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Giampaolo Galli: intervento in commissione Bilancio sulla Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (esame Testo unificato C. 750 e abb)

Giampaolo GALLI (PD) osserva che il provvedimento in esame si pone in contrasto con le politiche di liberalizzazione perseguite dall’attuale Governo e presenta profili contrastanti con il diritto dell’Unione europea in materia di concorrenza, prevedendo la predisposizione di accordi territoriali che potrebbero configurarsi quali veri e propri «cartelli» tra imprese, passibili di sanzioni da parte dell’Autorità antitrust. Esprime, inoltre, perplessità in merito alla prevista istituzione, in un momento come quello attuale, nel quale si sta procedendo a consistenti interventi di riduzione della spesa pubblica, del Fondo per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese del commercio, che rappresentano un settore con profili di criticità sul piano dell’efficienza economica e della competitività, in ragione dell’incapacità di realizzare economie di scala.

Il sottosegretario Pier Paolo BARETTA, segnalando che il proprio intervento è stato limitato agli aspetti finanziari del provvedimento e non ha riguardato il merito dello stesso, si dichiara disponibile ad un approfondimento degli aspetti sostanziali.

 

Tratto dal bollettino relativo alla seduta della Commissione Bilancio della Camera del 17 settembre 2014.

 

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Dichiarazione di voto di Giampaolo Galli – esame congiunto del Rendiconto dello Stato per l’esercizio finanziario 2013 e delle disposizioni per l’assestamento per l’anno finanziario 2014

Il giudizio sul rendiconto 2013 non può che essere positivo perché sono stati tenuti sotto controllo i conti pubblici, il livello del disavanzo e dell’avanzo primario si sono collocati su valori migliori rispetto alla media dei Paesi europei. L’assestamento 2014 conferma queste tendenze.

A questi aspetti indubbiamente positivi ne corrispondono altri più problematici: l’ulteriore compressione delle spese per investimenti e il calo delle entrate tributarie dovuto alla recessione dell’economia.

L’aspetto che più ha suscitato preoccupazione è l’aumento del rapporto debito/PIL fino a oltre il  132 per cento.

Come ha già osservato la Corte dei Conti, il tema diventa quello di quanto l’aggiustamento fatto sino ad ora sia tale da mettere in sicurezza l’Italia sotto il profilo della sostenibilità del debito pubblico. E dunque qual è lo sforzo aggiuntivo che deve ancora essere compiuto.

I dati ci dicono che, malgrado il cattivo andamento dell’economia che perdura sino al 2 trimestre di quest’anno, l’Italia ha fatto sostanzialmente ciò che era necessario per mettere sotto controllo la dinamica del rapporto debito/pil.

Sbagliano coloro che ritengono che l’Italia sia su un sentiero di insostenibilità del debito.

Sotto il profilo tecnico, osserviamo che, secondo le stime della Commissione europea, all’indebitamento netto pari al 3% corrisponde un disavanzo strutturale, ossia sostanzialmente corretto per il ciclo, pari a 0,7%. L’Italia dunque, anche nella valutazione della Commissione, non è lontana dal pareggio strutturale.

A questa considerazione, se ne aggiunge un’altra che è ampiamente condivisa dagli addetti ai lavori e nota agli investitori, e contribuisce a spiegare la fiducia che ci stanno accordando i mercati e dunque il calo degli spread.   Si ritiene cioè che la realtà del nostro deficit strutturale sia migliore di quanto non emerga dalle stime della Commissione. E’ uno dei molti punti che vanno chiariti a Bruxelles. Basti considerare che nel solo anno 2011 l’Italia ha fatto quattro manovre che assommano, secondo le stime di Banca d’Italia, a quasi il 5% del PIL come effetto sull’indebitamento 2013. Questo grande sforzo non è pienamente riflesso nei dati ufficiali della Commissione per motivi che sarà opportuno approfondire.

L’implicazione è che con una manutenzione intelligente dei risultati già raggiunti i parametri di finanza pubblica dovrebbero indirizzarsi nella direzione della sostenibilità non appena la situazione congiunturale e l’inflazione tornassero ad una condizione di relativa normalità.

Non è dunque giustificato il pessimismo che circola in alcuni ambienti riguardo alle prospettive del nostro debito.

