Archivi categoria: Interventi

Intervento nella discussione delle mozioni sulle “pensioni d’oro” – 08/01/2014

Signor Presidente,

onorevoli colleghi,

a partire dal tema delle pensioni d’oro sembra che nel Paese e in qualche misura anche in questa Aula, si sia aperta una sorta di contrapposizione tra giovani e anziani, tra lavoratori e pensionati, una contrapposizione che francamente, a mio avviso, non ha alcuna ragione di essere ma che in qualche misura motiva richieste di tagli non solo alle pensioni più scandalosamente elevate su cui Governo e Parlamento sono già intervenuti nella Legge di stabilità ma anche ad una gran massa delle pensioni in essere. Al riguardo, mi limito a tre brevi osservazioni, interverrà poi per il gruppo del Partito Democratico l’onorevole Damiano a favore, come io sono a favore, della mozione Gnecchi riformulata.

Uno, l’equità fra le generazioni non è funzione solo della variabile pensione; si potrebbe ricordare che coloro che oggi hanno 70, 80, 90 anni e che sono in pensione, hanno fatto la ricostruzione e il boom economico e lasciano in eredità ai giovani, assieme a problemi indubbi, una ricchezza industriale, immobiliare e finanziaria che ha pochi eguali in Europa e anche di questo forse occorrerebbe tenere conto.

Due: è vero, come è stato qui detto da vari oratori, che il ricalcolo con il nuovo sistema contributivo darebbe luogo a valori generalmente più bassi di quelli del sistema retributivo. Ma a coloro che propongono questo ricalcolo mi permetto di suggerire una riflessione: facciamo attenzione (poi lo approfondiremo), perché lo squilibrio è molto elevato per le pensioni medie e medio-basse, diciamo fra 1.500 e 3-4.000 euro, ma si riduce fino tipicamente ad azzerarsi per le pensioni più alte, perché il vecchio sistema retributivo conteneva in sé un forte meccanismo di solidarietà. Per cui il ricalcolo che è stato qui proposto in alcune mozioni rischia in pratica di avere effetti fortemente regressivi dal punto di vista della distribuzione del reddito.

Infine, terzo punto: la solidarietà. Molte critiche si sono levate anche oggi in quest’Aula contro la sentenza della Corte costituzionale del giugno scorso in materia di contributo di solidarietà; qualche mese fa c’è stato anche un simbolico, quanto a mio avviso assolutamente improprio, lancio di monetine sulla piazza del Quirinale contro la Corte costituzionale. Credo che molti abbiano frainteso: quella sentenza non dice affatto che non si deve fare solidarietà. Al contrario: quella sentenza dice che la solidarietà dev’essere a carico di tutti i redditi, quale che ne sia l’origine, pensione, rendite immobiliari, lavoro e così via.

Quella sentenza – e concludo – indica la via maestra da seguire per sviluppare davvero la solidarietà a favore delle persone e dei gruppi sociali più deboli. Mi auguro che il 2014 si apra all’insegna di un maggiore rispetto di quello cui abbiamo assistito nel recente passato fra le generazioni e fra le istituzioni della Repubblica.

Guarda il video dell’intervento

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Web tax: ecco l’odg accolto dal governo alla Camera

Oggi, nel corso dell’esame alla Camera della legge di stabilità, gli on.  Lorenza Bonaccorsi,  Paolo Coppola, Marco Causi e Giampaolo Galli hanno presentato un ordine del giorno in materia di web tax . Di seguito il testo.

Ordine del Giorno n. 43 all’ Atto Camera: 1865 – “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)Continua a leggere

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Giampaolo Galli ospite a tg La7 Night Desk – 14/11/2013

Giampaolo Galli ed Elisabetta Gardini ospiti  di Edgardo Gullotta a Night Desk, il programma di informazione serale di La7 con analisi e approfondimenti, rubriche e rassegna stampa per un dibattito sull’attualità politica e sociale.

Molti i temi affrontati e fra questi: le stime trimestrali sul PIL, i conti dell’Inps e le pensioni,  la situazione dell’area Euro e le critiche alla moneta unica, l’instabilità della situazione politica nazionale e dei mercati finanziari internazionali.

