Non toccate il risparmio degli italiani, Inpiù, 29-10-2018

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C’era da aspettarselo. Dopo tante chiacchiere sul fatto che il debito pubblico dell’Italia è solido perché c’è tanto risparmio privato accumulato e dopo la martellante richiesta di uno scudo di ultima istanza da parte della Bce, un economista della Bundesbank, Karsten Wendorff, ha fatto due più due e ha proposto che lo scudo anti-spread se lo facciano gli italiani con un prestito forzoso commisurato al loro patrimonio. Il conto è che con prestito pari al 20% del patrimonio si potrebbe creare un fondo grande la metà del debito pubblico italiano, ossia 76% del Pil o quasi 1.400 miliardi.

Così formulata, la proposta è chiaramente provocatoria e non funzionerebbe in pratica perché la gran parte del patrimonio degli italiani è fatto di immobili e piccole aziende, il cui valore crollerebbe nel momento in cui si annunciasse il prestito, perché quasi tutti sarebbero obbligati a vendere per procurarsi la liquidità necessaria.

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La ricchezza finanziaria peraltro è in buona parte investita in titoli di stato, direttamente o attraverso i fondi; quindi gli italiani dovrebbero vendere titoli di stato, il che aggraverebbe il problema che si vuole risolvere, ossia lo spread elevato. Ciò detto, non si può che aggiungere che proposte di questo genere continueranno a pioverci addosso se non smettiamo di dire che i nostri problemi ce li devono risolvere gli altri.

Qualche giorno fa, a margine di una riunione europea, Matteo Salvini ha dichiarato che “la forza dell’Italia, che nessun altro degli amici seduti al tavolo oggi ha, né i francesi, né gli spagnoli, è un risparmio privato che non ha eguali al mondo. Per il momento è silenzioso e viene investito in titoli stranieri. Io sono convinto che gli italiani siano pronti a darci una mano”. Era dal 1935 che non si sentiva questo linguaggio: era l’anno dell’oro della patria in risposta alle sanzioni delle Società delle Nazioni.

Di fronte a frasi come quella di Salvini è legittimo il timore che prima o poi l’investimento in titoli di stato da volontario diventi obbligatorio. Per ora, sembra che ci si limiti a dare un incentivo fiscale, attraverso i Cir, il che non sarebbe un grave male, se non fosse che questa nuova forma di risparmio, se avrà successo, spiazzerà i Pir la cui finalità, almeno in teoria, è di canalizzare il risparmio verso le piccole imprese. Ma i Cir farebbero invece un grave danno se si diffondesse il timore che prima o poi diventeranno la premessa per una sorta di nuovo prestito del littorio.  @giampaologalli

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