E’vero invece – lo dobbiamo dire con forza – che i sacrifici fatti dagli italiani in questi anni non sono stati inutili.

Non hanno alcun senso le ipotesi di ristrutturazione del debito che sono apparse anche sulle prime pagine di alcuni quotidiani italiani.

La ristrutturazione del debito non sarebbe affatto una liberazione dalla necessità di perseguire la disciplina di bilancio, ma sarebbe una forma estrema di austerity concentrata in un brevissimo periodo di tempo. Sarebbe una tassa straordinaria e straordinariamente elevata, nell’ordine di svariate decine di punti di Pil. Per confronto la stretta fiscale operata dal governo Monti nel 2012 è stata di 2,5 punti di Pil.

Appare evidente che crollerebbe, ben più di quanto non sia accaduto sino ad oggi, la domanda interna con effetti devastanti sulle imprese e sull’occupazione.

Un’altra conseguenza sarebbe il default delle banche, con tutte le conseguenze che ciò comporta, come insegna l’esperienza della Grecia.

E’ difficile immaginare come l’economia possa riprendersi dopo uno shock di questo tipo.

E’ però certo che ci vorrebbero molti anni segnati da sofferenze sociali mai sperimentate prima.

Questo governo muove dall’assunto che bisogna tenere ferma la barra del timone dei conti pubblici perché le alternative sono molto peggiori, non per chi detiene capitali all’estero, ma per il popolo, per il nostro popolo, in particolare per i più deboli.

Dobbiamo ora fare ogni sforzo per rilanciare la crescita attraverso le riforme che questo governo ha iniziato a fare. E’ questa la condizione per negoziare con successo un cambiamento delle politiche europee.

Vanno ridotte le tasse sul lavoro, come non si è mai fatto prima e come invece si è iniziato a fare con il bonus Iperf di 80 euro.  I margini ci sono. Devono venire dalla spending review, che va fatta con grande serietà e determinazione, come è stato ribadito dal Presidente del Consiglio nonché in questa sede proprio oggi dal Ministro dell’Economia.

La riduzione delle tasse e le riforme servono perché oggi la nostra burocrazia, la giustizia, il fisco  sembrano fare di tutto per scoraggiare gli investimenti.

Le riforme in campo istituzionale ed economico che questo governo ha impostato, assieme al mantenimento di una ragionevole disciplina di bilancio, rimangono dunque le condizioni necessarie per la ripresa della produzione e dell’occupazione. Sono l’ingrediente indispensabile per poter finalmente tornare a percorrere il sentiero della crescita.

Per questi motivi, di natura tecnica e politica, dichiaro che il gruppo del PD voterà a favore dei due provvedimenti che sono oggi all’Odg.

 

> Consulta i due disegni di legge:

  • Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2013. (C. 2541)
  • Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2014. (C. 2542-A)

> Guarda il video dell’intervento in Aula

 

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“Da Camusso al massimo non ostilità, ma Squinzi può essere un sostegno” intervista di Andrea Garibaldi a Giampaolo Galli – Corriere della Sera 24/03/2014

ROMA – La prima domanda per l’onorevole Giampaolo Galli è questa: davvero, come dice Renzi, in Italia è in atto uno scontro tra la palude e un torrente impetuoso, tra conservazione e riformismo, tra l’establishment e Renzi stesso?

“Non c’è dubbio. Renzi è un torrente in piena contro la palude”. Continua a leggere

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Intervento di Giampaolo Galli durante la discussione delle mozioni concernenti lo scostamento dai parametri europei in materia di deficit pubblico

Intervento di Giampaolo Galli durante la discussione sulle linee generali delle mozioni concernenti lo scostamento dai parametri europei in materia di deficit pubblico:  video dell’intervento.

