Archivi autore: GIampaolo Galli

Il grande guaio di quota 100, di Giampaolo Galli, Inpiù, 23 ottobre 2020.

La riforma Fornero delle pensioni è avvenuta in un momento in cui non solo la spesa pensionistica era alta, attorno al 15% del Pil, ma soprattutto era in rapida crescita per via dei trend demografici. La riforma è riuscita a fermare la crescita e poi avviarne una graduale riduzione fino al 2018. Nel 2019 sono intervenute le misure del governo giallo-verde (in particolare quota 100; non meno importante, ma con effetti non immediati,  è il blocco dell’indicizzazione dell’anzianità all’aspettativa di vita fino al 2026) che hanno generato un nuovo incremento. Continua a leggere

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Reddito di Cittadinanza: non basta rafforzare i controlli, di Giampaolo Galli, Inpiù, 6 ottobre 2020

L’affermazione di Tito Boeri secondo cui metà dei percettori del Reddito di Cittadinanza sono evasori forse non può essere dimostrata in modo puntuale, dato che non si sa chi sono gli evasori, ma è comunque verosimile in un paese in cui, secondo l’ Istat, ben 3,7 milioni di lavoratori (a rigore “unità di lavoro equivalenti a tempo pieno”) sono sommersi, ossia “non sono osservabili presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative”. Se i redditi di queste persone non sono osservabili, costoro possono accedere al reddito di cittadinanza come a molte altre provvidenze messe a disposizione di chi versa in condizioni di difficoltà. Continua a leggere

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La mancata convergenza del Mezzogiorno: trasferimenti pubblici, investimenti e qualità delle istituzioni, di Giampaolo Galli e Giulio Gottardo, Ocpi, 2 ottobre 2020

In una recente nota dell’Osservatorio CPI si mostra che, nel periodo 2014-2016, la PA ha trasferito dal Centro-Nord al Mezzogiorno più di 50 miliardi di euro annui (tra il 15 e il 20 per cento del PIL del Meridione).[1] L’ammontare di questi trasferimenti è in buona parte automatico, nel senso che può essere letto come la conseguenza fisiologica della previsione costituzionale in base alla quale i servizi pubblici devono essere oggetto di perequazione per tutti i cittadini indipendentemente dal territorio in cui risiedono. L’opinione degli autori di questa nota è che il Mezzogiorno ha bisogno di maggiori investimenti, pubblici e privati. Tuttavia, la questione decisiva è la qualità delle istituzioni, che si traduce nell’efficienza degli investimenti, come spesso sostenuto dalla Svimez. Questa nota aggiorna stime eseguite da diversi autori nel passato, per mostrare come al Mezzogiorno – senza un recupero di efficienza delle istituzioni – incrementi anche consistenti dei trasferimenti correnti e in conto capitale hanno effetti molto modesti sul divario di reddito con il Centro-Nord. Massicci trasferimenti pubblici per investimenti, specie tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, hanno avuto effetti marginali e comunque non duraturi sui divari di reddito. Peraltro, i trasferimenti pubblici, correnti e in conto capitale, hanno svolto un ruolo decisivo nella formazione del debito pubblico dell’Italia. Continua a leggere

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La spesa pubblica è troppo bassa al Sud? di Giampaolo Galli e Giulio Gottardo, Ocpi, 26/09/2020

Lo Stato spende di più per i cittadini del Centro-Nord che per quelli del Mezzogiorno? Al netto della spesa per interessi e di quella pensionistica – che lo Stato non può decidere come allocare a livello territoriale – la risposta è negativa. Se poi si tiene conto del diverso costo della vita, il Meridione sembra beneficiare di un trattamento migliore rispetto al Centro-Nord. Il fatto che la spesa nominale pro capite sia simile, ma il reddito e le entrate pro capite siano sensibilmente maggiori al Centro-Nord, fa sì che il peso della spesa della PA nelle regioni del Meridione sia molto maggiore. Di conseguenza, il Mezzogiorno riceve ogni anno cospicui trasferimenti pubblici dalle regioni a statuto ordinario più ricche, tutte del Centro-Nord.

