA CRESCITA

di Giampaolo Galli, Inpiù, 12 gennaio 2021

E’ auspicabile che la nuova bozza del PNRR venga approvata stasera dal Consiglio dei Ministri anche se lascia in sospeso la controversa questione della governance e introduce due cambiamenti di fondo che non giovano all’efficacia del piano. Il primo è che perde importanza la questione del ritorno alla crescita dopo un quarto di secolo di stagnazione; diventano invece centrali le questioni delle disuguaglianze di genere, di età e territoriali. Le parole “giovane o giovanile” compaiono 100 volte nella nuova bozza, a fronte di 29 volte nella precedente; le parole “Sud o Mezzogiorno” compaiono 142 volte, a fronte di 44; le parole “donne o donna” compaiono 43 volte, contro 25. Per contro diminuisce la frequenza della parola “produttività” che passa da 18 a 12 citazioni. La filosofia sottostante è che la mancata crescita è il risultato delle diseguaglianze e non viceversa.

Nella prima bozza si leggeva questa frase da cui risultava chiaro il confronto con le altre economie avanzate: “L’Italia da oltre 20 anni fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate. Il nostro Paese da tempo sconta tassi di crescita del prodotto e della produttività significativamente inferiori a quelli delle altre maggiori economie avanzate e insufficienti per garantire un miglioramento significativo del benessere dei suoi cittadini”. Nella bozza attuale il confronto con le altre economie avanzate viene proposto solo in termini di disuguaglianza: “Le tre grandi faglie di disuguaglianza costituiscono la grande anomalia negativa dell’Italia rispetto alle altre economie avanzate, e contribuiscono quindi a frenare lo sviluppo del nostro paese, drenando risorse umane e impedendo il pieno sviluppo del potenziale di ogni persona”. Questo nuovo approccio non sembra tener conto di un dato di fatto: anche la aree più avanzate del paese non crescono da un quarto di secolo.

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Il secondo cambiamento compare in modo esplicito a pagina 31 quando si dice che “la presente bozza di Pnrr, rispetto alle versioni preliminari, ha puntato a massimizzare le risorse destinate agli investimenti pubblici, la cui quota ora supera il 70% con conseguente riduzione della quota di incentivi al 21%”. La motivazione è che “gli investimenti pubblici, rispetto alle misure di incentivazione degli investimenti privati, generano un effetto moltiplicativo sulla produzione e l’occupazione assai più favorevole, superiore a due negli scenari migliori”. E’ una motivazione poco convincente, soprattutto se si tiene conto che gli incentivi, quali quelli di industria 4.0, hanno un effetto quasi immediato, mentre gli investimenti pubblici richiedono anni per essere progettati e realizzati: fra gli investimenti programmati, vi è ad esempio l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, per la quale non è ancora stato fatto neanche un progetto di massima.

Questi cambiamenti renderanno ancora più difficile utilizzare al meglio ed entro i tempi stretti stabiliti dalla Commissione le risorse che l’Europa ci mette a disposizione.

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