Archivio della categoria: Interventi in Parlamento

Interrogazione a prima firma Boccadutri sul caso Minenna

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11018
presentato da BOCCADUTRI Sergio
testo diGiovedì 30 marzo 2017, seduta n. 770
BOCCADUTRI, DELL’ARINGA, ANDREA ROMANO e GIAMPAOLO GALLI. — Al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione . — Per sapere – premesso che:
il dottor Marcello Minenna, già assessore al bilancio, al patrimonio e alle partecipate del comune di Roma tra luglio e settembre 2016, è dipendente a tempo pieno della Commissione nazionale per le società e la Borsa (Consob) e ivi dirigente responsabile dell’Ufficio Analisi Quantitative e Innovazione Finanziaria all’interno «Divisione Mercati»; Continua a leggere

Autorizzazione al governo a emettere debito aggiuntivo fino a 20 miliardi per la tutela del risparmio, 21/12/2016

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di intervenire il relatore per la maggioranza, deputato Giampaolo Galli.

GIAMPAOLO GALLI, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente.
Il Governo ha presentato alle Camere la Relazione prevista dall’articolo 6 della legge 243 del 2012. Tale norma prevede che, qualora il Governo, al fine di fronteggiare eventi eccezionali, ritenga indispensabile discostarsi temporaneamente dagli obiettivi programmatici di finanza pubblica, presenti alle Camere, per le conseguenti deliberazioni del Parlamento, una relazione con cui aggiorna gli obiettivi programmatici stessi, nonché una specifica richiesta di autorizzazione, che indichi la misura e la durata dello scostamento e definisca un piano di rientro. Continua a leggere

Intervento in Aula sulle mozioni di spending review – 28 settembre 2016

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giampaolo Galli, che illustrerà anche la mozione Marchi, Tancredi, Librandi, Tabacci, Di Gioia ed altri n. 1–01369 (Vedi All. A) di cui è cofirmatario.