*La nota è stata ripresa da Repubblica in questo articolo del 26 settembre 2020.    Continua a leggere

Contratti aziendali: che sia la volta buona? di Giampaolo Galli, Inpiù 18/09/2020

Un’innovazione concordata già nel 2011 che stenta a diventare realtà

Contratti aziendali: che sia la volta buona? 

Confindustria e siandacati hanno ricominiciato a discutere di contratti. Stando alle dichiarazioni, la Confindustria di Bonomi è determinata a rafforzare il ruolo della contrattazione aziendale, come peraltro è previsto dal “Patto della Fabbrica” del 9 marzo 2018. Confindustria fa bene, dal momento che questo è l’unico modo per migliorare la produttività e le buste paga. Continua a leggere

Quanto sono “verdi” le misure anti-Covid adottate in Italia, di Giampaolo Galli e Giorgio Musso, 15 settembre 2020, Ocpi

Il Green Stimulus Index è un indicatore sintetico che valuta l’impatto ambientale dei programmi di rilancio adottati da diversi governi in risposta all’epidemia di Coronavirus. La performance italiana è valutata negativamente dall’indicatore, nel senso che nel complesso le misure emanate tendono ad avere un effetto negativo sull’ambiente e tendono ad essere più dannose, o meno favorevoli, di quelle degli altri i principali paesi europei. Tuttavia, alcuni paesi avanzati e tutti i paesi emergenti fanno peggio dell’Italia. Continua a leggere

Se il Pil è fuori moda, di Giampaolo Galli, Inpiù, 11 settembre 2020

Il Pil è forse un po’ fuori moda, ma rimane la variabile cruciale cui guardare anche ai fini dello sviluppo umano della nostra società. Questo è l’argomento del governatore di Bankitalia Ignazio Visco in un corposo passaggio del suo recente discorso all'”Euroscience Forum 2020″. Il tema dell’intervento era la crescita economica e il ruolo della conoscenza, ma Visco ha fatto un lungo detour per argomentare che si riscontra una elevata correlazione (oltre il 90%) fra l’indice dello sviluppo umano elaborato dalle Nazioni Unite e il Pil. In particolare, fra i 200 paesi considerati, quelli con un più alto Pil procapite, hanno anche i più elevati livelli di istruzione e un’aspettativa di vita alla nascita più lunga; vi contribuiscono – dice Visco – condizioni igieniche migliori, una migliore alimentazione, sistemi sanitari più sviluppati. Continua a leggere

Perché l’intensità della crisi economica è tanto diversa fra paesi simili? di Giampaolo Galli e Giulio Gottardo, 10 settembre 2020

L’epidemia di covid-19 ha causato una crisi economica senza precedenti a livello globale. Vi sono tuttavia notevolissime differenze fra paesi. Quali fattori hanno determinato queste differenze? Perché in sei mesi il PIL della Germania è caduto “solo” dell’11,5 percento, mentre quello della Spagna quasi del 23 per cento? Ciò che meglio spiega questo fenomeno è la combinazione tra intensità dei lockdown, composizione settoriale delle varie economie e paura dell’epidemia. Continua a leggere

Non si chiamano così, ma sono eurobonds! di Giampaolo Galli, Inpiù, 5 agosto 2020

Da almeno un decennio tutti i politici italiani chiedono gli eurobonds. Anche se non si chiamano più così – perché il termine è tossico per molti elettori del Nord Europa – ora gli eurobonds sono finalmente arrivati con il grande progetto NextGenerationEU; sul nuovo debito naturalmente, non per mutualizzare quello vecchio. Continua a leggere

Che fine ha fatto la liquidità immessa dalle banche centrali? di Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Francesco Tucci, Ocpi, 14 luglio 2020

