Risparmi di spesa da RdC e Quota 100, di Andrea Gorga, Luca Gerotto e Giampaolo Galli, 2 luglio 2019, Osservatorio CPI

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Nel comunicato del 1° luglio, a seguito del Consiglio dei Ministri, il governo ha annunciato che l’indebitamento netto del 2019 si ridurrà di 7,6 miliardi (0,4 per cento del PIL) rispetto alle previsioni del Def. Questo risultato sarebbe dovuto principalmente a maggiori entrate e a risparmi su Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Se da un lato le previsioni sulle entrate ci sembrano piuttosto ottimistiche, dall’altra, proiettando i comportamenti registrati sino ad oggi, i risparmi di spesa su Quota 100 e Reddito di Cittadinanza potrebbero essere superiori, 3 miliardi invece che 1,5, come indicato dal governo. La prudenza nella valutazione del governo è probabilmente dovuta al fatto che alcuni chiarimenti normativi sono stati pubblicati solo nelle ultime settimane e che i comportamenti dei potenziali beneficiari delle due misure potrebbero cambiare nel tempo, man mano che se ne comprende l’effettivo funzionamento.

* * *

Il 1° luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di assestamento del bilancio, che prevede una riduzione dell’indebitamento netto per 7,6 miliardi rispetto alle previsioni del Def. La maggior parte di questo miglioramento viene da una stima di maggiori entrate per 6,24 miliardi di euro, di cui 2,7 relative a entrate extra tributarie (principalmente maggiori dividendi da società partecipate) e 3,5 miliardi da entrate tributarie e contributive. Alla luce dei dati che sono stati resi noti sui primi mesi dell’anno e dell’andamento della congiuntura economica, le previsioni sulle entrate tributarie e contributive ci sembrano piuttosto ottimistiche. Ci sembra invece che i risparmi di spesa per Quota 100 e Reddito di Cittadinanza potrebbero essere maggiori, 3 miliardi anziché 1,5 (cifra che il governo ha deciso di congelare con apposito decreto legge).

Reddito di Cittadinanza

All’inizio di giugno l’INPS ha diffuso i dati sulle domande per il reddito di cittadinanza presentate fino al 31 maggio. Si tratta di 1.252.148 domande. Di queste però solo una piccola parte è stata già elaborata. Nonostante l’INPS si impegni a rispondere alle domande entro il giorno 15 del mese successivo alla presentazione della domanda, risultano ancora non elaborate alcune domande del mese di marzo e circa un quarto del totale delle domande del mese di aprile. Di quelle già elaborate, il 29 per cento sono state respinte e l’1 per cento circa sono state sottoposte ad ulteriori accertamenti. Il dato del 29 per cento è leggermente superiore a quanto dichiarato dall’INPS (25 per cento). Analizzando i dati, sembra che l’istituto abbia calcolato le percentuali di rigetto delle domande rispetto al totale delle domande ricevute, includendo quelle non ancora elaborate.

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Ad oggi, considerando le domande già accolte al 31 maggio, la spesa totale per il 2019 per il reddito di cittadinanza sarebbe di circa 3 miliardi. Proiettando invece il 29 per cento di probabilità che le domande vengano respinte sul totale delle domande già ricevute (anche quelle non elaborate), arriviamo ad una spesa pari a circa 3,78 miliardi. Assumendo ancora che il numero di domande presentate continui a diminuire al ritmo sostenuto osservato in questi 3 mesi (le domande si sono in media dimezzate ogni mese), a fine anno il reddito di cittadinanza sarà costato circa 4,1 miliardi. Considerando che lo stanziamento in legge di bilancio è di circa 5,6 miliardi, il risparmio potrebbe essere effettivamente piuttosto corposo, circa 1,5 miliardi (Tavola 1). E il totale dei beneficiari sarebbe pari a circa 1,04 milioni di nuclei familiari (corrispondenti a circa 2,5 milioni di individui), oltre 210 mila nuclei in meno rispetto alle attese di inizio anno. Molti dei beneficiari inoltre inizieranno a ricevere il reddito di cittadinanza negli ultimi mesi dell’anno.