Leggi le mozioni (Castelli ed altri n. 1-00348, Marcon ed altri n. 1-00362, Guidesi ed altri n. 1-00363 e Giorgia Meloni ed altri n. 1-00372)

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“Il mio consiglio al Governo è di puntare tutto sull’Irap” Giampaolo Galli su Radio24 – 11/03/2014

“Io punterei tutto sull’Irap”. Così l’economista e deputato del PD Giampaolo Galli, ex direttore generale di Confindustria, intervenuto a Effetto Giorno, su Radio24. Galli precisa di “voler evitare di contribuire alla confusione di idee e di linguaggi che si sta impossessando del Parlamento e del rapporto tra gruppo parlamentare e Governo. Continua a leggere
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Intervento nella discussione delle mozioni sul “fiscal compact” – 15/01/2014

Signor Presidente,

non ho sentito citare il mio nome fra coloro che hanno votato le leggi che ad alcuni sembrano non piacere e, allora, volevo che fosse agli atti che io sono assolutamente orgoglioso di far parte di un gruppo parlamentare che ha votato per il MES, per il fiscal compact e per l’equilibrio di bilancio. Continua a leggere

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Giampaolo Galli ospite della trasmissione Coffee Break – 14/01/2014

Nella puntata del 14 Gennaio di Coffee Break, lo spazio del mattino di LA7 dedicato all’attualità condotto da Tiziana Panella, si è parlato della protesta del direttore generale di Confcommercio Celso Cioni e delle risposte della politica, di legge elettorale,  del caso De Girolamo e delle pensioni d’oro. Continua a leggere

Intervento nella discussione delle mozioni sulle “pensioni d’oro” – 08/01/2014

Signor Presidente,

onorevoli colleghi,

a partire dal tema delle pensioni d’oro sembra che nel Paese e in qualche misura anche in questa Aula, si sia aperta una sorta di contrapposizione tra giovani e anziani, tra lavoratori e pensionati, una contrapposizione che francamente, a mio avviso, non ha alcuna ragione di essere ma che in qualche misura motiva richieste di tagli non solo alle pensioni più scandalosamente elevate su cui Governo e Parlamento sono già intervenuti nella Legge di stabilità ma anche ad una gran massa delle pensioni in essere. Al riguardo, mi limito a tre brevi osservazioni, interverrà poi per il gruppo del Partito Democratico l’onorevole Damiano a favore, come io sono a favore, della mozione Gnecchi riformulata.

Uno, l’equità fra le generazioni non è funzione solo della variabile pensione; si potrebbe ricordare che coloro che oggi hanno 70, 80, 90 anni e che sono in pensione, hanno fatto la ricostruzione e il boom economico e lasciano in eredità ai giovani, assieme a problemi indubbi, una ricchezza industriale, immobiliare e finanziaria che ha pochi eguali in Europa e anche di questo forse occorrerebbe tenere conto.

Due: è vero, come è stato qui detto da vari oratori, che il ricalcolo con il nuovo sistema contributivo darebbe luogo a valori generalmente più bassi di quelli del sistema retributivo. Ma a coloro che propongono questo ricalcolo mi permetto di suggerire una riflessione: facciamo attenzione (poi lo approfondiremo), perché lo squilibrio è molto elevato per le pensioni medie e medio-basse, diciamo fra 1.500 e 3-4.000 euro, ma si riduce fino tipicamente ad azzerarsi per le pensioni più alte, perché il vecchio sistema retributivo conteneva in sé un forte meccanismo di solidarietà. Per cui il ricalcolo che è stato qui proposto in alcune mozioni rischia in pratica di avere effetti fortemente regressivi dal punto di vista della distribuzione del reddito.

Infine, terzo punto: la solidarietà. Molte critiche si sono levate anche oggi in quest’Aula contro la sentenza della Corte costituzionale del giugno scorso in materia di contributo di solidarietà; qualche mese fa c’è stato anche un simbolico, quanto a mio avviso assolutamente improprio, lancio di monetine sulla piazza del Quirinale contro la Corte costituzionale. Credo che molti abbiano frainteso: quella sentenza non dice affatto che non si deve fare solidarietà. Al contrario: quella sentenza dice che la solidarietà dev’essere a carico di tutti i redditi, quale che ne sia l’origine, pensione, rendite immobiliari, lavoro e così via.

Quella sentenza – e concludo – indica la via maestra da seguire per sviluppare davvero la solidarietà a favore delle persone e dei gruppi sociali più deboli. Mi auguro che il 2014 si apra all’insegna di un maggiore rispetto di quello cui abbiamo assistito nel recente passato fra le generazioni e fra le istituzioni della Repubblica.