Per rivedere la puntata clicca qui

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Intervento nella discussione della “Manovrina” (dl 120/2013 – Misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione) – 14/11/2013

Signor Presidente, colleghi, il provvedimento che oggi esaminiamo si propone di correggere il disavanzo per il 2013 di 1,6 miliardi di euro, ossia lo 0,1 per cento del PIL, dal 3,1 al 3 per cento. Dal punto di vista macroeconomico, ossia degli effetti sui moltiplicatori del PIL e dell’occupazione, stiamo parlando di una quantità che non esito a definire non rilevante anche se, come nella discussione tutti i colleghi hanno detto, ci possono essere rilevanti effetti su singoli comparti dell’economia e della società italiana. Continua a leggere

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Intervento nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri – 25/06/2013

Consiglio europeo del 27 e 28 giugno: tante aspettative di milioni di europei e la richiesta forte del nostro Paese che questa volta si faccia sul serio. Formazione e servizi per l’impiego, youth guarantee, una grande iniziativa sull’apprendistato, tassazione del lavoro e  riduzione della stessa, sono fra i temi di cui si discuterà, anche per merito del Governo italiano.
Risulta necessario accelerare sugli investimenti europei e sui finanziamenti da parte della BEI, mettere in atto misure per contrastare il fenomeno del credit crunch e occorre che la BCE possa acquisire asset-backed securities in favore delle PMI.
In Europa si discute di politiche monetarie più espansive, misure quanto mai necessarie per sostenere la congiuntura. Sull’unione bancaria e il Meccanismo europeo di stabilità sembra di poter dire che un accordo è ancora lontano. Due punti da segnalare: il primo riguarda il limite di 60 miliardi di euro agli interventi di ricapitalizzazione sulle banche; in secondo luogo, appare molto rischioso fissare delle regole per i cosiddetti bail in.
L’obiettivo di isolare le banche dal rischio dei debiti sovrani rimane una questione di assoluta importanza.  L’Italia, dopo notevoli sacrifici, esce dalla procedura di infrazione. La prima delle sei raccomandazioni dell’Unione Europea riguarda il limite del 3% del PIL per il disavanzo del 2013: regola da continuare a rispettare a tutti i costi. Malgrado le manovre di risanamento dei conti pubblici, l’Italia rimane un Paese fragile per via dell’alto debito pubblico e lo spread è nuovamente aumentato.
Si farà l’impossibile per evitare l’aumento dell’IVA: rifiutando meri ultimatum, servono proposte e una comune assunzione di responsabilità.

Testo integrale dell’intervento

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L’ampia maggioranza è una necessità, ma può fare bene all’Italia – Intervento di Giampaolo Galli al Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti

The usual line about the grand coalition led by Enrico Letta is: “I do not like it. It is against nature. But it is a state of necessity, since no other governing coalition was possible”. I will not try to argue against this line which reflects the legitimate sentiments of most voters both in the left and in the right. However I believe that we can and must turn a state of necessity into an opportunity. How can this come about?

To answer this question, let me first recall an episode that goes back to the 1970s and owes much to Richard Gardner, who is today with us and at the time of the Carter administration was an highly esteemed ambassador in Rome.

As he recalls in his memorable book of memories, in 1978 Richard managed to convince the US administration to give a visa to Giorgio Napolitano for entering the US. The political context in Italy was that of the governments of “national solidarity”, advocated by Aldo Moro, the prominent leader of the main Italian political party. During this trip, Napolitano had a private meeting at MIT with four leading economists, in the Keynesian – liberal camp: Robert Solow, Franco Modigliani, Lester Thurow and, last but not least, Paul Samuelson. Being an Italian graduate student at MIT, I was given the honor to take part in the meeting. Two things did strike me very much and may still be of some relevance today.

The first one, all those liberal economists were appalled by the amazing economic mess that prevailed in Italy: stagflation, high deficits, recurrent financial crises. They clearly pointed at a shameful lack of responsibility of political leaders and at a continuing illusion that a country can live beyond its means. Paul Samuelson was even more severe than usual, more than I had ever heard him do with Milton Friedman or Richard Nixon.

The second one, I was hit by Giorgio Napolitano’s response. He showed full awareness of the problems of Italy and argued that the left was ready to undertake at least some of the IMF – style reforms that were needed to save the country. That was the very sense of national solidarity governments, which meant that political opponents were willing to take on a common responsibility for the good of the country, setting aside the historical divide that had characterized Italy and many other countries after WW2. I had the impression that his arguments convinced the table.

It would be tempting to say that we are still there, though of course time never passes in vain.

Italy is still a problematic country, essentially because it tries to live beyond its means. This no longer takes the form of high inflation, but in the course of time it has taken two forms: 1) a high and increasing public debt and 2) a creeping inflation year after year that over the years has cumulated into an amazing loss of competitiveness vis a vis Europe, especially Germany. These are the two key problems of Italy today, which are at the root of both a deeper recession than elsewhere and high unemployment.

Giorgio Napolitano is still the one person that can effectively appeal to a sense of national responsibility to save the country. And, thanks to his action, we are once again engaging in a “national solidarity” government, that puts together political parties that until a few weeks ago regarded each other as “enemies”.

