Il contributo delle multinazionali all’economia italiana

di Giampaolo Galli, Inpiù, 24 novembre 2021
I dati Istat indicano un contributo positivo per fatturato, addetti e
soprattutto ricerca ed export.

La proposta del fondo americano KKR per l’acquisizione di Tim ha riacceso i mai sopiti sospetti sul ruolo degli operatori multinazionali.
E’ dunque utile ricordare alcuni dati di fatto e provare a fugare qualche timore o pregiudizio sulla loro attività. Innanzitutto, non è vero che in questi anni vi sia stato un processo di svendita all’estero delle imprese italiane. Secondo i dati della Banca Mondiale, gli investimenti diretti esteri in Italia, incluse le partecipazioni oltre la soglia del 10%, sono piuttosto modesti: nella media degli ultimi 10 anni, sono stati pari al 1,2% del Pil, assai meno che in Francia (2,1%), Germania (2,6%), Spagna (3,1%).

In secondo luogo, non è vero che le multinazionali, fondi di investimento compresi, sono come le cosiddette locuste che “comprano, smembrano e scappano”. I dati da poco pubblicati dall’Istat dicono il contrario. Le multinazionali – scrive l’Istat – sono un traino della crescita dell’Italia. Nel 2019 (ultimi dati disponibili), le multinazionali estere attive in Italia hanno aumentato il numero di addetti di 64 mila unità (+4,4%), il fatturato di 30 miliardi (+5%), il valore aggiunto di 10 miliardi (+7,6%), la spesa in R&S di mezzo miliardo (+14,7%). Se le imprese italiane fossero altrettanto dinamiche, l’Italia avrebbe tassi di crescita quasi cinesi. Le multinazionali – continua Istat – contribuiscono significativamente agli aggregati economici della nazione: esse rappresentano il 8,7% degli addetti dell’aggregato industria e servizi e il 16,3% del valore aggiunto. Soprattutto esse contribuiscono per il 26% alla spesa in R&S e per ben il 32% dell’export(!).

Infine, non è vero che non vi sia reciprocità, quantomeno con la generalità degli altri paesi. Le imprese estere in Italia sono 16mila e impiegano 1,5 milioni di persone; le imprese italiane all’estero sono quasi 25mila, sono presenti in 178 paesi e impiegano 1,8 milioni di persone. Ovviamente, ogni operazione va giudicata per i suoi meriti (o demeriti) specifici, ma non c’è dubbio che in generale le multinazionali sono portatrici di innovazione sotto il profilo delle tecnologie e delle culture manageriali e organizzative. Dunque discutiamo di KKR e Tim, ma, se possibile, con mente sgombra da giudizi affrettati e, soprattutto, rallegriamoci che qualcuno sia interessato all’Italia.

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