Guarda il video dell’intervento

Web tax: ecco l’odg accolto dal governo alla Camera

Oggi, nel corso dell’esame alla Camera della legge di stabilità, gli on.  Lorenza Bonaccorsi,  Paolo Coppola, Marco Causi e Giampaolo Galli hanno presentato un ordine del giorno in materia di web tax . Di seguito il testo.

Ordine del Giorno n. 43 all’ Atto Camera: 1865 – “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)Continua a leggere

Giampaolo Galli ospite a tg La7 Night Desk – 14/11/2013

Giampaolo Galli ed Elisabetta Gardini ospiti  di Edgardo Gullotta a Night Desk, il programma di informazione serale di La7 con analisi e approfondimenti, rubriche e rassegna stampa per un dibattito sull’attualità politica e sociale.

Molti i temi affrontati e fra questi: le stime trimestrali sul PIL, i conti dell’Inps e le pensioni,  la situazione dell’area Euro e le critiche alla moneta unica, l’instabilità della situazione politica nazionale e dei mercati finanziari internazionali.

Per rivedere la puntata clicca qui

Intervento nella discussione della “Manovrina” (dl 120/2013 – Misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione) – 14/11/2013

Signor Presidente, colleghi, il provvedimento che oggi esaminiamo si propone di correggere il disavanzo per il 2013 di 1,6 miliardi di euro, ossia lo 0,1 per cento del PIL, dal 3,1 al 3 per cento. Dal punto di vista macroeconomico, ossia degli effetti sui moltiplicatori del PIL e dell’occupazione, stiamo parlando di una quantità che non esito a definire non rilevante anche se, come nella discussione tutti i colleghi hanno detto, ci possono essere rilevanti effetti su singoli comparti dell’economia e della società italiana. Continua a leggere

Intervento nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri – 25/06/2013

Consiglio europeo del 27 e 28 giugno: tante aspettative di milioni di europei e la richiesta forte del nostro Paese che questa volta si faccia sul serio. Formazione e servizi per l’impiego, youth guarantee, una grande iniziativa sull’apprendistato, tassazione del lavoro e  riduzione della stessa, sono fra i temi di cui si discuterà, anche per merito del Governo italiano.
Risulta necessario accelerare sugli investimenti europei e sui finanziamenti da parte della BEI, mettere in atto misure per contrastare il fenomeno del credit crunch e occorre che la BCE possa acquisire asset-backed securities in favore delle PMI.
In Europa si discute di politiche monetarie più espansive, misure quanto mai necessarie per sostenere la congiuntura. Sull’unione bancaria e il Meccanismo europeo di stabilità sembra di poter dire che un accordo è ancora lontano. Due punti da segnalare: il primo riguarda il limite di 60 miliardi di euro agli interventi di ricapitalizzazione sulle banche; in secondo luogo, appare molto rischioso fissare delle regole per i cosiddetti bail in.
L’obiettivo di isolare le banche dal rischio dei debiti sovrani rimane una questione di assoluta importanza.  L’Italia, dopo notevoli sacrifici, esce dalla procedura di infrazione. La prima delle sei raccomandazioni dell’Unione Europea riguarda il limite del 3% del PIL per il disavanzo del 2013: regola da continuare a rispettare a tutti i costi. Malgrado le manovre di risanamento dei conti pubblici, l’Italia rimane un Paese fragile per via dell’alto debito pubblico e lo spread è nuovamente aumentato.
Si farà l’impossibile per evitare l’aumento dell’IVA: rifiutando meri ultimatum, servono proposte e una comune assunzione di responsabilità.

Testo integrale dell’intervento

Video

L’ampia maggioranza è una necessità, ma può fare bene all’Italia – Intervento di Giampaolo Galli al Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti

The usual line about the grand coalition led by Enrico Letta is: “I do not like it. It is against nature. But it is a state of necessity, since no other governing coalition was possible”. I will not try to argue against this line which reflects the legitimate sentiments of most voters both in the left and in the right. However I believe that we can and must turn a state of necessity into an opportunity. How can this come about?

To answer this question, let me first recall an episode that goes back to the 1970s and owes much to Richard Gardner, who is today with us and at the time of the Carter administration was an highly esteemed ambassador in Rome.

