Non piango se Berlusconi perde il controllo di Mediaset – FIRSTonline, 29 dicembre.

Non tutte le scalate societarie sono buone ma non si possono impedire ex ante lasciando che lo Stato decida caso per caso: o si ha il 51% o si è scalabili – La sinistra auspica la concorrenza nel mercato dei beni come in quello dei capitali e del controllo societario e lascia alla destra più retrograda la difesa delle vecchie aziende spesso poco efficienti, controllate da poteri eterni e inamovibili.  Continua a leggere

Il bilancio del governo Renzi: su deficit e spesa terza via pragmatica fra liberisti e Keynes – Il Sole 24 Ore, venerdì 16 dicembre 2016

Sul bilancio del governo Renzi in campo economico si contrappongono due tesi opposte. Secondo una tesi cara alla sinistra, ma che trova ampia eco anche a destra, il governo Renzi avrebbe continuato con le politiche di austerità dei governi precedenti e ciò spiegherebbe i modesti risultati sull’economia.

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L’emendamento 52.71 alla legge di Bilancio 2017

Con questo emendamento Forza Italia propone di mettere sul pubblico impiego  ulteriori  2,6 miliardi nel 2017 e 7,8 miliardi nel triennio. Più di quello che chiedono i sindacati. Le coperture sono  generiche “razionalizzazioni della spesa” con tanto di clausole di salvaguardia che prevedono più tasse. Le maggiori tasse stanno al punto 5 bis. Questo è il de profundis definitivo per la famosa rivoluzione liberale sempre promessa da Berlusconi, mai attuata e oggi platealmente  tradita.

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La riforma della costituzione e l’economia: la sfida della veduta lunga. Da “formiche, novembre 2016”.

 

La riforma costituzionale è cruciale per le prospettive dell’economia perché, come diceva Tommaso Padoa-Schioppa, l’Italia ha quasi sempre avuto governi con la “veduta corta”. La riforma pone le premesse per allungare la veduta dei governi perché elimina due fattori di potenziale instabilità: la necessità di ottenere la fiducia di due camere, spesso con maggioranze diverse, e l’eccessivo potere che fu dato alle regioni con la riforma del 2001. Continua a leggere

Pensioni ed equità tra le generazioni – con Mauro Marè, L’Unità, 1 novembre 2016

Negli ultimi giorni il Presidente dell’Inps ha mosso severe critiche alle proposte del governo in materia di pensioni, sostenendo che il piano formulato dall’Inps l’anno scorso (“Non per cassa, ma per equità”) sarebbe più favorevole ai giovani e non peserebbe sui conti pubblici. Continua a leggere

La sfida dell’articolo 70, già persa dalla destra – L’Unità, 18 ottobre 2016

La critica di gran lunga più dura e apparentemente motivata fra quelle avanzate dal fronte del No riguarda la nuova formulazione dell’articolo 70. Si dice che questo articolo è lungo, che manca di una clausola di chiusura per risolvere eventuali controversie fra le due camere ed infine che è scritto male, assomigliando più al testo di un qualunque decreto milleproproghe che a un testo della costituzione. Continua a leggere

Riforma della Costituzione, la polemica sull’articolo 70: nella riforma Berlusconi del 2006 era più lungo e complicato. Identico il meccanismo di risoluzione delle controversie.

Nel testo riportato in questo  link  si mettono a confronto due versioni dell’articolo 70 della Costituzione: quella proposta dal governo Berlusconi nella riforma che fu sottoposta  a referendum nel 2006 e quella che viene proposta nella attuale riforma. Continua a leggere

Mps, fatti non illazioni. Sentiero stretto tra bail-in e vigilanza Bce – l’Unità, 6 ottobre 2016

La lettera del ministro Padoan al Corriere del Sera del 4 ottobre ha chiarito la posizione del governo sulla questione del Monte dei Paschi. Il punto centrale è che, data la normativa europea, “sono impraticabili, e peraltro non necessarie, le spesso invocate e presunte ‘soluzioni finali’ con massicce iniezioni di soldi pubblici”. Il fatto è che la minaccia del bail-in ha tolto ai governi lo strumento dell’intervento pubblico, inteso come intervento di ultima istanza potenzialmente necessario per mantenere la fiducia nel sistema bancario.

