Perchè l’Italia è più vulnerabile che nel 2011, Inpiù, 12 luglio 2018

All’assemblea dell’Abi, Visco ha lanciato un allarme forte: lo sforzo riformatore ha perso slancio, sia in Europa sia soprattutto in Italia, e “davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”. Visco è uomo che misura le parole: se dice “molto” intende dire che la situazione è davvero pericolosa. In effetti il rischio di rottura è molto forte. In Europa, si è fatta la vigilanza unica sulle banche sistemiche – il che è un passo avanti straordinario -, ma non si è riusciti a fare altri passi avanti sull’Unione bancaria, in particolare in materia di garanzia dei depositi; quasi nulla si è sin qui riusciti a fare per migliorare la governance dell’Eurozona. Continua a leggere

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Lettera aperta di otto economisti: in difesa del risparmio e del lavoro degli italiani, Il Sole 24Ore, 10 luglio 2018

Il Sole pubblica la lettera di otto economisti con formazione culturale e opinioni diversi, ma che condividono l’idea che l’euro non possa essere messo in discussione.

Lorenzo Codogno, Giampaolo Galli, Alfredo Macchiati, Mauro Maré, Stefano Micossi, Pietro Reichlin, Guido Tabellini, Vito Tanzi.

I fondamentali del Paese sono solidi, ma i dubbi sull’euro peggiorano le condizioni finanziarie. Lo spread elevato è uno spreco di risorse pubbliche e rende più oneroso il credito bancario.  Continua a leggere –>

 

 

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Le culture riformiste alla prova: ripartire dopo il 4 marzo. 6-7-8 luglio 2018, Libertà uguale, Circoli Dossetti, ADM.

Qui il programma del convegno

Movimento 5 Stelle e Lega non hanno soluzioni credibili ai problemi dell’Italia. E le loro proposte, oltre ad avere costi spropositati, sono inattuabili o inique. Le loro contraddizioni interne sono evidenti. Soprattutto sono evidenti i costi che questo governo sta già imponendo al Paese. Un’opposizione riformista che parli il linguaggio della verità e della serietà ha un ruolo impostante da svolgere.  Qui le slides del mio intervento

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Decreto dignità: controproducenti le norme anti delocalizzazione, Inpiù, 3 luglio 2018

I nuovi governanti ci stanno inondando di esempi di quella eterogenesi dei fini applicata all’economia che, come spiegò Ludwig von Mises, si manifesta nel fatto di chiedersi se una certa politica sia giusta e non se produca gli effetti desiderati.
Così, i dazi sono “giusti” perché tutelano le produzioni nazionali, anche se finirebbero per penalizzare fortemente un paese esportatore. Sono “giusti” i vincoli sui contratti a termine, anche se alla fine, lungi dal fornire migliori tutele ai lavoratori, finirebbero per ridurre le chance di occupazione di alcuni milioni di persone. Continua a leggere

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Il governo deve convincere i mercati che farà “whatever it takes” per rimanere nell’euro, con Lorenzo Codogno, Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2018

A parte il Ministro Tria, sembra che il governo non si preoccupi particolarmente dello spread di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, il quale oscilla ormai da molti giorni attorno a 230-270 punti base. Continua a leggere