Da molti anni tutte le principali banche centrali immettono nel sistema economico grandi masse di liquidità. Queste azioni hanno contribuito a mantenere su livelli molto bassi i tassi di interesse e hanno probabilmente avuto il merito di attenuare la gravità della crisi del 2008-2009 e degli anni successivi, evitando che si formassero focolai di tensione finanziaria. Non si sono però tradotte in un aumento significativo del credito erogato e della moneta detenuta dal pubblico. Il crollo del moltiplicatore monetario e di quello del credito ha quindi indotto alcuni a credere che la banca centrale possa stampare moneta per finanziare i deficit pubblici quasi senza limiti. Per affrontare questa questione, oltre che per meglio comprendere gli aspetti tecnici del meccanismo monetario, è importante cercare di dare una spiegazione del crollo del valore del moltiplicatore della base monetaria. L’analisi suggerisce che ci siano dei fattori endogeni quali il venire meno della fiducia reciproca fra banche, un fenomeno che si verificò anche dopo la crisi del 1929; ma ha pesato anche la regolazione a cominciare dai capital ratio più stringenti, che hanno impedito a molte banche di aumentare l’offerta di credito, e altre norme che hanno reso più costoso per le banche operare sull’interbancario. Il risultato è stato che, per contenere il rischio, le banche hanno preferito tenere la liquidità presso le banche centrali, anziché prestarla ad altre banche attraverso il mercato interbancario. Ciò ha comportato un enorme aumento del fabbisogno di liquidità delle banche che è stato in ampia misura soddisfatto con il QE. Infine, le politiche di QE si sono scontrate con la difficoltà di portare i tassi di interesse a livelli negativi o comunque molto bassi: in particolare, un ostacolo è rappresentato dal fatto che tassi sui depositi troppo bassi possono indurre le persone a detenere contante, il che comporta che anche i tassi sui prestiti abbiano un limite verso il basso. Questo insieme di circostanze ha consentito alle banche centrali di acquistare grandi quantità di titoli pubblici, senza provocare effetti indesiderati sui prezzi degli asset o sull’inflazione. Ma è improbabile che questa condizione si ripeta in futuro per un lungo periodo di tempo.

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* Questa nota è stata ripresa da IlSole24Ore in questo articolo del 14 luglio 2020

La ristrutturazione del debito tedesco nel 1953: è rilevante per i problemi di oggi? di Alessandro Cascavilla e Giampaolo Galli, Ocpi, 17 aprile 2020

Nelle discussioni sui debiti dei paesi europei, la ristrutturazione del debito estero tedesco del 1953 viene spesso utilizzata per argomentare che la Germania oggi dovrebbe trattare i paesi ad alto debito con la stessa generosità e lungimiranza con cui essa fu trattata allora. O per dire che non è vero che la Germania ha sempre onorato i propri debiti e dunque non si capisce perché debba essere tanto esigente quando si tratta dei debiti degli altri. Il parallelo storico però non regge. Da un lato, il debito che fu cancellato all’epoca non era stato contratto liberamente dalla Germania ma era frutto di riparazioni di guerra risalenti addirittura al Trattato di Versailles. Dall’altro la solidarietà che ora il sud Europa chiede non ha nulla a che fare con la cancellazione del debito pre-esistente. Richiamare la cancellazione del debito di guerra tedesco nel 1953 dà l’impressione (errata) che l’Italia voglia beneficiare di una cancellazione del proprio debito passato. È anche utile ricordare che l’Italia non firmò il trattato di Londra del 1953.

