Interrogazione a prima firma Boccadutri sul caso Minenna

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11018
presentato da BOCCADUTRI Sergio
testo diGiovedì 30 marzo 2017, seduta n. 770
BOCCADUTRI, DELL’ARINGA, ANDREA ROMANO e GIAMPAOLO GALLI. — Al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione . — Per sapere – premesso che:
il dottor Marcello Minenna, già assessore al bilancio, al patrimonio e alle partecipate del comune di Roma tra luglio e settembre 2016, è dipendente a tempo pieno della Commissione nazionale per le società e la Borsa (Consob) e ivi dirigente responsabile dell’Ufficio Analisi Quantitative e Innovazione Finanziaria all’interno «Divisione Mercati»; Continua a leggere

Uscire dalla moneta unica vuol dire tagliare i salari – Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2017, di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli

 Al nostro articolo del 1 marzo scorso su questo giornale (“Non è l’euro il problema dell’Italia”) sono state mosse due osservazioni critiche da parte di persone seriamente interessate al tema. Dato che si tratta di due punti cruciali, proviamo a fornire qualche chiarimento. Continua a leggere

Italexit non risolverebbe nessuno dei problemi dell’Italia – di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli, 23 febbraio 2017,

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L’Italia di fronte alla sfida dei cambiamenti globali

La crescita dei movimenti populisti e antieuropei non ha risparmiato l’Italia. Quasi tutti
chiedono l’uscita dall’euro, molti chiedono anche l’uscita dall’UE: la seconda è una strada percorribile anche se estremamente complessa, come il Regno Unito sta scoprendo a sue spese in questi mesi. L’uscita dall’unione monetaria creerebbe invece un problema su una scala completamente diversa, con conseguenze negative che si protrarrebbero per molti anni. Inoltre, non risolverebbe i problemi che si vorrebbero risolvere. Trascurando le motivazioni politiche, alcuni commentatori – come gli autori di un recente documento di Mediobanca Securities – sostengono invece che lasciare l’euro sia fattibile e che l’Italia potrebbe perfino trovarsi ad ottenere un piccolo vantaggio di 8 miliardi di euro.[1] Essi forniscono inoltre argomenti tecnici sugli effetti della ridenominazione del debito, sostenendo che tale ridenominazione, se rimandata al futuro, si rivelerebbe troppo costosa e che, quindi, andrebbe adottata il prima possibile. Su questo punto siamo in netto disaccordo.

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Italexit, che boomerang: il debito al 160% del Pil in una notte – FIRSTonline, 16 febbraio 2017

Il report di Mediobanca su Italexit non convince: ecco i veri conti sull’ipotetica uscita dell’Italia dall’euro – La svalutazione del 30% della lira farebbe lievitare il debito pubblico portandolo dall’attuale 133 al 160% del Pil in poche ore e, come avverte Standard and Poor’s, la ridenominazione dei vecchi titoli pubblici sarebbe considerata dai mercati alla stregua di un default.

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Intervento a “L’Europa che ci vuole”, organizzato dal Forum Esteri PD Roma – 30 gennaio 2017

Il 30 gennaio scorso si è svolta l’iniziativa L’Europa che ci vuole – Parlare dell’UE oltre i luoghi comuni, in cui sono intervenuto per smontare alcuni luoghi comuni, appunto, che ruotano intorno all’Unione e al suo ruolo nella vita del nostro Paese.

Trovate le slides dell’intervento qui.

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“Roma in Decrescita: quali investimenti per il futuro?” organizzato da Economy Dem, 27 gennaio 2016

Il 27 gennaio si è svolto un incontro dal titolo Roma in Decrescita: quali investimenti per il futuro? organizzato dal Forum Economy Dem del Pd Roma con l’intervento di alcuni parlamentari e personalità del tessuto politico, industriale e tecnologico romano.

Qui si trovano le slide del mio intervento, con un breve commento ad ognuna.