Will we succeed this time? Will the grand coalition government be able to solve at least some of the key problems of Italy?

To those who are understandably skeptic about it, both in the US and in Italy, I would offer the following two considerations.

1. The first consideration is that a wide political majority may have a easier time implementing difficult measures. This seems to be the lesson of many different countries and is also the lesson of the 1976-1978 governments of “national solidarity” in Italy: the mess had been done before and was going to be repeated afterwards (see Basevi and Onofri, Economia Italiana, 1997). Consider in particular the following three issues:

a. One of the key difficult things that need to be done is reforming the Constitution and the electoral law. We need to balance the principle of full representation with the need to have well defined majorities and governments that last the full length of a legislature and can take decisions. This is a typical problem that can be solved only with a wide consensus in Parliament.

b. Another very difficult challenge is to lend credibility to our commitment to stick to European rules concerning public finance. In this respect, it is remarkable that a few days ago Parliament has approved, with a very large majority, a resolution that commits the government to stay within the 3% limit in 2013. Whatever one thinks about austerity in general this was an essential step to avoid problems with the financial markets.

c. Italy badly needs to reduce tax pressure. This was the strong message that came out the February election. Of course to reduce taxes we must cut spending which is very difficult and very unpopular. If all major political forces agree on spending cuts and put their faces on them, then we can do it. No one wants to eliminate our European style welfare system. We want to streamline the public sector and make it more efficient. There is room to do it and we can do it. But we can only do in a bipartisan way.

2. The second consideration is that Italy has failed to do the necessary reforms (bureaucracy, justice, infrastructure, education, form of government etc.) not so much because the reforms were not approved by parliaments, but because they were not implemented by the succeeding governments or were explicitly abrogated, sometimes by popular referendum. So we have had “stop and go” reforms that at the end delivered almost nothing to citizens and companies. What we need a steady sense of direction and administrative capacity in order to implement over time what has been decided. If each government undoes what the previous government has done, we go nowhere.

We should stop this unfortunate state of affairs. We should put together all our shareholders and say we have a project for Italy for which we all take responsibility.

 

Estratto dall’intervento di Giampaolo Galli sul tema:
Italy, the governance of the euro and competitivness: the challenge of the grand coalition
The Council for the United States and Italy – June 7 and 8, Venice

 

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Dichiarazione di voto d.l. sui debiti della Pubblica Amministrazione 05/06/2013

40 miliardi alle imprese: un provvedimento espansivo necessario e urgente, ma perfettibile. La stima del debito ammonta a 90 miliardi e molto ancora c’è da fare per migliorare la contabilità pubblica. Tre i successivi passi a seguito di questo decreto legge: monitorare il flusso dei pagamenti, attuare eventuali provvedimenti correttivi e un prossimo aggiornamento al documento di economia e finanza che riduca la differenza tra gli importi dovuti stimati e quelli effettivamente pagati.

Dichiarazione di voto d.l. debiti PA 5 giugno 2013

Video

Relazione DEF Aula 6 maggio 2013

“L’alto livello a cui è giunto il nostro debito pubblico per via di una vicenda pluridecennale rappresenta una pesante ipoteca sul presente e il futuro della società e, ovviamente, dell’economia italiana. Comprendo l’indignazione dei più giovani, che non hanno colpe, condivido la loro indignazione, capisco che si possa legittimamente parlare di un fallimento delle classi dirigenti che si sono succedute negli ultimi decenni, ma non abbiamo scorciatoie. L’unica via è quella di tenere i conti in ordine, con un consistente avanzo primario anno dopo anno, e di dismettere asset pubblici”.

Relazione sul Documento di Economia e Finanza Aula 6 maggio 2013

Galli : Intervento alla prima riunione dei parlamentari Pd. 11/03/2013

Come molti di voi sono nuovo all’esperienza parlamentare. Ne sono onorato. Ne sento la responsabilità.

Per quello che mi riguarda spero di poter dare il contributo di un economista che ha vissuto nelle istituzioni, alla Banca d’Italia, e nelle organizzazioni di rappresentanza delle imprese.

Nei giorni scorsi ho intreccciato qualche discussione, non semplice, con economisti e imprenditori che simpatizzano o militano nel M5S.

Ho trovato alcuni che vogliono un accordo con noi non perché ci rispettino, ma perché temono che lo stallo politico porti con sé il rischio di una crisi finanziaria.

Altri non lo vogliono, anche perché pensano che una crisi finanziaria che presumibilmente ci porterebbe fuori dall’euro sia meglio che rimanere in un euro dominato dalla Germania e dall’austerità.  In rete girano dottissime discussioni sui costi dell’euro.