As he recalls in his memorable book of memories, in 1978 Richard managed to convince the US administration to give a visa to Giorgio Napolitano for entering the US. The political context in Italy was that of the governments of “national solidarity”, advocated by Aldo Moro, the prominent leader of the main Italian political party. During this trip, Napolitano had a private meeting at MIT with four leading economists, in the Keynesian – liberal camp: Robert Solow, Franco Modigliani, Lester Thurow and, last but not least, Paul Samuelson. Being an Italian graduate student at MIT, I was given the honor to take part in the meeting. Two things did strike me very much and may still be of some relevance today.

The first one, all those liberal economists were appalled by the amazing economic mess that prevailed in Italy: stagflation, high deficits, recurrent financial crises. They clearly pointed at a shameful lack of responsibility of political leaders and at a continuing illusion that a country can live beyond its means. Paul Samuelson was even more severe than usual, more than I had ever heard him do with Milton Friedman or Richard Nixon.

The second one, I was hit by Giorgio Napolitano’s response. He showed full awareness of the problems of Italy and argued that the left was ready to undertake at least some of the IMF – style reforms that were needed to save the country. That was the very sense of national solidarity governments, which meant that political opponents were willing to take on a common responsibility for the good of the country, setting aside the historical divide that had characterized Italy and many other countries after WW2. I had the impression that his arguments convinced the table.

It would be tempting to say that we are still there, though of course time never passes in vain.

Italy is still a problematic country, essentially because it tries to live beyond its means. This no longer takes the form of high inflation, but in the course of time it has taken two forms: 1) a high and increasing public debt and 2) a creeping inflation year after year that over the years has cumulated into an amazing loss of competitiveness vis a vis Europe, especially Germany. These are the two key problems of Italy today, which are at the root of both a deeper recession than elsewhere and high unemployment.

Giorgio Napolitano is still the one person that can effectively appeal to a sense of national responsibility to save the country. And, thanks to his action, we are once again engaging in a “national solidarity” government, that puts together political parties that until a few weeks ago regarded each other as “enemies”.

Will we succeed this time? Will the grand coalition government be able to solve at least some of the key problems of Italy?

To those who are understandably skeptic about it, both in the US and in Italy, I would offer the following two considerations.

1. The first consideration is that a wide political majority may have a easier time implementing difficult measures. This seems to be the lesson of many different countries and is also the lesson of the 1976-1978 governments of “national solidarity” in Italy: the mess had been done before and was going to be repeated afterwards (see Basevi and Onofri, Economia Italiana, 1997). Consider in particular the following three issues:

a. One of the key difficult things that need to be done is reforming the Constitution and the electoral law. We need to balance the principle of full representation with the need to have well defined majorities and governments that last the full length of a legislature and can take decisions. This is a typical problem that can be solved only with a wide consensus in Parliament.

b. Another very difficult challenge is to lend credibility to our commitment to stick to European rules concerning public finance. In this respect, it is remarkable that a few days ago Parliament has approved, with a very large majority, a resolution that commits the government to stay within the 3% limit in 2013. Whatever one thinks about austerity in general this was an essential step to avoid problems with the financial markets.

c. Italy badly needs to reduce tax pressure. This was the strong message that came out the February election. Of course to reduce taxes we must cut spending which is very difficult and very unpopular. If all major political forces agree on spending cuts and put their faces on them, then we can do it. No one wants to eliminate our European style welfare system. We want to streamline the public sector and make it more efficient. There is room to do it and we can do it. But we can only do in a bipartisan way.

2. The second consideration is that Italy has failed to do the necessary reforms (bureaucracy, justice, infrastructure, education, form of government etc.) not so much because the reforms were not approved by parliaments, but because they were not implemented by the succeeding governments or were explicitly abrogated, sometimes by popular referendum. So we have had “stop and go” reforms that at the end delivered almost nothing to citizens and companies. What we need a steady sense of direction and administrative capacity in order to implement over time what has been decided. If each government undoes what the previous government has done, we go nowhere.

We should stop this unfortunate state of affairs. We should put together all our shareholders and say we have a project for Italy for which we all take responsibility.

