Archivi autore: GIampaolo Galli

Il commento dell’Osservatorio CPI alla Nota di Aggiornamento al DEF, 5 ottobre 2019.

Il quadro di finanza pubblica incluso nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF) prevede solo limitati miglioramenti nelle nostre finanze pubbliche per il prossimo triennio. Inoltre, tali miglioramenti, compresa la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil, sono principalmente dovuti alla prevista riduzione della spesa per interessi e a un aumento del tasso di inflazione. Con andamenti meno favorevoli di tassi di interesse e inflazione il debito pubblico resterebbe su valori intorno al 135 per cento del Pil, lasciando esposta l’Italia a un aumento dei tassi di interesse o, in presenza di un cambiamento nel sentimento dei mercati finanziari, a un aumento dello spread. La misura principale prevista per la legge di bilancio è il disinnesco della clausola IVA da 23 miliardi. Le altre misure, per un totale di circa 7 miliardi, comprendono essenzialmente una modesta riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, la proroga degli incentivi agli investimenti privati (Industria 4.0) e un marginale aumento degli stanziamenti per gli investimenti pubblici. Nel complesso, la manovra ammonta dunque a circa 30 miliardi. Per circa la metà, essa determina un aumento del deficit da un valore tendenziale stimato a 1,4 per cento del Pil a 2,2 per cento del quadro programmatico (circa 14 miliardi; tuttavia, il deficit tendenziale era stato ridotto rispetto alle stime del DEF di aprile di circa 10 miliardi dalle misure di risparmio introdotte nel luglio scorso e dalla discesa dei tassi di interesse, sicché quanto finanziato in deficit rispetto al DEF di aprile è pari a circa 4 miliardi). Per il resto, essa trova coperture principalmente dal lato delle entrate, attraverso il contrasto all’evasione (per ben 7 miliardi), la riduzione delle spese fiscali e dei sussidi dannosi per l’ambiente (meno di 2 miliardi) e “altre misure” che comprendono la proroga dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione di terreni e partecipazioni. Misure di revisione della spesa sono marginali (meno di 2 miliardi). L’ esito del giudizio della Commissione sul rispetto delle regole europee rimane incerto: è possibile che ci venga comunque richiesta una piccola revisione dei conti, anche in virtù delle fragili previsioni sul recupero dell’evasione. Continua a leggere

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Come fare una manovra espansiva, di Giampaolo Galli, Inpiù, 30 settembre 2019

A quanto sembra il governo fisserà l’obiettivo per il deficit 2020 attorno al 2,2%. Dato che probabilmente, a causa di 23 mld di IVA,  il tendenziale sarà attorno al 1,5%, ciò consentirà ai politici di dire che la manovra è espansiva per 13 miliardi. Ma ciò che conta dal punto di vista economico è il confronto con l’anno precedente e qui le cose cambiano. Se, come sembra, quest’anno il deficit si collocherà fra il 2 e il 2,2% del Pil, un obiettivo al 2,2% per il 2020 è solo moderatamente espansivo; forse sarebbe meglio dire che è all’incirca neutrale, stando quantomeno ai macro numeri. Chi si è sempre preoccupato della sostenibilità del debito pubblico non può che accogliere con sollievo il fatto che la manovra è all’incirca neutrale, malgrado il peggioramento in atto nella congiuntura italiana ed europea. Questo è quello che si può permettere l’Italia oggi. Continua a leggere

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La manovella inceppata della spesa pubblica, di Giampaolo Galli, Inpiù, 23 settembre 2019

Il Ministro Roberto Gualtieri ha annunciato che per la prossima manovra di bilancio l’obiettivo è di mantenere il deficit 2020 sullo stesso livello previsto per il 2019 e cioè il 2 per cento circa del Pil. Si calcola che ciò comporti una manovra netta di circa 16 miliardi, posto che non si vuole ricorrere all’aumento dell’Iva. Se poi si tiene conto delle politiche che sono state annunciate (riduzione del cuneo sul lavoro, asili gratis, politiche per la famiglia, pubblica istruzione, incentivi agli investimenti ecc.) si arriva almeno a 26 miliardi. Dove si possono trovare tutti questi soldi? Continua a leggere

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Lezioni dall’Argentina, di Giampaolo Galli e Pietro Mistura, 18 settembre 2019, Osservatorio CPI.