GIAMPAOLO GALLI. Grazie, Presidente. Parto dalla fine: mi fa piacere e fa piacere a tutto il nostro gruppo parlamentare che l’attività di revisione della spesa sia considerata da tutti essenziale per diversi fini: per liberare risorse per la crescita – alcuni dicono attraverso la riduzione delle tasse, altri privilegiano gli investimenti –, per attuare provvedimenti per le fasce più disagiate della popolazione, infine ovviamente per ridurre il debito pubblico.
Noi troviamo utile che ci sia un maggiore coinvolgimento del Parlamento e delle Commissioni competenti nel processo di revisione della spesa, quindi accogliamo questa idea nella nostra mozione, ricordiamo però che non è affatto vero – questo lo contestiamo assolutamente – che le decisioni che sono state prese fino adesso siano state prese senza il coinvolgimento del Parlamento. Questo non vuol dire che non si possa avere un maggiore coinvolgimento, ma tutte le azioni di revisione della spesa sono state attuate con atti normativi, ovviamente approvati dal Parlamento. E nel DEF di quest’anno c’è una sezione dedicata alla revisione della spesa, dove ci sono tutti gli atti normativi che hanno portato alla riduzione al 2016 per 25 miliardi di euro, a fronte dei quali ovviamente ci sono stati anche degli aumenti di spesa, perché il problema è anche riqualificare la spesa – a favore per esempio della scuola, della sicurezza, del welfare e della povertà; perché in alcuni casi si tratta di tagliare, in altri casi invece si tratta di fare delle scelte anche espansive e di sostegno delle fasce più deboli, o di sostegno della crescita.
Abbiamo sentito anche in questa discussione due posizioni: c’è chi ritiene che sia stato fatto troppo in termini di riduzione della spesa – l’abbiamo sentito da Sinistra Italiana – e c’è chi ritiene che sia stato fatto troppo poco. Mi limito a pochi numeri: dal 2013 al 2016 la spesa corrente si è ridotta diell’1,4 per cento del PIL, dal 47,4% al 46%, e questo naturalmente è stato fatto in una situazione in cui il disavanzo pubblico è sceso dal 3% al 2,6% e poi circa al 2,4% o al 2,3% quest’anno, e la pressione fiscale, calcolata opportunamente tenendo conto degli 80 euro, è scesa dal 43,6% del 2013 al 42,7% del 2015 e dovrebbe attestarsi al 42,2% nel 2016.
Nell’ultimo documento di economia e finanza ci sono i dati comparativi dell’Italia rispetto all’Europa e si parte dal 2009 fino al 2015, quindi si prendono in considerazione molti diversi Governi. L’Italia è uno dei Paesi più virtuosi dal punto di vista della spesa. La vulgata secondo cui l’Italia non avrebbe fatto nulla, la vulgata secondo cui si succedono dei commissari e non succede mai niente è sbagliata. Se si considera in particolare la spesa primaria al netto delle prestazioni sociali che seguono la dinamica della demografia, l’Italia ha avuto un incremento zero della spesa in termini nominali. Tutti gli altri Paesi hanno avuto incrementi molto maggiori, la Germania oltre il 20%. Ovviamente per avere queste dinamiche della spesa che sono necessarie per ridurre il disavanzo e sono necessarie per poter ridurre le tasse e per fare spazio per gli investimenti è necessario intervenire, come è stato fatto, su due variabili fondamentali: i redditi da lavoro dipendente e i consumi intermedi, ossia gli acquisti. Se non si fa questo si devono aumentare le tasse – tertium non datur – né è vero che, a proposito di questo Governo, siano stati fatti tagli lineari: sono stati fatti sempre tagli differenziati, molto spesso molto differenziati all’interno delle diverse amministrazioni e anche dei diversi ministeri.
Voglio solo notare, a proposito degli interventi che ho sentito fino adesso, che nella mozione, nell’intervento del MoVimento 5 Stelle si dà molta importanza alla spending review e si fa riferimento ai vari commissari che avrebbero voluto fare di più, si dice soprattutto che il risanamento della finanza pubblica non è più procrastinabile. Accolgo questo con molta soddisfazione, anche alla luce del fatto che nei giorni scorsi sono circolate notizie diverse a proposito delle posizioni del MoVimento 5 Stelle, per esempio quella secondo cui tutte le esigenze possono essere soddisfatte stampando moneta.
Se volete essere credibili, se il MoVimento 5 Stelle, onorevole Cariello, vuole essere credibile parlando di revisione della spesa, deve mettere nel cassetto, deve buttare via posizioni che sono assolutamente incompatibili con questo. Ovviamente, buttate via quelle posizioni secondo le quali basterebbe stampare moneta, non rimane che la via lunga, difficile e faticosa, su cui questo Parlamento è già stato coinvolto – e verrà coinvolto di più, noi crediamo – per individuare sprechi, duplicazioni e funzioni inutili dello Stato e delle amministrazioni pubbliche.

Doppio incarico Minenna: interpellanza urgente alla Camera dei Deputati – 22 luglio 2016

L’interpellanza urgente a prima firma Giampaolo Galli sul doppio incarico dell’assessore al Bilancio di Roma e funzionario Consob Marcello Minenna.

Segue la risposta del sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta e la replica dell’on. Galli.

Di seguito l’intero testo dell’interpellanza:

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Intervento in Aula: rendiconto 2014 e disposizioni per l’assestamento 2015

GIAMPAOLO GALLI: Grazie Presidente. Il giudizio del gruppo del Partito Democratico sui documenti che ci vengono proposti oggi dal Governo, che sono stati or ora esposti dal relatore Melilli, ovvero il rendiconto 2014 e l’assestamento 2015, è un giudizio positivo.

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Il debito pubblico è sostenibile. Bisogna fare le riforme.

Intervento  sul

“Documento di Economia e

Finanza 2015″

 

23 aprile 2015

PRESIDENTE.  È iscritto a parlare il deputato Giampaolo Galli. Ne ha facoltà.

  GIAMPAOLO GALLI. Signora Presidente, il Documento di economia e finanza delinea un sentiero stretto fra esigenze diverse. Da un lato, vi è l’esigenza di rilanciare la crescita in tempi brevi, sfruttando le condizioni favorevoli del quadro internazionale, dall’altro vi è l’esigenza altrettanto cogente di contenere e piegare la dinamica del debito pubblico.

