Il Pil è fermo, ma l’occupazione aumenta: è una conseguenza della legge Fornero, di Giampaolo Galli, Inpiù, 2 agosto 2019.

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Mentre il Pil è a crescita zero in termini sia congiunturale sia tendenziali, l’occupazione è aumentata a giugno di ben 115 mila unità (+0,5%) rispetto al giugno del 2018. Anche su base trimestrale l’occupazione ha messo a segno un dato positivo; nel secondo trimestre 2019 si sono registrati 124 mila occupati in più (anche qui, +0,5%) rispetto nel primo trimestre. Alcuni hanno messo in dubbio la validità dei dati Istat, ma forse non ce n’è bisogno. L’aumento dell’occupazione è spiegabile ancora con l’”effetto Fornero”, ossia il fatto che continua ad aumentare l’età effettiva di pensionamento; effetto che per ora è stato solo scalfito dalla controriforma di Quota 100. Infatti, gli occupati sopra i 50 anni di età sono aumentati di ben 292 mila unità (+3,5%) rispetto al giugno 2018, il che significa che gli occupati di tutte le altre classi di età sono diminuiti di 177 mila. Ha fatto un certo scalpore che siano aumentati gli occupati nella classe 15-24 anni, ma il loro aumento tendenziale (+46 mila) è più che compensato dalla riduzione degli occupati nella classe 25-34 (-51 mila) e soprattutto nella classe 35-49 (-172mila). A questi dati bisogna aggiungere l’aumento di ben il 42,6% della cassa integrazione fra giugno 2018 e giugno 2019, che corrisponde a circa 50mila occupati in meno; l’aumento è dovuto alle molte aree di crisi e al fatto che questo governo ha riattivato sia la cassa in deroga (aumentata in un anno del 462%) sia l’ossimoro della Cassa integrazione per cessazione di attività. In teoria i dati Istat delle forze di lavoro tengono conto della Cassa Integrazione, nonché della sua articolazione fra diversi regimi di orario, ma in realtà è possibile che un dipendente in CIG risponda all’intervistatore Istat che è comunque occupato -il che è giuridicamente e sostanzialmente corretto-, anche se magari non ha lavorato neanche un’ora nella settimana di riferimento.  Si può obiettare che, anche tenendo conto del fattore Cassa Integrazione, nel complesso gli occupati sono aumentati, il che non sembra coerente con la crescita zero del Pil. Qui occorre tenere conto del fatto che i dati Istat sulle forze di lavoro non disaggregano fra settore pubblico e settore privato; quindi è possibile che l’aumento sia concentrato nel settore pubblico. Questo è molto probabile alla luce del fatto che per ora Quota 100 ha consentito solo l’uscita, a partire dalla finestra di aprile, di lavoratori nel comparto privato. La prima finestra per i dipendenti pubblici è infatti ad agosto (a settembre per i dipendenti della scuola). Inoltre, le imprese sanno che nei prossimi mesi perderanno altri dipendenti che matureranno Quota 100: quindi non hanno fretta di mettere fuori altri lavoratori per riequilibrare, se già non lo hanno fatto, il rapporto fra livello di attività stazionario e occupazione (degli anziani) in crescita. Il riequilibrio verso un livello di occupazione più basso verrà da sé, quale gradito regalo del governo come stiamo verificando in questi giorni nel caso delle banche.

Infine, la diminuzione del numero dei disoccupati (-288 mila rispetto al giugno 2018) è dovuto ai 292 mila anziani in più che per ora lavorano e al fatto che la popolazione in età 14-65 anni è diminuita di ben 150 mila unità.

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