Il tramonto della “manovra del cambiamento”, l’audizione di Tria tra espansione e recessione, di Giampaolo Galli; Inpiù, 5 dicembre 2018

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L’iter di una legge di bilancio è sempre travagliato. Questa volta è peggio del solito, dato che, se si giungerà ad un accordo con la Commissione, un maxiemendamento cambierà i saldi e non si sa che fine faranno gli emendamenti approvati in Commissione.

Comprensibile dunque il nervosismo dei deputati che hanno chiesto in extremis ieri sera, ossia poche ore prima della chiusura dei lavori in Commissione, l’audizione del Ministro del Tesoro. Comprensibile anche il tremendo imbarazzo del Ministro, che intendeva dare un’informativa – che in quanto tale non prevede che ci siano domande – ed è stato invece costretto a fare una mezza audizione, in cui – come hanno riferito i giornali – è stato costretto a pronunciare frasi del tipo: speriamo che non ci sia una recessione!

In tanta imbarazzante confusione, c’è stato però un momento rivelatore, quando Renato Brunetta ha incalzato “l’amico Giovanni” ad ammettere che se – come sembra – verrà ridotto il deficit 2019 dovrà anche essere ridotta la previsione sul Pil, dato che verrebbe meno l’effetto espansivo che era il cuore della manovra del cambiamento.

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Su questo punto, Tria si è inalberato e ha tirato fuori una grinta sincera. Non ci potete accusare – ha detto in sostanza – di avere mandato in recessione l’economia attraverso una manovra ultra espansiva che ha creato sfiducia e al tempo stesso dire che se rinunciamo a quella manovra le cose peggioreranno. Match point per Tria, bisogna ammetterlo. Ma anche fine ingloriosa della manovra del popolo: colpita e affondata.

Per la prima volta, il governo ammette che la manovra espansiva sta avendo effetti recessivi e che quindi la riduzione degli obiettivi di deficit può produrre un miglioramento del clima di fiducia e dell’economia reale (rispetto alle previsioni più recenti, non certo rispetto al dato ufficiale di 1,5%). In effetti, il calo del Pil del terzo trimestre non è dovuto alla Germania, dato che le nostre esportazioni vanno abbastanza bene (+1,1% nel trimestre). Calano invece gli investimenti in macchinari (-2,8%) e i consumi delle famiglie (-0,1). La gente ha paura e non spende.

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Forse non esiste l’austerità espansiva, ma ora abbiamo la prova che può esistere un’espansione che genera austerità. E con questa realtà, del tutto nuova, Governo e Parlamento dovranno fare i conti nei prossimi giorni: non sarà facile, perché non c’è certezza più granitica di quella che si riassume nello slogan sballato secondo cui tutti i problemi si risolvono “mettendo più soldi nelle tasche degli italiani”.                          @giampaologalli

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