Verso il Def: i conti non tornano di Giampaolo Galli, Inpiù, 18 marzo 2019

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Nell’ambito delle regole sul coordinamento delle politiche economiche europee, la legge (n. 39/2011) prevede che il governo presenti il Documento di Economia e Finanza (Def) al Parlamento entro il 10 di aprile e alla Commissione Europea entro il 30 di aprile. Spesso i governi hanno scritto dei documenti assolutamente generici e non impegnativi, perché non sapevano bene come far tornare i conti.

Questa volta il problema di come far tornare i conti è più serio che negli anni passati. In più, a maggio si vota. È facile quindi immaginare che questa volta il Def, posto che non venga rinviato con una qualche trovata come è stato fatto per la Tav, sarà anche più vago del solito. Per il 2020 occorre reperire risorse per almeno 30-35 miliardi che possono arrivare fino a 40 miliardi se si ipotizza che la stagnazione dell’attività produttiva si estenda anche al 2020: 23 miliardi per disinnescare la clausola Iva e il resto per tenere conto della minor crescita, sia nella componente del Pil reale sia nella componente dell’inflazione.

Ammesso che il governo regga fino all’autunno, il tentativo sarà quello di portare il deficit in prossimità del 3%, che è il livello cui si sarebbe attestato in assenza delle clausole di salvaguardia se la crescita fosse stata quella prevista del governo (1% nel 2019 e 1,1% nel 2020).  Al Mef sarà chiesto di scrivere un documento che spieghi alla Commissione perché questo valore è ragionevole alla luce del cattivo andamento della congiuntura ed altri “fattori rilevanti” di natura eccezionale di cui, secondo le regole, occorre tenere conto. Al Mef hanno i cassetti pieni di fattori rilevanti da tirar fuori alla bisogna, ma questa volta dovranno essere molto più pesanti del solito. È probabile che la trattativa con la Commissione avvenga, come l’anno scorso, all’ultimo minuto utile, anzi un attimo dopo. I mercati potrebbero però reagire molto prima. E forse il tempo che intercorre fra aprile, quando comunque il Mef produrrà le prime stime sulla manovra da fare, e l’autunno, quando le decisioni vere dovranno essere prese, servirà ai protagonisti per capire che fare. Se conviene farsi carico della manovra, con tanto di scontro con la Commissione Europea e con i mercati, oppure fare altro: buttare la palla in tribuna, con una scusa qualunque, e cercare un modo per lasciare l’onere a qualcun altro. @giampaologalli  18 marzo 2019

 

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