Io dico che è poco utile discutere se l’euro sia stata una buona o una cattiva scelta. Io penso che sia stata buona, ma poco importa. Il punto è che anche solo discutere di uscire dall’euro è molto pericoloso perché ci espone a rischi devastanti in termini di perdita di fiducia dei risparmiatori nello Stato e, cosa che è ancora peggiore e finora non è successa, nelle banche italiane.

Non ho la palla di vetro e non so se uno stallo prolungato, che sfocerebbe in nuove elezioni, porterebbe al disastro oppure come sembra suggerire o forse sperare Mario Draghi l’Italia può andare avanti con il pilota automatico.

So che in Germania crescono coloro che non ne vogliono più saperne di noi e dell’euro. So che un numero crescente di  elettori tedeschi e di altri paesi del nord pensano che la soluzione migliore sia quello di costruirsi attorno una muraglia cinese per evitare il contagio dei paesi della periferia.

So che in uno stallo prolungato i rischi aumentano. E quand’anche il rischio fosse dell’1% o dell’1 per mille penso che questo è un rischio non accettabile.

Perché, in uno scenario di stallo, i casi sono due. O accade come l’anno scorso, ossia riusciamo a fermarci sull’orlo del baratro e ancora una volta nell’unico modo possibile che hai quando sei sull’orlo del baratro e cioè con dosi ulteriori di austerità che oggi sarebbero un incubo .

Oppure cadi nel baratro e allora c’è il rischio della rottura dell’euro, un rischio che io considero un rischio nucleare.

Un rischio che non possiamo correre, per noi per i nostri figli.

Dobbiamo dirlo al Paese, a tutto il Paese. Anche a Grillo e ai suoi elettori. Avranno anche loro qualche risparmio da parte, qualche soldo in banca o in titoli dello Stato.

In conclusione, questo Parlamento ha la responsabilità di fare un governo che affronti la drammatica crisi sociale. Gli 8 punti vanno benissimo.

Questo Parlamento ha il dovere di rassicurare, rapidamente, i risparmiatori italiani e quelli esteri che investono in Italia. Rassicurare le imprese che investono in Italia, altrimenti si blocca tutto.

Questa volta, a differenza dell’anno scorso, dobbiamo spegnere l’incendio prima si sprigionino le fiamme.

Dobbiamo farlo. Per farlo dobbiamo crederci.

Se non ci riusciamo, questa volta la responsabilità sarà nostra, di tutti noi eletti in questo Parlamento.

E’ il momento di assolutamente essere uniti attorno al tentativo, coraggioso, del segretario Bersani.

E’ il momento di esprimere nuovamente e convintamente piena fiducia nel Presidente della Repubblica.

“Gli italiani non dimenticano” – Wirtschaftsblatt – 05/02/2013

Elezioni – Il candidato di spicco del partito democratico, Giampaolo Galli, spera in una sconfitta di Berlusconi.

L’Economista Giampaolo Galli candidato di spicco della forza di centro sinistra, PD,  alle elezioni per il Parlamento Italiano, spiega nell’intervista di quali riforme l’Italia abbia bisogno per superare la recessione e perchè le promesse elettorali di Berlusconi rappresentino un grave pericolo per il paese….

Scarica l’intervista

Deputato PD in Lombardia

Ho accettato con convinzione la proposta di candidatura dell’on Bersani perché il PD ha dimostrato serietà, pragmatismo e una grande attenzione per i problemi reali dell’economia e per le prospettive dell’industria manifatturiera che per me è, e deve rimanere in futuro, il pilastro dell’economia italiana e delle nostre esportazioni.

Aggiungo che ho molto apprezzato il sostegno leale che il PD ha dato al governo Monti in un momento di assoluta emergenza nazionale, il che ha confermato ancora una volta che questo è un partito solidamente ancorato all’Europa che sa mettere i problemi del Paese davanti agli interessi di parte.

Galli “Qualche mia considerazione su Caritas in veritate” – L’Osservatore Romano 27/07/2009

Galli: “lo sviluppo se è solo materiale non salva l’uomo

La crisi economica che stiamo vivendo ha indotto molti a mettere in discussione il libero mercato e alcuni suoi sviluppi, in primo luogo la globalizzazione. In molti Paesi cresce la tentazione di attribuire proprietà salvifiche allo Stato. L’enciclica Caritas in veritate appare un antidoto molto forte rispetto a queste tentazioni. Anche se ovviamente si chiede, come tutti noi, come sia possibile migliorare la situazione attuale. Alcuni riferimenti al mercato e al profitto sembrano difficilmente equivocabili. …

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