LA DIVERSA CONVERGENZA A EST E SUD, di Giampaolo Galli, Inpiù, 12 novembre 2019

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La ex Germania orientale, a differenza del nostro Sud, ha recuperato il divario socioeconomico

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Mentre Berlino festeggiava il trentennale della caduta del Muro e l’enorme progresso degli ex-Laender orientali, a Roma la Svimez snocciolava – come fa da decenni – i dati sull’arretratezza del Sud. Un recente lavoro di Michael Burda, della  Università Humboldt di Berlino, ci informa che fra il 1991 e il 2016 il Pil pro capite dei Lander Orientali è passato dal 57% di quello dei Lander Occidentali (un gap analogo a quello del nostro Mezzogiorno oggi) all’85%. La differenza nell’aspettativa di vita, indicatore molto significativo, si è ridotta in misura straordinaria: da 3 anni a zero per le donne e 3,5 anni a uno per gli uomini.

In Italia invece, dal 1951 il Pil per abitante del Sud non si riduce e oscilla fra il 50 e il 60% di quello del Centro Nord. A metà degli anni settanta nei primi anni ottanta raggiunse un picco del 60%. Nel 2009, dopo molte oscillazioni, era al 58%. Con la crisi è sceso al 55% (ultimo Istat, del 2017). Le tante statistiche citate da Svimez indicano che l’arretratezza relativa del Sud riguarda una molteplicità di ambiti dell’economia e della convivenza civile: infrastrutture, qualità dei servizi pubblici, capitale umano, povertà, disoccupazione, ruolo della donna ecc.

Come mai la convergenza, come dice la Svimez, funziona a Est e non a Sud? È molto difficile rispondere, ma una cosa possiamo dirla: l’intensità degli investimenti, pubblici e privati, conta poco. Dal 1950, per 40 anni, il rapporto fra investimenti fissi lordi e Pil è oscillato fra il 20 e il 28% nel Mezzogiorno, mentre nel Centro-Nord si è mantenuto fra il 16 e il 20%. Un mio calcolo per una pubblicazione di Banca d’Italia a  inizio anni novanta segnalava che se l’efficienza degli investimenti fosse stata la stessa a Centro Nord e Sud, i divari in termini di Pil pro capite si sarebbero azzerati già allora. Dagli anni novanta a oggi, la distanza in termini di investimenti su Pil si è molto ridotta, specie nella componente privata – molto meno in quella pubblica -, ma è rimasta a favore del Mezzogiorno, almeno fino al 2013; in media, nel periodo 1995-2017 il rapporto è risultato pari al 20,4% al Sud contro 19,4 al Centro Nord. E in Germania? Il rapporto investimenti su Pil all’Est è stato altissimo (fino all’80%) subito dopo l’unificazione, ma già nel 2000 era stato ricondotto al livello dei Lander occidentali, mediamente attorno al 20%. L’ex Germania Est ha tanti problemi, segnalati dal successo dell’estrema destra di AfD e dei nostalgici del comunismo, oggi il governo tedesco può annunciare che per il 90% dei contribuenti verrà abolita la tassa di solidarietà introdotta nel 1991 per la ricostruzione dei Laender orientali.

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