Usare gli scenari con prudenza non è una colpa – con Carlo dell’Aringa, il Sole 24 Ore, 22 giugno 2016

Alcuni chiedono le dimissioni di Giuseppe Vegas per non aver tutelato i risparmiatori dai fallimenti che hanno coinvolto numerosi istituti di credito. Ma non è detto che sia una colpa trattare con molta cautela i cosiddetti “scenari probabilistici” sugli andamenti dei mercati finanziari. Gli addetti ai lavori hanno il dovere di riconoscere i limiti della propria disciplina; altrimenti può accadere ciò che accadde dopo il terremoto dell’Aquila alla Commissione Grandi Rischi e al suo presidente Enzo Boschi che furono addirittura condannati a sei anni per non aver messo in guardia la popolazione rispetto ai rischi che incombevano. Solo nel 2014, dopo anni di ostracismo, in appello si arrivò a stabilire ciò che era ovvio sin dall’inizio e cioè che nessuno è in grado di prevedere i terremoti.

La domanda che ci si deve porre è dunque questa: esistono strumenti ragionevolmente affidabili che ci informino che è in arrivo un terremoto finanziario, come ad esempio quello che ha colpito gli obbligazionisti subordinati di Banca Etruria e delle altre banche che furono oggetto del decreto bail in? O che per lo meno precisino la probabilità con cui il terremoto possa verificarsi? La risposta a questa domanda è negativa e sorprende che si sia diffusa l’opinione contraria. Seconda questa opinione, cui la trasmissione Report di Rai3 ha dato credito, sarebbe bastato utilizzare, in uno dei casi recenti di crisi bancaria, gli scenari probabilistici per limitare i danni ai risparmiatori sprovveduti. Utilizzando uno di questi scenari si sarebbe potuto informare il risparmiatore, ad esempio, che investendo in particolari obbligazioni “aveva la probabilità del 62 per cento di perdere metà del capitale”.

In realtà, spacciare per sicure o quasi sicure informazioni come questa può rivelarsi addirittura dannoso. Il fatto che “ex post” la previsione negativa si sia verificata non è prova sufficiente per dimostrare che lo strumento sia valido e utile nella generalità delle possibili circostanze che si possono presentare.

Come ha sostenuto Filippo Cavazzuti, si possono utilizzare informazioni sulla volatilità storica di un certo strumento finanziario per dare al risparmiatore un’idea dell’intervallo di confidenza che è ragionevole attendersi attorno al rendimento atteso in condizioni normali. Ma bisogna stare attenti: la volatilità storica e i modelli previsivi che con essa possono essere costruiti non possono dare informazioni utili circa la probabilità che un evento futuro si verifichi, soprattutto se estremo come un terremoto o un fallimento. Sul tema ci possono essere opinioni, si possono elaborare congetture, da utilizzare però con estrema cautela, in quanto i modelli che si possono costruire sono molti e nessuno, in anticipo, può dire quale di questi modelli sia in grado di dare le informazioni migliori. E’ quindi impensabile che la probabilità del 62 per cento del caso visto sopra possa avere il bollino di qualche autorità.

È sconcertante che la tesi degli scenari probabilistici sia sostenuta da alcuni presunti addetti ai lavori che ricordano un po’ quel tale che, utilizzando metodi apparentemente scientifici, produsse la previsione del terremoto, ma collocandolo a Sulmona e non a L’Aquila e nel giorno sbagliato (il 29 maggio del 2009 anziché il 6 aprile). Economisti e statistici dispongono di strumenti utili, ma non sono degli indovini. Possono quantificare il rischio in condizioni normali, ma quando trattano eventi futuri circondati da assoluta incertezza, come terremoti, guerre, fallimenti, non possono far altro che attribuire probabilità soggettive. Nel caso delle obbligazioni subordinate delle quattro banche, si sarebbe dovuta attribuire una probabilità ex-ante alla sequenza di eventi che portò all’azzeramento del loro valore: mala gestio, crisi dell’economia reale molto più lunga e profonda di qualunque precedente,  introduzione del bail in da parte dell’UE, divieto di utilizzo del Fondo di Garanzia dei Depositi, assenza di un compratore ecc. ecc. Questa sequenza di eventi non si era mai verificata prima nella storia d’Italia – infatti nessun obbligazionista subordinato aveva mai perso il proprio capitale – e un analista diligente avrebbe forse potuto attribuirle una probabilità del 1 per cento o forse anche dell’1 per diecimila.

Chi offre consulenza deve fornire indicazioni adeguate agli investitori e può ricorrere anche questi scenari, insieme alle altre informazioni raccolte sull’andamento dei mercati finanziari e relative agli specifici prodotti che vengono offerti. Si tratta di un complesso di informazioni ed è la capacità di saperle elaborare e adeguare al mutare delle circostanze che attribuisce ai consulenti/intermediari il ruolo delicato di tutelare i risparmiatori. Si critichi pure Vegas se si hanno buoni argomenti, ma non si dica che scenari probabilistici costruiti con metodi più o meno meccanici siano la soluzione al  problema della tutela del risparmiatore. Questa è un’illusione che non ha fondamento né teorico né empirico.

Giampaolo Galli e Carlo Dell’Aringa

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