Tav. 1: Reddito di Cittadinanza e Pensione di Cittadinanza
Stanziamento              5,620,000,000 €
Spesa acquisita              2,977,021,994 €
Spesa sulla base delle domande ricevute              3,778,792,324 €
Spesa annuale (proiezione)              4,151,056,546 €
Risparmio potenziale              1,468,943,454 €
Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati INPS

Un risparmio così importante deriva in parte dalle stime precauzionali iniziali, e in parte dall’elevato tasso di rigetto delle domande. Quest’ultimo potrebbe essere una conseguenza di requisiti di accesso piuttosto stringenti e delle difficoltà per le famiglie numerose, più esposte alla povertà, di accedere al beneficio.[1] Inoltre, i ritardi nell’elaborazione delle domande garantiscono minori erogazioni per l’anno in corso.

Va però detto che la stima dei risparmi è basato su un notevole numero di ipotesi tecniche, le stesse che fa l’Inps, alcune delle quali potrebbero non verificarsi (si veda l’appendice): la più critica fra queste ipotesi è che il numero di domande presentate si riduca nei prossimi tempi allo stesso ritmo che è stato osservato nei primi tre mesi. È possibile che molte persone in stato di indigenza acquisiscano le informazioni necessarie con ritardo o che, prima di imbarcarsi in un iter burocratico abbastanza impegnativo, attendano di vedere gli esiti delle domande presentate nei primi mesi.

Non va poi dimenticato che, in base ai dati Istat, sono irregolari il 13,1 per cento degli occupati, il che corrisponde a ben 3,25 milioni di persone (dati Istat 2016). Una buona parte di queste persone risultano povere nelle rilevazioni statistiche e molte di esse lo sono effettivamente. Per queste persone si pone il problema di valutare se convenga fare domanda, il che potrebbe esporle ad un rischio accresciuto di essere scoperti. Per valutare questo rischio, non c’è che da osservare ciò che succederà dopo le esperienze dei primi mesi.

Quota 100

Al 20 giugno, le domande ricevute per Quota 100 erano 150mila, come riportato nella Tavola 2.[2] Il flusso mensile di nuove domande sta, come prevedibile, rallentando: dopo le 77mila di febbraio, ce ne sono state 33mila a marzo, 18mila ad aprile e 15mila a maggio.[3]

