“Patrimoniale, una pericolosa illusione” Giampaolo Galli e Dario Parrini su Europa – 06/11/2014

Potrà sembrare strano ma, stando a quanto ha dichiarato la Cgil in commissione Bilancio della camera per bocca del suo segretario confederale con delega alle politiche macroeconomiche Danilo Barbi, c’è chi ancora pensa che la ricetta utile per rilanciare l’economia italiana sia tassare di più per fare più spesa pubblica.

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“Così si può tornare a fare impresa” Giampaolo Galli su Europa – 16/10/2014

C’è un clima di grande soddisfazione nel mondo delle imprese che giustifica appieno la frase di Giorgio Squinzi sul sogno che si avvera. Per la prima volta da che si ricordi un governo annuncia provvedimenti che superano le aspettative più ottimiste degli imprenditori. Nessuno si sarebbe aspettato l’abolizione, o comunque la radicale riforma dell’art. 18, l’azzeramento della componente lavoro dell’Irap e dei contributi per i nuovi assunti. 

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“Il Jobs act può far ripartire il Paese” Giampaolo Galli su Il Sole 24 Ore – 11/10/2014

La principale critica che viene rivolta, da diverse parti, alla legge delega per la riforma del lavoro è che con le regole non si crea occupazione. E che in un momento di recessione come l’attuale ciò di cui c’è veramente bisogno è un sostegno alla domanda aggregata. Se non si interviene sulla domanda le imprese continueranno a ridurre il personale per via della crisi e non faranno certo nuove assunzioni.

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“Art.18. Una riforma da fare, ma attenzione a non aumentare gli oneri per le imprese” intervista a Giampaolo Galli – Il Foglio – 27/09/2014

Giampaolo Galli le esigenze delle imprese le conosce benissimo. Prima di essere eletto alla camera per il Pd nel febbraio 2013, e’ stato per molti anni in Confindustria, sia come capo economista, sia come direttore generale. La battaglia per l’abolizione dell’articolo 18 l’ha combattuta dall’inizio. Nel 2001 era al fianco di Antonio D’Amato nello scontro frontale con la Cgil di Sergio Cofferati.

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“Sull’articolo 18 lasciamo spazio alla contrattazione tra le parti” Giampaolo Galli su Il Sole 24 Ore – 25/09/2014

Forse c’è un modo per riformare il nostro codice del lavoro, evitando scontri all’arma bianca che rischiano di bloccare tutto. L’idea è la seguente. La legge definisce una nuova tipologia di contratto a tempo indeterminato in cui, nel caso di licenziamento giudicato illegittimo, la sanzione è non più la reintegra ma un indennizzo monetario crescente con l’anzianità di servizio come sembra essere nelle intenzioni del governo. Per qualche tempo, questo nuovo contratto convive con il contratto a tempo indeterminato oggi in vigore. A seguito della riforma, le imprese potrebbero quindi assumere con uno dei due contratti. Se assumono con il contratto senza reintegra dovranno però pagare di più. Quanto di più? La legge potrebbe affidare il compito di fissare il quantum alla contrattazione collettiva, nazionale o aziendale, salvo definire, nelle more, una maggiorazione standard ad esempio del 5%. La contrattazione avrebbe il vantaggio di obbligare tutte le parti a rivelare le loro vere preferenze. Se i sindacati ritengono che l’abolizione della reintegra sia davvero un vulnus grave ai diritti non si accontenteranno del 5% fissato per legge e chiederanno il 10 o il 15%. Le imprese accetteranno questa maggiorazione se pensano che l’abolizione della reintegra valga davvero questo aggravio di costo. Una volta definito il quadro normativo e contrattuale, impresa e lavoratore sono liberi di incontrarsi scegliendo l’uno o l’altro contratto. Un’impresa può decidere che in generale o per certe mansioni la maggiorazione definita dal contratto è eccessiva e quindi continuerà a offrire solo contratti tradizionali. Simmetricamente un lavoratore può decidere che, laddove venga offerto, è meglio accettare un contratto che paga di più, ma è meno sicuro. Data l’attuale grave situazione della disoccupazione, è ben possibile che un lavoratore non abbia in pratica la possibilità di scegliere e sia costretto ad accettare l’unico contratto, con o senza reintegra, che gli viene proposto.  Questo non dovrebbe essere un problema perché comunque è tutelato dall’accordo sindacale che ha fissato a monte la maggiorazione.

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