Archivi autore: Giampaolo Galli

Parlamento, i dossier dei Servizi Bilancio

di Giampaolo Galli, Giorgio Musso e Stefano Olivari

23 dicembre 2020

Le quantificazioni delle norme e le relative coperture che accompagnano, per obbligo di legge, ogni atto normativo proposto dal Governo dovrebbero essere oggetto di un’attività di verifica sistematica da parte del Parlamento e in particolare da parte delle commissioni bilancio. Il supporto tecnico a quest’attività è fornito dai Servizi Bilancio della Camera o del Senato; questi servizi svolgono un’attività poco nota al grande pubblico, ma importante, che si concretizza, tra l’altro, in dossier relativi ai profili finanziari sulle diverse leggi.

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PNRR: there is a vision; now it has to be translated into projects

by Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli, Il Sole24Ore, 11 dicembre 2020

The NRRP – National Recovery and Resilience Plan for the use of funds from the Next Generation EU – is a document that affects almost all areas of the Italian economy and society. As such, it lends itself to being judged from multiple points of view. It is understandable that the different political and social forces, as well as scholars, focus on the things that are not right in order to intervene to correct them.

Many have criticised the plan because of its governance. It seems to introduce a parallel structure that is independent or perhaps complementary to that of the various competent administrations. Others focused on the lack of concreteness of many of the strategic actions of the plan.

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The reform of the ESM is not perfect, but for Italy, it can only have advantages

by Lorenzo Codogno and Giampaolo Galli

Almost two and a half years ago, we expressed on these columns some fears about the preparatory work for the reform of the European Stability Mechanism (ESM), and in particular on the Franco-German Meseberg declaration, which provided the reference framework for the reform then submitted to the Euro summit on June 28, 2018

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Riforma del MES: non è perfetta, ma va approvata

di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli, Il Sole24Ore, 8 dicembre 2020

Oltre due anni fa su queste colonne avevamo espresso qualche timore sui lavori preparatori della riforma del MES e in particolare sulla dichiarazione franco-tedesca di Meseberg che fornì il quadro di riferimento per la riforma che fu poi sottoposta al Eurosummit del 28 giugno 2018. Le nostre perplessità erano soltanto marginalmente motivate dagli emendamenti testuali che si prospettavano.

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L’UE verso la riforma del MES, intervista di Vittorio Ferla a Giampaolo Galli

Il Riformista, 1 dicembre 2020

Nella riunione dell’Eurogruppo di ieri, 30 novembre, i ministri delle Finanze dei paesi membri dell’eurozona si sono espressi sulla tanto attesa riforma del trattato Mes, il fondo cosiddetto “Salva Stati”. La riforma sarà discussa poi dai capi di Stato e di Governo nel prossimo Consiglio europeo del 10-11 dicembre, e il nuovo trattato sarà eventualmente firmato dai governi a gennaio 2021. Per completare il processo di riforma occorrerà attendere le ratifiche nazionali, che dovrebbero concludersi entro la fine del 2021.“La riforma – spiega al Riformista Giampaolo Galli, economista dell’Osservatorio Conti pubblici dell’Università Cattolica – non prevede la ristrutturazione automatica del debito, ma che i prestiti del Mes vadano agli Stati con debiti sostenibili, ossia in grado di restituire i prestiti. Altrimenti si tratterebbe di finanziamenti a fondo perduto. Questi ultimi sono previsti dal Next Generation EU, ma sono stati concepiti come strumento una tantum per fronteggiare l’emergenza pandemica”. In passato in molti – ambienti istituzionali tedeschi e  francesi, perfino un premio nobel come Joseph Stiglitz e lo stesso Beppe Grillo  hanno pensato che per le situazioni più gravi la soluzione fosse il default a freddo. “Ma la ristrutturazione del debito a freddo è una pistola puntata contro i risparmiatori”, avvisa Galli. “La cancellazione del debito non può essere una soluzione. Spesso viene confusa con la debt relief che il Fondo monetario internazionale propone nei confronti dei paesi poveri. Ma quelli sono debiti di paesi verso altri paesi o verso le banche di altri paesi. Qui la cancellazione del debito si farebbe a spese dei nostri stessi risparmiatori. Per questo è improponibile”.

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Yellen, l’economista liberal che piace a Wall Street

di Giampaolo Galli, 1 dicembre, Inpiù

La nomina di Janet Yellen a segretario al Tesoro dell’amministrazione Biden è stata accolta molto positivamente, quasi con entusiasmo, da Wall Street. Questo dimostra che gli investitori hanno buon senso e che non c’è bisogno di “voodoo economics” per sostenere i valori azionari. Yellen ha definito se stessa un’economista mainstream, ossia sostanzialmente ortodossa, con un twist politico di orientamento liberal. Essere mainstream, nelle condizioni odierne, significa non credere a nessuna delle frottole raccontate da Trump in questi anni e mai contraddette dal suo Ministro dell’Economia, Steve Mnuchin, che pure, da ex-banchiere di Goldman Sachs, non poteva credere a nessuna di esse. In sostanza, al Tesoro americano tornerà la fiducia nella scienza economica e nella scienza in generale.

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