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https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-perche-e-sbagliato-richiamare-oggi-la-cancellazione-del-debito-tedesco

The reform of the ESM and why it is so controversial in Italy, Luiss-Sep WP, 8 april 2020

Key points
• The draft reform of the European Stability Mechanism (henceforth ESM) was not approved as
scheduled at the Euro Summit in December 2019, nor in subsequent meetings, because the Italian Prime Minister was obliged to ask for a delay in the face of strong domestic opposition to the reform from populist parties. With the outbreak of the Covid19 epidemic in February the issue has fallen outof the European agenda, at least for the time being.
• The arguments used by the populists against the reform were deeply flawed.
• The proposed changes in the text of the EMS Treaty were relatively minor and did not contain any mechanism of automatic restructuring of the debt of countries asking for financial assistance from the ESM.
• However, the small changes in the text reflected the idea that Italy would soon be obliged to
restructure its debt. The only possible answer by the Italian authorities was to design a plan for the gradual reduction of the debt to GDP ratio. This will still be the case, with greater difficulties, after the end of the epidemic.
• Restructuring the debt may be a painful necessity, but it is not a way to solve the problem of
a heavily indebted country in which most of the debt is held by residents.

Qui il paper Luiss- Sep

Blocco dei settori “non essenziali”: quali risvolti per l’economia nazionale? Ocpi, 7 aprile 2020, di Giampaolo Galli, Raffaela Palomba e Federica Paudice

Nel decreto del 25 marzo è stata aggiornata la lista dei settori ritenuti essenziali per il sistema e che pertanto possono continuare la loro attività anche nella situazione di emergenza attuale. I settori “non essenziali”, la cui produzione viene quindi bloccata, rappresentano circa il 40 per cento del valore aggiunto e della produzione dell’economia italiana. Ciò ha delle ripercussioni dirette e indirette sulla catena del valore delle imprese. Nella presente nota si utilizzano le tavole Input-Output per stimare i possibili effetti sulle principali variabili economiche. Particolarmente preoccupanti risultano essere gli effetti sulle esportazioni e sugli investimenti, bloccati nella misura del 63 e del 43 per cento rispettivamente.

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Come raggiungere un accordo nell’Eurogruppo, di Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Enrico Letta, 2 aprile 2020

La crisi in corso è più violenta di quella del 2008. Le risposte devono quindi essere più potenti e più rapide di allora per evitare il ripetersi del disastro economico e sociale che allora ne seguì. La BCE sta facendo da subito il massimo, molto più di allora: per molti paesi, i massicci acquisti di titoli di stato rappresenteranno una fondamentale fonte di finanziamento non solo dei deficit pubblici, ma anche dei titoli di stato già in circolazione che dovranno essere ripagati nel corso di quest’anno. Ciononostante, anche per ridurre il peso che grava sulla BCE, è utile integrare questa fonte di finanziamento con una risposta congiunta e solidale da parte dei governi dell’area dell’euro.

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Negoziato UE: come uscirne, di Giampaolo Galli e Alfredo Macchiati, Inpiù, 29 marzo 2020

Per ottenere risultati in un negoziato, bisogna sapere esattamente qual è la ragione del contendere e quali sono le ragioni degli altri. Nel negoziato in corso al Consiglio Europeo, la ragione del contendere è che l’Italia, e alcuni altri paesi ad alto debito, temono di non farcela ad affrontare la crisi con mezzi propri e quindi chiedono una garanzia europea, ossia a carico dei paesi a basso debito. Se questa è la sostanza del negoziato, le ragioni degli altri sono facilmente comprensibili e sono uguali e simmetriche alle nostre: per i leader del Nord è molto difficile spiegare ai loro elettori-contribuenti che devono devolvere risorse, anche solo eventuali, a favore dei paesi ad alto debito. Continua a leggere

IL VIRUS E L’ECONOMIA: IL MES CI CONVIENE, di Giampaolo Galli, Inpiù, 25 marzo 2020

Molti sostengono che questa volta, a differenza del 2009, lo shock è simmetrico e da questo fanno discendere che il finanziamento delle necessarie misure di sostegno all’economia deve avvenire attraverso strumenti comuni a tutti i paesi europei, come l’emissione di Eurobonds o Coronabonds da parte dell’Ue o del Mes. Purtroppo non è così. Continua a leggere