 

Estratto dall’intervento di Giampaolo Galli sul tema:
Italy, the governance of the euro and competitivness: the challenge of the grand coalition
The Council for the United States and Italy – June 7 and 8, Venice

 

Dichiarazione di voto d.l. sui debiti della Pubblica Amministrazione 05/06/2013

40 miliardi alle imprese: un provvedimento espansivo necessario e urgente, ma perfettibile. La stima del debito ammonta a 90 miliardi e molto ancora c’è da fare per migliorare la contabilità pubblica. Tre i successivi passi a seguito di questo decreto legge: monitorare il flusso dei pagamenti, attuare eventuali provvedimenti correttivi e un prossimo aggiornamento al documento di economia e finanza che riduca la differenza tra gli importi dovuti stimati e quelli effettivamente pagati.

Dichiarazione di voto d.l. debiti PA 5 giugno 2013

Video

Relazione DEF Aula 6 maggio 2013

“L’alto livello a cui è giunto il nostro debito pubblico per via di una vicenda pluridecennale rappresenta una pesante ipoteca sul presente e il futuro della società e, ovviamente, dell’economia italiana. Comprendo l’indignazione dei più giovani, che non hanno colpe, condivido la loro indignazione, capisco che si possa legittimamente parlare di un fallimento delle classi dirigenti che si sono succedute negli ultimi decenni, ma non abbiamo scorciatoie. L’unica via è quella di tenere i conti in ordine, con un consistente avanzo primario anno dopo anno, e di dismettere asset pubblici”.

Relazione sul Documento di Economia e Finanza Aula 6 maggio 2013

Interrogazione a risposta orale al Ministro dell’economia e delle finanze

SEDUTA DEL 21 MARZO 2013

Interrogazione a risposta orale:

GIAMPAOLO GALLI, TARANTO, FASSINA, CAUSI e BARETTA.

Al Ministro dell’economia e delle finanze.

— Per sapere – premesso che:

la problematica del ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni nelle transazioni commerciali relative a contratti di fornitura di beni e servizi e, soprattutto, dell’ammontare dei debiti pregressi costituisce, specie nella fase attuale, un peso insopportabile per la tenuta finanziaria del sistema produttivo, già sottoposto al credit crunch;

l’importo dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione è particolarmente elevato: secondo Eurostat (Note on stock of liabilities of trade credits and avances, ottobre 2012) esso ammontava, nel 2011, a oltre 67 miliardi di euro, mentre la Banca d’Italia lo ha stimato pari a circa 70 miliardi di euro;

la questione dei ritardi dei pagamenti è stata affrontata nel corso della precedente legislatura con una serie di interventi normativi finalizzati a dare attuazione alla direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 giugno 2000 e alla successiva direttiva 2011/7/UE del 16 febbraio 2011, sostitutiva della prima, mentre il problema dello smaltimento dei debiti pregressi è stato affrontato attraverso una pluralità di strumenti;

in particolare, l’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, e successive modificazioni, ha introdotto una disciplina specifica che prevede la certificazione, da parte degli enti debitori (enti territoriali, enti del Servizio sanitario nazionale, amministrazioni statali ed enti pubblici nazionali), dei crediti nei confronti dei soggetti interessati anche ai fini della cessione  pro-soluto o prosolvendo dei medesimi crediti nei confronti di banche o intermediari finanziari.

Il termine per la certificazione è stato fissato in 30 giorni dalla data di ricezione dell’istanza, scaduto il quale, su nuova istanza del creditore, viene nominato un commissario ad acta con oneri a carico dell’ente debitore;

sebbene il quadro regolamentare risulti ormai completato (alla normativa relativa alla certificazione dei crediti è stata data, infatti, attuazione con i decreti del Ministro dell’economia e delle finanze 22 maggio 2012, come modificato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24 settembre 2012, concernente la certificazione dei crediti da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici nazionali, e il decreto ministeriale 25 giugno 2012, relativamente alla certificazione da parte delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale, integrato dal successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 ottobre 2012) e il procedimento di certificazione sia disponibile anche su piattaforma elettronica, realizzata dalla Ragioneria Generale dello Stato e gestita da Consip Spa, il processo sembra svolgersi con estrema lentezza: secondo quanto affermato dal Ministro dello sviluppo economico Passera, al febbraio 2013 risultavano rilasciate soltanto 71 certificazioni, per un importo di 3 milioni di euro, mentre le amministrazioni pubbliche abilitate all’utilizzo della piattaforma sono solo 1.227 (di cui oltre 900 comuni del Centro Nord, e con solo 70 sono enti del servizio sanitario) e 289 le imprese;