Tav. 2: Numero di domande presentate a varie date

15/03

17/04

13/05

20/06

Lavoratori dipendenti

32.648

43.268

47.787

54.615

Gestione pubblica

33.717

40.442

43.167

48.566

Spettacolo e Sport

332

448

492

578

Commercianti

7.545

10.107

11.135

12.521

Artigiani

7.930

10.511

11.511

12.978

Coltivatori Diretti Coloni Mezzadri

1.699

2.431

2.665

2.985

Gestione Separata

96

122

129

145

Fondi Speciali

4.187

5.695

6.409

7.551

Cumulo

5.399

7.699

8.548

10.160

TOTALE

93.553

120.723

131.843

150.099

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati INPS

L’impennata dei primi due mesi, ed il conseguente rallentamento nei mesi successivi, è stata dovuta principalmente a due motivi: il primo è che la decorrenza di aprile condensa buona parte dei lavoratori del comparto privato che avevano maturato i requisiti necessari prima della fine del 2018, e la seconda è che i lavoratori pubblici, in particolare quelli della scuola, avevano urgenza di presentare domanda per poter accedere alla prima decorrenza utile, dovendo dare alla propria amministrazione un preavviso minimo di sei mesi, decisamente più ampio di quanto avviene comunemente nel privato. Il numero di domande per la prima decorrenza utile risulta, di conseguenza, molto ampio: 58mila domande per la decorrenza aprile 2019, la prima finestra utile per il comparto privato, 10,5mila con decorrenza agosto 2019 per i dipendenti pubblici, e 22,5mila con decorrenza settembre 2019 per il settore della scuola.[4] Si tratta, quindi, di circa 91mila lavoratori che hanno cercato di usufruire di Quota 100 alla prima occasione utile. Secondo le nostre elaborazioni, questo dato è circa la metà rispetto allo scenario prudenziale presentato nella relazione tecnica.[5] Al di là di questa impennata iniziale, peraltro meno marcata del previsto, il flusso di nuove domande resta comunque rilevante: guardando l’andamento delle nuove domande inoltrate dal 26 aprile in poi, ci si può aspettare un flusso costante di 13-14mila nuove domande ogni mese.

Nella Tavola 3, riportiamo tre ipotesi per quello che potrebbe essere il numero di totale di pensionati a fine anno: lo scenario base relativo alle stime iniziali di gennaio, più due scenari elaborati a partire dai più recenti dati disponibili. Assumendo, in uno scenario estremamente prudenziale, che ci siano 14mila nuove domande ogni mese e che queste vengano accettate tutte, ed assumendo inoltre che quelle già respinte vengano comunque accettate dopo ricorso, potremmo arrivare ad avere a fine anno circa 185mila pensionati con Quota 100: poco più di 90mila lavoratori dipendenti privati, circa 45mila lavoratori autonomi e poco meno di 50mila dipendenti pubblici.[6] Verosimilmente, i numeri saranno inferiori a causa del fatto che, ovviamente, non tutte le domande vengono accettate. A titolo di esempio, il 18 per cento delle domande presentate con decorrenza aprile 2019 sono state respinte dall’INPS.[7]

In ogni caso, anche qualora venissero accettate tutte le domande, si avrebbero 185mila pensionati, ossia 80mila in meno rispetto alle stime iniziali, che erano di quasi 270mila per la sola Quota 100; se il 20 per cento delle domande venisse rifiutato, il numero di pensionati con Quota 100 a fine anno scenderebbe a circa 150mila, quasi 120mila in meno rispetto alle attese.

Tav. 3: Proiezione del numero dei pensionati con Quota 100 a fine 2019

Dip. Privati

Autonomi

Pubblico

TOTALE

Scenario con 20% rigetto

(Proiezioni OCPI su dati al 20 Giugno)

74.000

36.400

38.800

149.200

Scenario senza rigetto

(Proiezioni OCPI su dati al 20 Giugno)

92.500

45.500

48.500

186.500

Scenario base iniziale

(Proiezioni OCPI da Relazione Tecnica)

94.600

81.600

92.800

269.000

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati INPS e Relazione Tecnica al d.l. 4/2019.

Note: Considerato che nella Relazione Tecnica veniva stimato un maggior numero di pensioni per Quota 100 e pensione anticipata pari a 290mila, di cui 21mila per la pensione anticipata, abbiamo ridotto proporzionalmente (269/290=92.75%) le previsioni di 102mila dipendenti privati, 88mila autonomi e 100mila dipendenti pubblici per ottenere una stima relativa alla sola Quota 100.

In termini finanziari, quali sarebbero gli effetti? Per stimarli, manteniamo le assunzioni degli importi medi lordi annui pro-capite presentate nella relazione tecnica (28.300€ annui per i dipendenti privati, 18.400€ per gli autonomi, 30.200€ per i dipendenti pubblici). Nello scenario meno oneroso per i conti pubblici, ovverosia quello in cui a fine anno avremmo complessivamente 150mila pensionati con Quota 100, la spesa finale ammonterebbe a poco più di 1,8 miliardi, con minori oneri per circa 1,6 miliardi rispetto allo scenario “base” proposto dalla Relazione Tecnica, che prevede 270mila pensionati per 3,45 miliardi di spesa. Viceversa, nello scenario più oneroso avremmo 185mila domande per una spesa di 2,3 miliardi, cioè circa 1,15 miliardi di minori oneri rispetto allo scenario base.