La vicenda recente dell’Argentina dimostra quanto sia sbagliata l’idea che una politica monetaria sovrana sia in grado di evitare, in presenza di seri squilibri macroeconomici, il default sul debito pubblico e una forte svalutazione del tasso di cambio, con effetti molto pesanti sull’inflazione e sul tenore di vita della popolazione. Il fallimento del programma di modernizzazione messo in atto dal governo Macri, con il sostegno del Fondo Monetario Internazionale, non è attribuibile a un eccesso di austerità, in quanto fino al 2018 non vi è stata alcuna riduzione del deficit pubblico e la crescita degli aggregati monetari si è mantenuta elevata. Hanno contato soprattutto due fattori: una sequenza probabilmente sbagliata delle azioni di politica economica e la prospettiva di un ritorno al potere dei peronisti: quest’ultimo è stato il fattore scatenante della crisi delle ultime settimane a seguito della sconfitta di Macri, l’11 agosto, alle elezioni primarie per la Presidenza della Repubblica. Continua a leggere

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BRINDISI ALL’EUROPA, MA ATTENTI AI VECCHI VIZI, di Giampaolo Galli, Inpiù, 10 settembre 2019

Il rischio di promettere troppo e di aumentare la spesa pubblica

E’ difficile non provare al tempo stesso due sentimenti in parte contraddittori. Da un lato un senso di sollievo per lo scampato pericolo: è stata scongiurata la prospettiva di un Salvini con pieni poteri e in guerra permanente con l’Europa. Continua a leggere

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La curva di Laffer e la flat tax, di Giampaolo Galli e Luca Gerotto, 12 Agosto 2019, Osservatorio CPI

Di tanto in tanto, nel dibattito pubblico, riemerge l’idea, collegata alla cosiddetta “curva di Laffer”, che riduzioni delle aliquote fiscali siano un tale toccasana per l’economia che il gettito complessivo, anziché calare, aumenterebbe. Benché in astratto l‘idea di Laffer poggi su delle basi logiche ragionevoli, spesso ci si dimentica che questa conclusione può valere solo in circostanze molto particolari. Gli studi scientifici disponibili sull’Italia e sugli altri paesi sviluppati vanno chiaramente nella direzione opposta: riduzioni delle aliquote riducono il gettito fiscale. Questo è il consenso pressoché plebiscitario degli economisti. Con riferimento al dibattito italiano attuale, l’indicazione chiara è che la cosiddetta “flat tax” ha bisogno di normali coperture di bilancio in quanto non è in grado di autofinanziarsi. Continua a leggere

A volte è vero che non ci sono alternative: il 4 agosto 2011 le parti sociali scrissero un documento molto simile alla lettera che giunse il giorno dopo dalla BCE.

Il 4 agosto 2011, dunque il giorno prima della lettera della BCE, sindacati e Confindustria convocarono (letteralmente) il governo sulla base di un breve documento comune che metteva al centro l’urgenza di risanare i conti pubblici. Continua a leggere

Il Pil è fermo, ma l’occupazione aumenta: è una conseguenza della legge Fornero, di Giampaolo Galli, Inpiù, 2 agosto 2019.

Mentre il Pil è a crescita zero in termini sia congiunturale sia tendenziali, l’occupazione è aumentata a giugno di ben 115 mila unità (+0,5%) rispetto al giugno del 2018. Anche su base trimestrale l’occupazione ha messo a segno un dato positivo; nel secondo trimestre 2019 si sono registrati 124 mila occupati in più (anche qui, +0,5%) rispetto nel primo trimestre. Alcuni hanno messo in dubbio la validità dei dati Istat, ma forse non ce n’è bisogno. Continua a leggere

Le privatizzazioni immaginarie, di Giampaolo Galli, Inpiù, 29 luglio 2019.

“Non sappiamo se raggiungiamo la quota dei 18 miliardi prevista come target 2019 per le dismissioni”. Finalmente, il ministro Tria ha battuto un colpo sul tema delle privatizzazioni, aggiungendo però che “non possono esserci indiscrezioni perché coinvolgono anche aziende quotate sul mercato”. Quindi non si sa nulla delle intenzioni del governo, il che induce a pensare che non ci sia nulla di importante in cantiere altrimenti qualcosa sarebbe trapelato. Continua a leggere