-Locandina evento Economy Dem al Nazareno - 27 gennaio 2016

Solo le riforme sono “strategiche” – il Foglio, 4 gennaio 2017

Capisco lo sforzo del ministro Calenda per definire una fase nuova che, come egli dice, faccia da ponte “fra la stagione importantissima di rottura del governo Renzi e quella di messa in sicurezza del paese”. Se non siamo in grado di proseguire e rilanciare l’azione riformatrice del governo Renzi non ci rimane che chiuderci in difesa e cercare di tutelare ciò che abbiamo. Con Renzi c’era l’ambizione di cambiare l’Italia e, sul piano economico, lanciare la sfida per diventare un paese altamente competitivo, capace di attrarre multinazionali così come di fare acquisizioni all’estero, a fronte delle acquisizioni estere in Italia.

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Non piango se Berlusconi perde il controllo di Mediaset – FIRSTonline, 29 dicembre.

Non tutte le scalate societarie sono buone ma non si possono impedire ex ante lasciando che lo Stato decida caso per caso: o si ha il 51% o si è scalabili – La sinistra auspica la concorrenza nel mercato dei beni come in quello dei capitali e del controllo societario e lascia alla destra più retrograda la difesa delle vecchie aziende spesso poco efficienti, controllate da poteri eterni e inamovibili.  Continua a leggere

Il bilancio del governo Renzi: su deficit e spesa terza via pragmatica fra liberisti e Keynes – Il Sole 24 Ore, venerdì 16 dicembre 2016

Sul bilancio del governo Renzi in campo economico si contrappongono due tesi opposte. Secondo una tesi cara alla sinistra, ma che trova ampia eco anche a destra, il governo Renzi avrebbe continuato con le politiche di austerità dei governi precedenti e ciò spiegherebbe i modesti risultati sull’economia.

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L’emendamento 52.71 alla legge di Bilancio 2017

Con questo emendamento Forza Italia propone di mettere sul pubblico impiego  ulteriori  2,6 miliardi nel 2017 e 7,8 miliardi nel triennio. Più di quello che chiedono i sindacati. Le coperture sono  generiche “razionalizzazioni della spesa” con tanto di clausole di salvaguardia che prevedono più tasse. Le maggiori tasse stanno al punto 5 bis. Questo è il de profundis definitivo per la famosa rivoluzione liberale sempre promessa da Berlusconi, mai attuata e oggi platealmente  tradita.

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La riforma della costituzione e l’economia: la sfida della veduta lunga. Da “formiche, novembre 2016”.

 

La riforma costituzionale è cruciale per le prospettive dell’economia perché, come diceva Tommaso Padoa-Schioppa, l’Italia ha quasi sempre avuto governi con la “veduta corta”. La riforma pone le premesse per allungare la veduta dei governi perché elimina due fattori di potenziale instabilità: la necessità di ottenere la fiducia di due camere, spesso con maggioranze diverse, e l’eccessivo potere che fu dato alle regioni con la riforma del 2001. Continua a leggere

Pensioni ed equità tra le generazioni – con Mauro Marè, L’Unità, 1 novembre 2016

Negli ultimi giorni il Presidente dell’Inps ha mosso severe critiche alle proposte del governo in materia di pensioni, sostenendo che il piano formulato dall’Inps l’anno scorso (“Non per cassa, ma per equità”) sarebbe più favorevole ai giovani e non peserebbe sui conti pubblici. Continua a leggere

La sfida dell’articolo 70, già persa dalla destra – L’Unità, 18 ottobre 2016

La critica di gran lunga più dura e apparentemente motivata fra quelle avanzate dal fronte del No riguarda la nuova formulazione dell’articolo 70. Si dice che questo articolo è lungo, che manca di una clausola di chiusura per risolvere eventuali controversie fra le due camere ed infine che è scritto male, assomigliando più al testo di un qualunque decreto milleproproghe che a un testo della costituzione. Continua a leggere