sono, inoltre, intervenuti alcuni accordi (6 marzo 2012 tra la Cassa depositi e prestiti e l’ABI con cui la prima ha messo a disposizione 2 miliardi di euro destinati alle banche per le operazioni di acquisto dei crediti certificati vantati dalle pubbliche amministrazioni; 22 maggio 2012 tra l’ABI e le Associazioni delle imprese, attraverso il quale l’ABI si impegna a mettere a disposizione delle imprese un ammontare non inferiore a 10 miliardi di euro per lo smobilizzo dei crediti pubblica amministrazione, utilizzando la provvista acquisita dalla Cassa depositi e prestiti, ovvero dalla BCE, ovvero attraverso altri canali di finanziamento) e l’articolo 35 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, che ha reso disponibili 2 miliardi di euro per l’estinzione dei debiti pregressi mediante assegnazione di titoli di Stato, su richiesta dei soggetti creditori;

pertanto, l’ammontare finanziario sinora messo a disposizione delle imprese per lo smobilizzo dei crediti verso la pubblica amministrazione ammonterebbe complessivamente a 14 miliardi, – 2 miliardi dalla Cassa depositi e prestiti Spa, 10 miliardi dall’ABI, 2 miliardi per il pagamento dei crediti con titoli di Stato –, una cifra assolutamente insufficiente rispetto alle citate stime dello stock dei debiti della pubblica amministrazione;

consapevole della gravità e dell’urgenza di affrontare la questione, pena la sopravvivenza stessa del tessuto produttivo, il Partito democratico ha inserito questo tema tra gli otto punti del programma di Governo che sono stati sottoposti all’attenzione di tutte le forze politiche;

nelle conclusioni del Consiglio europeo del 14 e 15 marzo, sono state individuate, tra le priorità, « un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita » e « il ripristino della normale erogazione di prestiti all’economia », ricordando nel contempo « le possibilità offerte dalle norme di bilancio vigenti del patto di stabilità e crescita e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance »;

il 18 marzo 2013, in una dichiarazione congiunta dei Commissari agli affari economici e monetari Olli Rehn, e all’industria e imprenditoria Antonio Tajani è stata fatta una apertura relativamente alla possibilità di estinguere i debiti commerciali: in sostanza, l’Unione europea invita il Governo italiano a proporre un piano di pagamento, nell’orizzonte di due anni, senza rischiare che ciò comporti la violazione del patto, poiché la liquidazione dei debiti commerciali potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito del Patto stesso;

sempre dalla dichiarazione si evince che la Commissione è disponibile a cooperare con le autorità italiane per aiutare l’attuazione tecnica del piano di estinzione del debito commerciale pregresso e accoglierebbe con favore la disponibilità di informazioni più dettagliate e aggiornate sull’attuale ammontare di tale debito da parte di ogni livello di amministrazione pubblica;

da notizie di stampa si apprende che il Ministero dell’economia e delle finanze sarebbe pronto ad attuare tali misure anche mediante un provvedimento d’urgenza, si ipotizza, in particolare, (proprio a seguito delle dichiarazioni dei commissari Olli Rehn e Antonio Tajani) lo sblocco di circa 10 miliardi per le spese di investimento dei comuni, risorse già presenti nelle casse degli enti locali ma vincolate dal rispetto delle norme sul patto di stabilità e la successiva emissione ad hoc di titoli di Stato;

in questo modo si favorirebbe una importante immissione di liquidità nel sistema, utile a garantire la sopravvivenza di molte aziende, soprattutto medio-piccole, e il rilancio dell’economia –:

quale iniziativa intenda intraprendere il Governo e quale strumento intenda adottare al fine di sbloccare il pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione, anche a seguito della disponibilità manifestata nelle conclusioni del Consiglio Europeo del 14 e 15 marzo e nella Dichiarazione congiunta dei Commissari europei;

quali siano le ragioni del ritardo nel processo di certificazione dei debiti;

a quanto effettivamente ammonti il numero delle certificazioni sinora effettuate.

(3-00005)