Archivi autore: GIampaolo Galli

La web tax italiana: più problemi che soluzioni, di Beatrice Bonini e Giampaolo Galli, 25 gennaio 2020, Ocpi.

Il primo gennaio di quest’anno, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio, è stata introdotta in Italia la “digital tax”. Già presente nelle Leggi di Bilancio dei due anni precedenti, ma slittata a causa di ragioni tecniche e nell’attesa di accordi a livello europeo, la digital tax italiana è la seconda nell’Area Euro dopo quella francese. Una tassazione equa sulle grandi imprese del web, quasi tutte americane (e in qualche caso cinesi), è uno degli obiettivi della cosiddetta “Agenda Digitale Europea” che fa parte del programma strategico “Europa 2020”. Anche se l’Agenda si prefigge di trovare una soluzione univoca entro fine 2020, alcuni paesi membri si sono opposti alla “web tax”. In assenza di un accordo internazionale, in sede OCSE o quantomeno in sede europea, una digital tax nazionale presenta numerose controindicazioni per quello che riguarda i possibili effetti sulla competitività delle imprese locali e sulla trasformazione digitale dell’economia. Nel caso dell’Italia, l’imposta presenta ulteriori controindicazioni. Primo, per come è formulata attualmente, verrà probabilmente scaricata sui consumatori. Secondo, colpisce anche alcune grandi imprese editoriali nazionali, il che è certamente contrario alla finalità della norma. Terzo, non è chiaro come possa essere reso compatibile con la normativa sulla privacy l’obbligo che viene imposto alle imprese del web di geolocalizzare gli utenti al fine di sapere se la transazione è avvenuta in Italia. Quarto, il gettito previsto (oltre 700 milioni nel 2020) è probabilmente sovrastimato. Infine, gli Stati Uniti considerano la digital tax come una discriminazione nei confronti delle loro imprese e hanno già annunciato che reagiranno imponendo dazi su prodotti francesi e italiani. Tutto questo non toglie che è necessario trovare una rapida soluzione a livello europeo, probabilmente basata su una formula per la ripartizione dei profitti tra paesi, per evitare che i profitti delle compagnie multinazionali del web finiscano per essere sottotassati. Una soluzione europea consentirebbe anche di negoziare con gli Stati Uniti da posizioni di maggior forza. Continua a leggere

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Nella trasformazione digitale siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi, di Giampaolo Galli, Inpiù, 14 gennaio 2020.

Dove si potrebbe sperare di trovare qualche buona notizia sull’economia italiana se non in un settore, come quello della trasformazione digitale, che è in gran parte nuovo e sul quale si potrebbe immaginare che il peso dei problemi ereditati dal passato sia minore? Purtroppo anche in questo campo le cose non vanno affatto bene. Continua a leggere

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La digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, di Alessandro Banfi e Giampaolo Galli, 6 gennaio 2020, Osservatorio sui Conti Pubblici

Un recente rapporto della Corte dei Conti conferma i risultati che emergono dagli indicatori DESI della Commissione Europea secondo cui l’Italia si colloca al 24° posto, su 28 paesi dell’UE, per quello che riguarda la trasformazione digitale dell’economia e della società (cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni). In questa nota, si analizzano gli indicatori DESI che riguardano specificamente l’attività delle pubbliche amministrazioni. Il fatto che l’Italia si collochi un po’ meglio nella graduatoria relativa alle pubbliche amministrazioni (18° posto) non è di particolare consolazione. Continua a leggere

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Perchè il debito pubblico è un problema e come se ne esce. La mia sintesi del numero 1 della (rinata) Rivista di Politica Economica.

Il primo numero della rinata Rivista di Politica Economica è una monografia, interamente dedicata al tema del debito pubblico. I primi tre lavori, di Lorenzo Codogno, Andrea Presbitero e Stefano Caselli, fanno il punto su quello che sappiamo circa la gravità del problema nel contesto italiano e dei suoi riflessi sulla crescita economica, sulla stabilità del sistema bancario e sulla competitività delle imprese. I successivi tre lavori – uno di Sofia Bernardini, Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Carlo Valdes, un secondo di Marika Cioffi, Pietro Rizza, Marzia Romanelli e Pietro Tommasino e il terzo di Gabriele Giudice – si interrogano sulle soluzioni possibili, anche alla luce degli sviluppi che si stanno affermando in Europa riguardo alla governance dell’Eurozona di cui tratta il lavoro di Marcello Messori. Gli ultimi due lavori, di Ugo Panizza e Leonardo Becchetti, trattano di quelle che vengono spesso propagandate come soluzioni, ma sono illusorie: aumento del deficit per spingere sul denominatore del rapporto debito/PIL, ripudio del debito, monetizzazione e uscita dall’euro.             Continua qui.

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E’ vero che il reddito di cittadinanza va ai poveri? di Andrea Gorga, Luca Gerotto e Giampaolo Galli, Osservatorio Cpi, 16 dicembre.

