Populism and the broken engine of the Italian economy, LSE Europp, 20 aprile 2018, with Lorenzo Codogno

In Italy, the temptation to go back in time, or shut the door to Europe and globalisation is strong, especially after a quarter of a century of poor economic performance, argue Lorenzo Codogno and Giampaolo Galli. Anti-establishment parties, which gained an outright majority in Parliament in the country’s recent elections, blame the past reform process, together with the threats arising from globalisation, European integration and immigration, instead of arguing for an even bolder reform agenda.

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L’Italia della decrescita infelice e la politica ignara: due grafici che spiegano tutto.

L’Italia sa cos’è la decrescita,  sa che è tremendamente infelice ed è  causa di grandi probemi sociali, ma la politica non se ne accorge e parla d’altro. Un  rimbrotto a Andrea Orlando e perché non possiamo fare un governo con il M5S.  

Il grafico qui sotto mostra il Pil pro capite nel 2017 (fatto 100 il 1995) dei paesi dell’UE e degli altri principali paesi OCSE, per un totale di 43 paesi.  L’Italia è di gran lunga il paese con la crescita più bassa: il valore di 106 significa che la crescita cumulata fra il 1995 e 2017 anni è stata solo del 6%. Persino la disgraziatissima Grecia (che sta a 116) ha fatto molto meglio di noi. Segue il Giappone, da tutti considerato il malato del mondo, con un valore di 120.  Il grafico mostra anche che l’Eurozona al netto dell’Italia e l’intera Unione Europea hanno una performance pressoché identica a quella degli Stati Uniti. Il che indica che per quanti problemi abbiano l’Europa e in particolare l’area dell’Euro, il problema dell’Italia è “home made”. Tocca a noi risolverlo. Non ha senso dare la colpa all’euro o all’odiata austeriy.  Meglio di Eurozona e Usa hanno fatto i paesi del ex-est Europa, i nordici e alcuni paesi emergenti.

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Ciampi, quanto manca all’Italia il suo slancio europeista, FIRSTonline, 11 aprile 2018, di Giampaolo Galli

Di straordinaria attualità il volume presentato a Roma con tutti gli interventi di Carlo Azeglio Ciampi alle assemblee dell’Abi: colpiscono la chiarezza e la determinazione dell’ex Governatore e Capo dello Stato per portare l’Italia al livello dei Paesi più avanzati – La importanza dell’euro e le deleterie nostalgie di chi oggi vagheggia il ritorno al passato di un Paese fragile Continua a leggere

Così il caso Iacoboni svela il vero potere di Davide Casaleggio sul M5S (e non solo), di Nicola Imberti, Il Foglio, 9-10-2018

Il giornalista della Stampa respinto dalla convention di Ivrea perché “non gradito”. Al Foglio racconta: “È stata una scelta della Casaleggio che mostra su quante cose Di Maio non possa assolutamente decidere”

di Nicola Imberti,  9 Aprile 2018 alle 17:59 Continua a leggere

L’economia migliora, ma l’Italia rimane il paese con la crescita più bassa. Pil procapite nel 2017 (1995=100).

Come mostra la tabella qui sotto, l’Italia è il paese con la crescita più bassa fra tutti i paesi OCSE. Cresceva meno degli altri prima della crisi; fra il 2008 e il 2013 ha sperimenato una recessione  più lunga e  profonda di quasi tutti gli altri paesi. Grazie a un drappello di imprese esportatrici e anche alle politiche messe in atto in questi anni, nel 2014 l’Italia ha cominciato a riprendersi, ma la crescita rimane di circa un punto al di sotto di quella degli altri paesi dell’Eurozona. Continua a leggere

La piattaforma Rousseau: perché questo filosofo piace ai 5S e non piaceva affatto a Bertrand Russell.

Ecco alcuni brani tratti da “Il Contratto Sociale” di Jean-Jacques Rousseau[1] che possono forse spiegare perché questo filosofo piaccia al Movimento 5 Stelle e perché invece non piacesse affatto a Bertrand Russell che, nella sua “Storia della filosofia occidentale”, scrisse una frase icastica: “Hitler è una conseguenza (“outcome”) di Rousseau; Roosevelt e Churchill, di Locke” (Russell B., A History of Western Philosophy. New York: Simon and Schuster, 1945, p. 685). Le sottolinetaure in neretto e i titoletti in corsivo sono miei: Continua a leggere

Le mie ragioni per dire che il PD deve rimanere all’opposizione: prosegue il dialogo con Leonardo Becchetti

Per chi si sintonizza adesso, io ho sostenuto che il Pd dovrebbe stare all’opposizione (si veda qui) e Leonardo Becchetti mi ha risposto sul suo blog (si veda qui), argomentando che esiste uno scenario in cui il Pd prova a costruire un governo con M5S e ciò non solo evita disastri al Paese, ma può anche produrre delle cose buone. Continua a leggere

Il successo dei partiti anti sistema e il motore imballato dell’economia, con Lorenzo Codogno, il Sole 24Ore, 31 marzo 2018

L’Italia è un caso anomalo fra i paesi sviluppati perché da circa un quarto di secolo è il paese che registra i tassi di crescita più bassi. Quando un paese non cresce per un periodo di tempo così lungo, qualcuno migliora la propria condizione, ma molti altri la peggiorano. Di qui l’aumento dell’incidenza della povertà e l’elevata disoccupazione.

Il nesso fra la crisi economica e il successo dei partiti anti sistema non può essere meccanico, ma è evidente che questi stessi partiti hanno denunciato i tanti aspetti di una condizione sociale deteriorata e che questa è stata la chiave del loro successo.

clicca qui:   Il successo dei partiti populisti e il motore imballato dell’economia

Perché il PD deve stare all’opposizione

 

In un tweet del 28 marzo, commentavo un bell’articolo di Claudio Cerasa  (eccolo) che spiegava tutti i motivi per i quali il M5S e la Lega faranno disastri e aggiungevo: “Non vedo perché il PD dovrebbe essere corresponsabile, #senzadime”.  Continua a leggere