Reddito universale troppo costoso e disincentiva il lavoro, di Giampaolo Galli, Inpiù, 6 novembre 2020

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Ci mancava anche questa! La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo propone di “sperimentare il reddito universale, invocato da Beppe Grillo sul suo blog”, ossia un reddito che viene dato a tutti, ricchi e poveri, lavoratori e disoccupati. Le proposte di spesa corrente ormai piovono ogni giorno, malgrado che le Commissione Europea sia stata chiarissima riguardo al fatto che il Next Generation EU non può finanziare spese ricorrenti. E malgrado il fatto che è ormai evidente che usciremo dalla crisi con un debito pubblico ben più alto del 158% previsto dal governo e con una spesa pubblica maggiore: certamente dovremo spendere di più per la sanità, ma anche per tante altre esigenze, ad esempio la cura degli anziani, che sono emerse con forza in questi mesi. È dunque evidente fin da oggi che la pressione fiscale dovrà aumentare, con tutte le conseguenze negative che ciò può avere sul piano economico e anche sociale e politico.

Il reddito universale incondizionato, quello invocato da Grillo, è stato sperimentato in Finlandia nel 2017 dando a circa 200 mila persone un reddito mensile di 560 euro per due anni. La sperimentazione è stata ritenuta un fallimento da quasi tutti, tant’è che la Finlandia ha abbandonato questa strada. Ma possiamo prendere la cifra finlandese per avere un’idea di quanto costerebbe il reddito universale da noi: circa 33 miliardi all’anno. I difensori del reddito universale argomentano che il costo sarebbe più basso perché questa misura sostituirebbe gli attuali ammortizzatori sociali; ma la sostituzione non potrebbe che essere molto parziale perché i nostri ammortizzatori garantiscono un reddito ben più alto di 560 euro. Se poi prendessimo a riferimento la cifra che nel 2016 era stata sottoposta a referendum popolare in Svizzera, 2.500 franchi, andremmo nell’ordine delle centinaia di miliardi. Saggiamente, gli svizzeri hanno rigettato la proposta con una maggioranza del 77%; ciò che ha pesato non è stato tanto il costo pur spropositato della proposta, ma l’idea che un reddito garantito avrebbe avuto l’effetto di disincentivare la ricerca di un lavoro, almeno per una parte della popolazione. È difficile pensare che avessero torto. Se, come propone la Ministra, il reddito universale deve essere sufficiente per garantire “un’esistenza dignitosa” anche a chi non ha un lavoro, è ovvio che ci sarà un certo numero di persone che si accontenterà di vivere con quel reddito anziché fare la fatica di lavorare.

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