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Giampaolo Galli: intervento in Aula sulla riforma delle banche popolari – 10/3/2015

“Grazie Presidente, io vorrei ricordare come questo articolo risponda ad un appello accorato, direi preoccupato, delle autorità di vigilanza sulla base anche di raccomandazioni che sono già state ricordate del Fondo monetario e della Commissione europea. Il problema nasce da lontano, è da anni che se ne discute ma accelera nel 2013 quando non vengono soddisfatti i requisiti di capitale stabiliti a livello europeo e quindi si stava profilando il rischio che al problema del debito pubblico in Italia si sovrapponesse anche un problema di sostenibilità della situazione delle banche. Continua a leggere

Giampaolo Galli: intervento in commissione Bilancio sulla Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (esame Testo unificato C. 750 e abb)

Giampaolo GALLI (PD) osserva che il provvedimento in esame si pone in contrasto con le politiche di liberalizzazione perseguite dall’attuale Governo e presenta profili contrastanti con il diritto dell’Unione europea in materia di concorrenza, prevedendo la predisposizione di accordi territoriali che potrebbero configurarsi quali veri e propri «cartelli» tra imprese, passibili di sanzioni da parte dell’Autorità antitrust. Esprime, inoltre, perplessità in merito alla prevista istituzione, in un momento come quello attuale, nel quale si sta procedendo a consistenti interventi di riduzione della spesa pubblica, del Fondo per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese del commercio, che rappresentano un settore con profili di criticità sul piano dell’efficienza economica e della competitività, in ragione dell’incapacità di realizzare economie di scala.

Il sottosegretario Pier Paolo BARETTA, segnalando che il proprio intervento è stato limitato agli aspetti finanziari del provvedimento e non ha riguardato il merito dello stesso, si dichiara disponibile ad un approfondimento degli aspetti sostanziali.

 

Tratto dal bollettino relativo alla seduta della Commissione Bilancio della Camera del 17 settembre 2014.

 

Dichiarazione di voto di Giampaolo Galli – esame congiunto del Rendiconto dello Stato per l’esercizio finanziario 2013 e delle disposizioni per l’assestamento per l’anno finanziario 2014

Il giudizio sul rendiconto 2013 non può che essere positivo perché sono stati tenuti sotto controllo i conti pubblici, il livello del disavanzo e dell’avanzo primario si sono collocati su valori migliori rispetto alla media dei Paesi europei. L’assestamento 2014 conferma queste tendenze.

A questi aspetti indubbiamente positivi ne corrispondono altri più problematici: l’ulteriore compressione delle spese per investimenti e il calo delle entrate tributarie dovuto alla recessione dell’economia.

L’aspetto che più ha suscitato preoccupazione è l’aumento del rapporto debito/PIL fino a oltre il  132 per cento.

Come ha già osservato la Corte dei Conti, il tema diventa quello di quanto l’aggiustamento fatto sino ad ora sia tale da mettere in sicurezza l’Italia sotto il profilo della sostenibilità del debito pubblico. E dunque qual è lo sforzo aggiuntivo che deve ancora essere compiuto.

I dati ci dicono che, malgrado il cattivo andamento dell’economia che perdura sino al 2 trimestre di quest’anno, l’Italia ha fatto sostanzialmente ciò che era necessario per mettere sotto controllo la dinamica del rapporto debito/pil.

Sbagliano coloro che ritengono che l’Italia sia su un sentiero di insostenibilità del debito.

Sotto il profilo tecnico, osserviamo che, secondo le stime della Commissione europea, all’indebitamento netto pari al 3% corrisponde un disavanzo strutturale, ossia sostanzialmente corretto per il ciclo, pari a 0,7%. L’Italia dunque, anche nella valutazione della Commissione, non è lontana dal pareggio strutturale.

A questa considerazione, se ne aggiunge un’altra che è ampiamente condivisa dagli addetti ai lavori e nota agli investitori, e contribuisce a spiegare la fiducia che ci stanno accordando i mercati e dunque il calo degli spread.   Si ritiene cioè che la realtà del nostro deficit strutturale sia migliore di quanto non emerga dalle stime della Commissione. E’ uno dei molti punti che vanno chiariti a Bruxelles. Basti considerare che nel solo anno 2011 l’Italia ha fatto quattro manovre che assommano, secondo le stime di Banca d’Italia, a quasi il 5% del PIL come effetto sull’indebitamento 2013. Questo grande sforzo non è pienamente riflesso nei dati ufficiali della Commissione per motivi che sarà opportuno approfondire.