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La riforma nasce dall’inefficienza delle istituzioni – Il Sole 24 Ore, 28 settembre 2016

Per molti dei più autorevoli giuristi del fronte del No la riforma Renzi-Boschi sarebbe un tassello dell’aggressione intentata dalla finanza internazionale non solo ai diritti dei lavoratori, ma addirittura ai diritti universali dell’uomo. Gustavo Zagrebelsky, ad esempio, in un recente pamphlet scrive che sarebbe in corso nientemeno che “un ribaltamento della democrazia parlamentare in uno strano regime tecnocratico- oligarchico”, all’interno del quale verrebbe meno l’attenzione ai diritti dei lavoratori, “ormai sottoposti e condizionati alle esigenze delle imprese”, perché vivremmo nel tempo “dello sviluppo per lo sviluppo, dell’innovazione per l’innovazione, della competitività che non ammette deroghe, della spremitura degli esseri umani, dei diritti dei più deboli e delle risorse naturali…”.

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Varoufakis sull’Euro. Uscire sarebbe un disastro. Da un’intervista del 3-02-2016 a “Rifondazione Comunista”

Sul sito www.rifondazione.it  si trova un’intervista di Yanis Varoufakis che tocca fra gli altri il tema dell’uscita dall’euro.  L’intervista, del 3 febbraio 2016, definisce l’uscita dall’euro come un disastro non solo per la Grecia, ma per tutta l’Europa e anche per l’intera economia mondiale.  Il punto interessante è che questa valutazione viene da un personaggio che, come noto, non ha nessuna simpatia per l’euro e che nella sua esperienza come ministro delle finanze  è arrivato ad un passo dal dover gestire l’uscita del suo paese dalla moneta unica. Riportiamo di seguito la parte dell’intervista relativa all’euro.

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L’economia del sì – l’impatto del nuovo Titolo V sulle politiche economiche e sociali

L’economia del sì – l’impatto del nuovo Titolo V sulle politiche economiche e sociali è un documento a cura di Irene Tinagli, con i contributi di Carlo dell’AringaGiampaolo GalliPaolo GandolfiFlavia Piccoli NardelliChicco TestaIvan ScalfarottoStefano Quintarelli.

Nel documento vengono trattati, in maniera sintetica, semplice e diretta, gli impatti della riforma del nuovo Titolo V sulla vita economica del Paese. La riforma costituzionale porta con sé una serie di vantaggi economici – spesso indiretti – che sorgono da una ritrovata stabilità, da una capacità di miglior organizzazione nelle scelte strategiche, dalla riduzione di livelli di coordinamento inutili e dannosi, dalla riduzione dei tempi, della burocrazia, e dell’insicurezza degli investimenti.

L’economia del sì  può essere scaricato qui in formato pdf.

Con la riforma ridotti sprechi e duplicazioni del federalismo fiscale – Il Sole 24 Ore, 7 agosto 2016

Secondo alcuni la riforma costituzionale che verrà sottoposta a referendum annullerebbe i progressi sin qui fatti in materia di federalismo fiscale. Questa tesi è sostenuta dal partito della Lega, ma è fatta propria anche da alcuni studiosi come Franco Gallo che ne ha scritto su questo giornale il 27 giugno scorso.

La visione opposta è quella sostenuta ad esempio da Sabino Cassese, secondo il quale l’intera proposta di riforma del Titolo V altro non fa che prendere atto della giurisprudenza della Corte Costituzionale degli ultimi quindici anni, definendo in modo più ordinato le competenze dei diversi livelli di governo ed evitando ulteriori contenziosi costituzionali che, come noto, nel recente passato hanno comportato ritardi e incertezze nell’attuazione delle norme, con conseguenze negative sui cittadini e sulle imprese. Questa visione appare particolarmente adatta a connotare la riforma nei suoi aspetti finanziari.

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Cambiare o no l’Italicum? FIRSTONLINE,  4 agosto 2016

Di fronte al rischio di forte instabilità politica dell’Italia indotta da una eventuale vittoria del Movimento 5 Stelle va valutata senza pregiudizi la possibilità di modificare la legge elettorale prima del referendum attenuandone il carattere maggioritario, come inizialmente chiedevano gli  stessi grillini. Bisogna però essere consapevoli che se si cambia l’Italicum diventa inevitabile una coalizione di governo e probabilmente una grande coalizione, con tutti i pericoli che ne conseguono.  

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