Il numero dei percettori del Reddito di Cittadinanza (2,4 milioni alla data del 7 novembre) è notevolmente inferiore alle aspettative, cosi come definite nella Relazione Tecnica al provvedimento, e meno della metà del numero dei poveri assoluti misurati dall’Istat (5 milioni). È probabile che le sanzioni penali molto severe previste per gli abusi del Reddito di Cittadinanza costituiscano un forte disincentivo a fare domanda per coloro che lavorano nell’economia sommersa o occultano una parte consistente dei redditi e della ricchezza. Partendo da questa ipotesi, cerchiamo di trarre delle indicazioni relative all’incidenza della povertà in Italia e concludiamo che molte persone che risultano povere nelle indagini campionarie in realtà forse non lo sono. Correggendo i dati per questo fattore ed altri fattori rilevanti, riteniamo che dei 5 milioni di poveri che risultano all’Istat quelli davvero poveri sarebbero fra i 3,6 e i 4,3 milioni. Una buona parte di questi sono stranieri: gli italiani poveri sarebbero quindi fra 2,5 e 3 milioni. Dato che il Reddito di Cittadinanza adotta criteri molti restrittivi per gli stranieri, non stupisce che i percettori del sussidio siano solo 2,4 milioni. Inoltre, le distorsioni nel disegno del Reddito di Cittadinanza sono notevoli: molti dei percettori non sono poveri in base ai criteri dell’Istat e i poveri che non hanno diritto al sussidio sono quasi tanti quanti coloro (poveri e non) che lo percepiscono. Continua a leggere

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MES, BEN VENGA LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO, di Giampaolo Galli, 3 dicembre 2019, Inpiù.

Dopo il dibattito in Parlamento sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio,  Conte e Gualtieri non potranno non avvisare i partner europei che la ratifica della riforma del Mes da parte del Parlamento italiano non è del tutto scontata, anche perché – sia detto fra partentesi – non è scontato che questo governo sopravviva ai tanti motivi di contrasto che stanno emergendo fra i partiti della coalizione. Continua a leggere

ALTO TRADIMENTO, LA (FALSA) ACCUSA DI SALVINI A CONTE, di Giampaolo Galli, Inpiù, 18 novembre 2019

Salvini accusa il premier Conte e l’ex-ministro Tria di alto tradimento – quindi meritevoli di galera –  perché a giugno avrebbero “firmato di nascosto, di notte, un accordo per trasformare il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, da Fondo Salva-Stati in Fondo Ammazza-Stati”.  Il comunicato di Salvini segue un analogo comunicato di Borghi e Bagnai che strumentalizzava in modo davvero stupefacente le mie parole in un’audizione alla Camera del 6 novembre scorso. Come stanno davvero le cose? Continua a leggere

Il MES è uno strumento di solidarietà fra paesi dell’Eurozona. La campagna #stopMES è una sciocchezza demagogica

Dato che sta partendo  una sciocca e demagogica campagna #stopMES, riporto di seguito alcuni brani della mia audizione alla Camera (6 novembre 2019) in cui argomento che il MES, pur  avendo dei limiti, è un’istituzione preziosa, in cui si manifesta un notevole livello di solidarietà dei paesi più forti, in primis la Germania, nei confronti dei paesi finanziariamente più esposti alle crisi, a cominciare dall’Italia.  Continua a leggere

LA DIVERSA CONVERGENZA A EST E SUD, di Giampaolo Galli, Inpiù, 12 novembre 2019

La ex Germania orientale, a differenza del nostro Sud, ha recuperato il divario socioeconomico

Mentre Berlino festeggiava il trentennale della caduta del Muro e l’enorme progresso degli ex-Laender orientali, a Roma la Svimez snocciolava – come fa da decenni – i dati sull’arretratezza del Sud.  Continua a leggere

Il Meccanismo Europeo di Stabilità: funzionamento e prospettive di riforma, audizione presso le Commssioni riunite V e XIV della Camera dei Deputati, 6 novembre 2019

Ringrazio le due Commissioni, in particolare i loro Presidenti, l’on. Claudio Borghi e l’on. Sergio Battelli, per l’invito che mi è stato rivolto e che mi consente di esprimere le opinioni che abbiamo maturato in questi mesi su un tema di cruciale importanza all’interno dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Continua a leggere

TUTTA LA FLESSIBILITÀ POSSIBILE, La lettera del ministro Gualtieri alla UE sulla manovra di bilancio, di Giampaolo Galli, Inpiù, 25 ottobre 2019

Tutto si può dire meno che le regole europee non contemplino ampi margini di flessibilità e nella lettera di risposta alla Commissione Ue il ministro Gualtieri rivendica puntigliosamente il diritto di usarli tutti. Per il 2020 siamo quasi a 13 miliardi, mezza manovra. Continua a leggere