Rischio debito, ecco perché serve la crescita, di Giampaolo Galli, 22 aprile 2021, Il Riformista

Il nuovo scostamento di bilancio, per ben 40 miliardi, è probabilmente necessario per ristorare chi ha subito danni e soprattutto per evitare che un numero eccesivo di imprese esca dal mercato, producendo ferite nel tessuto produttivo che sarebbero poi davvero difficili da rimediare.

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Divergenza record fra il nostro debito e quello tedesco, InPiù, 15 aprile 2021

Secondo il FMI, la Germania il debito tedesco è solidamente avviato verso il 60%, mentre il nostro rimarrà attorno al 155%. Negli scenari post-covid, quali saranno le conseguenza politiche e finanziarie?

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Economia in Quark – Togliere i brevetti dei vaccini alle case farmaceutiche eviterebbe disparità economiche tra Paesi?

Il debito pubblico aumenta in tutti i Paesi, ma in modo molto diverso. E la spaccatura tra nord e sud Europa rischia di aumentare le tensioni. Una soluzione è la crescita. L’altra, che alcuni propongono, è togliere i brevetti sui vaccini alle case farmaceutiche. Ne discutono gli economisti Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Alessandro De Nicola in una nuova puntata di Economia in quark.

Qui il link al sito de “La Stampa”

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L’Italia delle piccole imprese al palo

La cultura corrente consente di dire bene delle piccole imprese; sono le uniche che devono essere difese e tutelate. La verità è che solo con le grandi imprese si possono affrontare l grandi sfide della ricerca, della trasformazione ambientale e della competizione internazionale.

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Robert Mundell, architetto dell’euro

Fra gli anni settanta e i primi anni novanta, quando in Europa cominciava a farsi strada l’idea della moneta unica, Mundell fu consulente ascoltato di governi e banche centrali. E’ oggi considerato, a ragione, il padre intellettuale dell’euro e, comunque, uno dei suoi principali architetti. Abbiamo ottime ragioni per rileggerlo, oltre che per rimpiangerlo.

Un ricordo di Giampaolo Galli, Inpiù, 6 aprile 2021

Pochi economisti hanno avuto tanta influenza su uno spettro tanto ampio di materie. Sostanzialmente quasi tutto ciò che oggi sappiamo in materia di economia monetaria internazionale è dovuto a Robert Mundell, scomparso ieri. Come scrisse il suo allievo più brillante, Rudi Dornbusch, dopo Mundell è difficile trarre ispirazione dai pur grandissimi economisti che lo hanno preceduto. Sono relegati agli archivi della storia del pensiero economico giganti come Charles Kindelberger, James Meade, Robert Triffin, Gottfried Haberler. Mundell era un amante dell’Italia e aveva una casa vicino a Siena, dove per tanti anni intrattenne economisti di tutto il mondo organizzando le cosiddette Conferenze di Santa Colomba. Era un formidabile ragionatore e anche un affabulatore ineguagliabile: dominava qualunque platea, con la sua voce pacata, anche dolce, spesso ironica.

Vinse il premio Nobel nel 1999 per il suo modello di economia aperta, quello che oggi è lo standard in tutti i libri di testo di economia internazionale, e per il suo scritto sulle aree monetarie ottimali. Il modello chiarisce perché la politica monetaria non può essere indipendente in regime di cambi fissi e perché la politica fiscale è sostanzialmente impotente in regime di cambi flessibili. Lo scritto sulle aree ottimali convinse molti che l’Europa poteva avere un’unica moneta. Mundell si spese molto per questo obiettivo, polemizzando con tanti suoi colleghi nordamericani, a cominciare da Milton Friedman, che invece avevano molti dubbi. Fra gli anni settanta e i primi anni novanta, quando in Europa cominciava a farsi strada l’idea della moneta unica, Mundell fu consulente ascoltato di governi e banche centrali. E’ oggi considerato, a ragione, il padre intellettuale dell’euro e, comunque, uno dei suoi principali architetti. Abbiamo ottime ragioni per rileggerlo, oltre che per rimpiangerlo.

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