Le cupidigie dei politici sulle riserve auree, InPiù, 12 febbraio 2019

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L’oro della Banca d’Italia fa gola a chi pensa solo alle prossime elezioni e non sa come far quadrare il bilancio dello Stato. Si tratta di 2.452 tonnellate che, valutate al prezzo del 31/12/2017, valgono 85,3 miliardi di euro. Sembrano tanti soldi, ma sono meno del 5% del nostro debito pubblico. Se dunque venisse venduto tutto l’oro e la vendita non avesse alcun effetto sul prezzo, il debito pubblico scenderebbe al 126%. Si tratterebbe di una riduzione molto modesta, che non farebbe alcuna differenza ai fini dello spread. Questo infatti diminuirebbe se il rapporto debito/Pil venisse collocato su una solida traiettoria discendente e non certo se venisse ridotto per effetto di un’operazione straordinaria e non ripetibile. In realtà, la vendita di un quantitativo tanto massiccio di oro ne farebbe crollare il valore. Salvatore Rossi, nel suo libro “Oro“, ci ricorda che l’offerta globale di oro nel 2016 è stata di 4.600 tonnellate, cui si sono aggiunte 1.300 tonnellate di oro“riciclato”, ossia non estratto. Se a questi ordini di grandezza si aggiungesse l’oro della Banca d’Italia, il prezzo crollerebbe, cosa che peraltro è già successa in passato quando qualche Banca Centrale ha cercato di smobilizzare il suo oro.

Si potrebbe pensare di usarne una piccola quantità ogni anno, ad esempio 8 miliardi l’anno, per coprire il reddito di cittadinanza? La risposta è che questa ovviamente non sarebbe una valida copertura perché un aumento permanente della spesa deve avere una copertura altrettanto permanente. In teoria, si potrebbero finanziare investimenti pubblici, ma sarebbe un po’ come vendere i gioielli di famiglia. L’ultima volta che l’Italia usò l’oro fu nel 1974, dopo il primo shock petrolifero, a garanzia di un prestito della Bundesbank di 2 miliardi di dollari di cui avevamo urgente necessità. Dati i rischi geopolitici che ci minacciano, non è difficile immaginare che nei prossimi anni o decenni potremmo trovarci in situazioni anche molto più difficili di quella del 1974. I gioielli di famiglia è meglio tenerli in cassaforte, come fanno tutti i paesi seri, per affrontare situazioni davvero gravi per noi o per i nostri figli. Chi sa pensare solo alle prossime elezioni va tenuto il più lontano possibile dai forzieri della Banca d’Italia.

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