Reddito di Cittadinanza: non basta rafforzare i controlli, di Giampaolo Galli, Inpiù, 6 ottobre 2020

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L’affermazione di Tito Boeri secondo cui metà dei percettori del Reddito di Cittadinanza sono evasori forse non può essere dimostrata in modo puntuale, dato che non si sa chi sono gli evasori, ma è comunque verosimile in un paese in cui, secondo l’ Istat, ben 3,7 milioni di lavoratori (a rigore “unità di lavoro equivalenti a tempo pieno”) sono sommersi, ossia “non sono osservabili presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative”. Se i redditi di queste persone non sono osservabili, costoro possono accedere al reddito di cittadinanza come a molte altre provvidenze messe a disposizione di chi versa in condizioni di difficoltà. Per risolvere il problema non basta rafforzare i controlli: lo dimostra l’evasione fiscale che non è stata debellata dalla più imponente macchina di controlli che si possa immaginare (l’Agenzia delle Entrate e un’arma, la Guardia di Finanza, dedicata quasi solo a questo). Occorre cambiare sistema, facendo tesoro dei consigli che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario danno ai paesi – tipicamente in via di sviluppo – che hanno un’ampia componente di economia sommersa e una macchina amministrativa non in grado di verificare i redditi reali delle persone.

A una piccola dotazione monetaria, come quella della “social card” – soggetta comunque alla prova dei mezzi-si possono affiancare erogazioni per categorie che sono correlate al disagio sociale (cosiddetto “tagging”): famiglie con figli minori o disabili, madri sole, anziani senza altri sostegni, persone che abitano in zone particolarmente disagiate. E si possono erogare servizi reali (aid in kind): prima della casa popolare, ci può essere il dormitorio e ci possono essere le mense comunali o di privati come la Caritas. Data la ben nota farraginosità della nostra Pa, si può dubitare che esse siano in grado di fornire questi servizi, in modo efficiente e in tutto il paese; allora sarebbe meglio dare i soldi alla Caritas e alle altre organizzazioni no profit che hanno già un’ampia esperienza di aiuti alle persone in condizioni di disagio. Si possono inoltre escludere i giovani in buona salute (fino a 30 anni?) dal beneficio, perché un giovane, se si da‘ da fare e se ha davvero bisogno, un lavoro lo trova, anche se magari deve andare lontano da casa o anche in un altro paese, come hanno fatto, per tanti anni e con tanti sacrifici, i nostri nonni e bisnonni. L’alternativa è lo status quo, ossia un formidabile incentivo al lavoro nero e uno spreco di soldi pubblici che non ci possiamo permettere.

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