L’implicazione è che con una manutenzione intelligente dei risultati già raggiunti i parametri di finanza pubblica dovrebbero indirizzarsi nella direzione della sostenibilità non appena la situazione congiunturale e l’inflazione tornassero ad una condizione di relativa normalità.

Non è dunque giustificato il pessimismo che circola in alcuni ambienti riguardo alle prospettive del nostro debito.

E’vero invece – lo dobbiamo dire con forza – che i sacrifici fatti dagli italiani in questi anni non sono stati inutili.

Non hanno alcun senso le ipotesi di ristrutturazione del debito che sono apparse anche sulle prime pagine di alcuni quotidiani italiani.

La ristrutturazione del debito non sarebbe affatto una liberazione dalla necessità di perseguire la disciplina di bilancio, ma sarebbe una forma estrema di austerity concentrata in un brevissimo periodo di tempo. Sarebbe una tassa straordinaria e straordinariamente elevata, nell’ordine di svariate decine di punti di Pil. Per confronto la stretta fiscale operata dal governo Monti nel 2012 è stata di 2,5 punti di Pil.

Appare evidente che crollerebbe, ben più di quanto non sia accaduto sino ad oggi, la domanda interna con effetti devastanti sulle imprese e sull’occupazione.

Un’altra conseguenza sarebbe il default delle banche, con tutte le conseguenze che ciò comporta, come insegna l’esperienza della Grecia.

E’ difficile immaginare come l’economia possa riprendersi dopo uno shock di questo tipo.

E’ però certo che ci vorrebbero molti anni segnati da sofferenze sociali mai sperimentate prima.

Questo governo muove dall’assunto che bisogna tenere ferma la barra del timone dei conti pubblici perché le alternative sono molto peggiori, non per chi detiene capitali all’estero, ma per il popolo, per il nostro popolo, in particolare per i più deboli.

Dobbiamo ora fare ogni sforzo per rilanciare la crescita attraverso le riforme che questo governo ha iniziato a fare. E’ questa la condizione per negoziare con successo un cambiamento delle politiche europee.

Vanno ridotte le tasse sul lavoro, come non si è mai fatto prima e come invece si è iniziato a fare con il bonus Iperf di 80 euro.  I margini ci sono. Devono venire dalla spending review, che va fatta con grande serietà e determinazione, come è stato ribadito dal Presidente del Consiglio nonché in questa sede proprio oggi dal Ministro dell’Economia.

La riduzione delle tasse e le riforme servono perché oggi la nostra burocrazia, la giustizia, il fisco  sembrano fare di tutto per scoraggiare gli investimenti.

Le riforme in campo istituzionale ed economico che questo governo ha impostato, assieme al mantenimento di una ragionevole disciplina di bilancio, rimangono dunque le condizioni necessarie per la ripresa della produzione e dell’occupazione. Sono l’ingrediente indispensabile per poter finalmente tornare a percorrere il sentiero della crescita.

Per questi motivi, di natura tecnica e politica, dichiaro che il gruppo del PD voterà a favore dei due provvedimenti che sono oggi all’Odg.

 

> Consulta i due disegni di legge:

  • Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2013. (C. 2541)
  • Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2014. (C. 2542-A)

> Guarda il video dell’intervento in Aula

 

Intervento di Giampaolo Galli durante la discussione delle mozioni concernenti lo scostamento dai parametri europei in materia di deficit pubblico

Intervento di Giampaolo Galli durante la discussione sulle linee generali delle mozioni concernenti lo scostamento dai parametri europei in materia di deficit pubblico:  video dell’intervento.

