LO STALLO DELLA CONSOB, di Riccardo Sabbatini, Inpiù, 14 gennaio 2019,

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Il candidato della maggioranza non sembra avere i requisiti previsti dalla legge

Ridateci Cirino Pomicino! Neanche ai tempi della Dc si era visto lo spettacolo cui stiamo assistendo in questi giorni: partiti di governo che occupano cariche pubbliche al grido di “questo è mio!”. Sta avvenendo all’Inps (chissà perchè i sindacati non si fanno sentire, dopotutto sono in gioco i soldi dei lavoratori) e soprattutto alla Consob, l’autorità vigilanza sui mercati finanziari e la Borsa. “E’ Marcello Minenna il nome del M5S e della Lega alla presidenza Consob“, ha detto nei giorni scorsi il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio dimenticando, appunto, che la nomina spetta al Governo e non ai partiti. La carica richiede – esige la legge – la scelta di persone “di specifica e comprovata esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza”. Le può vantare Minenna? Può essere obiettato che un candidato con l’unico incarico di responsabile dell’ufficio Consob sulle analisi quantitative, tutta questa “comprovata esperienza” non ce l’abbia. Minenna è balzato agli onori della cronaca per l’idea di inserire nei prospetti informativi dei singoli prodotti finanziari “scenari probabilistici” in grado di predire la loro capacità di battere un prodotto “free-risk”.

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Sull’argomento si sono spesi fiumi di inchiostro, ma resta un fatto incontrovertibile: i regolamentatori europei non li hanno mai presi in considerazione, anche perchè danno risposte sempre a senso unico (sfavorevole ai prodotti finanziari) e quindi non aiutano gli investitori a scegliere.

Comparivano fino al dicembre scorso, prima di andare in pensione, nei prospetti informativi delle polizze finanziarie italiane. Un esempio tra i tanti: alla “Mediolanum my life” emessa nel novembre scorso veniva assegnata la non irresistibile possibilità dello 0,70% di battere un asset privo di rischio. E i risparmiatori l’hanno acquistata ugualmente mostrando di non tener conto di quella stima. Minenna ha sempre difeso con passione la sua “creatura” finendo però per svolgere un ruolo divisivo all’interno della commissione.

All’inizio del 2016 l’ex presidente Giuseppe Vegas andò in Parlamento a spiegare perchè la Consob aveva deciso di abbandonare quella metodologia (che inizialmente aveva accarezzato) e come reagì l’attuale candidato? Si fece intervistare dal Corriere della Sera per spiegare che gli scenari “sono l’alter ego del prezzo”. Ma si comporta così un funzionario pubblico? Con lui presidente, tutti in Consob sarebbero autorizzati a seguire il suo esempio, contestando singole scelte dell’authority. E’ anche lecito nutrire dubbi sulla indipendenza di Minenna, che nel 2016 è stato assessore al Bilancio della giunta Raggi a Roma, chiedendo l’aspettativa alla Consob per motivi politici.

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