In conclusione, è ragionevole ipotizzare che, a fine 2019, ci sarà oltre un miliardo di minore spesa per Quota 100.

A titolo cautelativo, si consideri che per i percettori di pensione con Quota 100 vige il divieto di cumulo rispetto a qualunque reddito derivante da lavoro dipendente o autonomo. Questa circostanza può indurre persone che lavorano in nero, o che potrebbero trasformare un’attività regolare in una sommersa, ad attendere qualche tempo prima di fare domanda al fine di capire se i controlli sugli abusi verranno effettivamente esercitati. Si consideri al riguardo che attualmente non vi è alcun divieto di cumulare il reddito da pensione con altri redditi, il che implica che le attività di controllo sul divieto in oggetto debbano essere reinventate ex-novo. Tali controlli potrebbero non essere particolarmente cogenti perché la norma non prevede sanzioni, ma solo la restituzione delle somme illecitamente percepite (rimangono però ovviamente le eventuali sanzioni connesse al mancato rispetto degli obblighi tributari e contributivi). Si aggiunga che non risulta che tali controlli siano mai stati efficaci nel passato, quando vigeva il divieto di cumulo rispetto a tutte le pensioni di anzianità.

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Va anche considerata la circostanza che solo nelle ultime settimane sono state chiarite alcune questioni, come l’ampiezza effettiva del divieto di cumulo con il lavoro autonomo (entro il limite dei 5.000 euro), se il reddito non cumulabile vada valutato per cassa o per competenza, se possono accedere a Quota 100 i percettori dell’Indennità di disoccupazione (Naspi).

I chiarimenti che sono stati forniti dall’Inps possono incidere, in un senso o nell’altro, sulla propensione delle persone a chiedere il beneficio di Quota 100 nei prossimi mesi.

Appendice

La stima sul RdC è effettuata sulla base di molte ipotesi e sulla base dei dati forniti dall’INPS.[8] In particolare si ipotizza che:

  • L’erogazione del beneficio avvenga dal mese successivo alla presentazione della domanda.
  • Le pensioni di cittadinanza siano sempre la stessa percentuale del totale delle domande accolte (in particolare quella appena fornita dall’INPS).
  • La probabilità di rigetto sia la medesima per le domande in elaborazione e le domande in sospeso.
  • La probabilità di rigetto rimanga uguale alla percentuale di domande respinte rispetto al totale delle domande elaborate.
  • Per quanto riguarda le proiezioni sulle domande future si assume una diminuzione costante delle domande pari alla media delle variazioni percentuali dei primi 3 mesi (marzo, aprile e maggio).
  • Gli importi medi per reddito di cittadinanza (RdC) e pensione di cittadinanza (PdC) rimangano gli stessi anche in futuro (540€ e 210€ rispettivamente).

[5] La Relazione Tecnica al decreto legge presentava una stima di circa 290mila pensionati in più a fine 2019 legati a Quota 100 ed alle diverse soglie per la pensione anticipata; sottraendo i beneficiari previsti per la pensione anticipata (21mila) ed i relativi oneri (328 milioni di euro), si ottiene una previsione relativa alla sola Quota 100 di 269mila pensionati ed oneri di 3,45 miliardi di euro. Pur mancando il dettaglio per mese, abbiamo stimato che la valutazione di questi oneri sia compatibile con uno scenario in cui circa 98mila lavoratori del comparto privato vadano in pensione con decorrenza 1° Aprile, e che circa 80mila dipendenti pubblici vadano in pensione con decorrenza 1° Agosto o 1° Settembre.

[6] Per i dipendenti pubblici, dovremmo avere a stretto giro i numeri definitivi per il 2019, considerato che per andare in pensione prima di fine anno è necessario fare domanda prima del 1° Luglio. Al 20 Giugno, sono 48500 lavoratori.

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