Leggi le mozioni (Castelli ed altri n. 1-00348, Marcon ed altri n. 1-00362, Guidesi ed altri n. 1-00363 e Giorgia Meloni ed altri n. 1-00372)

Intervento nella discussione delle mozioni sul “fiscal compact” – 15/01/2014

Signor Presidente,

non ho sentito citare il mio nome fra coloro che hanno votato le leggi che ad alcuni sembrano non piacere e, allora, volevo che fosse agli atti che io sono assolutamente orgoglioso di far parte di un gruppo parlamentare che ha votato per il MES, per il fiscal compact e per l’equilibrio di bilancio. Continua a leggere

Intervento nella discussione delle mozioni sulle “pensioni d’oro” – 08/01/2014

Signor Presidente,

onorevoli colleghi,

a partire dal tema delle pensioni d’oro sembra che nel Paese e in qualche misura anche in questa Aula, si sia aperta una sorta di contrapposizione tra giovani e anziani, tra lavoratori e pensionati, una contrapposizione che francamente, a mio avviso, non ha alcuna ragione di essere ma che in qualche misura motiva richieste di tagli non solo alle pensioni più scandalosamente elevate su cui Governo e Parlamento sono già intervenuti nella Legge di stabilità ma anche ad una gran massa delle pensioni in essere. Al riguardo, mi limito a tre brevi osservazioni, interverrà poi per il gruppo del Partito Democratico l’onorevole Damiano a favore, come io sono a favore, della mozione Gnecchi riformulata.

Uno, l’equità fra le generazioni non è funzione solo della variabile pensione; si potrebbe ricordare che coloro che oggi hanno 70, 80, 90 anni e che sono in pensione, hanno fatto la ricostruzione e il boom economico e lasciano in eredità ai giovani, assieme a problemi indubbi, una ricchezza industriale, immobiliare e finanziaria che ha pochi eguali in Europa e anche di questo forse occorrerebbe tenere conto.

Due: è vero, come è stato qui detto da vari oratori, che il ricalcolo con il nuovo sistema contributivo darebbe luogo a valori generalmente più bassi di quelli del sistema retributivo. Ma a coloro che propongono questo ricalcolo mi permetto di suggerire una riflessione: facciamo attenzione (poi lo approfondiremo), perché lo squilibrio è molto elevato per le pensioni medie e medio-basse, diciamo fra 1.500 e 3-4.000 euro, ma si riduce fino tipicamente ad azzerarsi per le pensioni più alte, perché il vecchio sistema retributivo conteneva in sé un forte meccanismo di solidarietà. Per cui il ricalcolo che è stato qui proposto in alcune mozioni rischia in pratica di avere effetti fortemente regressivi dal punto di vista della distribuzione del reddito.

Infine, terzo punto: la solidarietà. Molte critiche si sono levate anche oggi in quest’Aula contro la sentenza della Corte costituzionale del giugno scorso in materia di contributo di solidarietà; qualche mese fa c’è stato anche un simbolico, quanto a mio avviso assolutamente improprio, lancio di monetine sulla piazza del Quirinale contro la Corte costituzionale. Credo che molti abbiano frainteso: quella sentenza non dice affatto che non si deve fare solidarietà. Al contrario: quella sentenza dice che la solidarietà dev’essere a carico di tutti i redditi, quale che ne sia l’origine, pensione, rendite immobiliari, lavoro e così via.

Quella sentenza – e concludo – indica la via maestra da seguire per sviluppare davvero la solidarietà a favore delle persone e dei gruppi sociali più deboli. Mi auguro che il 2014 si apra all’insegna di un maggiore rispetto di quello cui abbiamo assistito nel recente passato fra le generazioni e fra le istituzioni della Repubblica.

Guarda il video dell’intervento

Web tax: ecco l’odg accolto dal governo alla Camera

Oggi, nel corso dell’esame alla Camera della legge di stabilità, gli on.  Lorenza Bonaccorsi,  Paolo Coppola, Marco Causi e Giampaolo Galli hanno presentato un ordine del giorno in materia di web tax . Di seguito il testo.

Ordine del Giorno n. 43 all’ Atto Camera: 1865 – “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)Continua a leggere

Intervento nella discussione della “Manovrina” (dl 120/2013 – Misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione) – 14/11/2013

Signor Presidente, colleghi, il provvedimento che oggi esaminiamo si propone di correggere il disavanzo per il 2013 di 1,6 miliardi di euro, ossia lo 0,1 per cento del PIL, dal 3,1 al 3 per cento. Dal punto di vista macroeconomico, ossia degli effetti sui moltiplicatori del PIL e dell’occupazione, stiamo parlando di una quantità che non esito a definire non rilevante anche se, come nella discussione tutti i colleghi hanno detto, ci possono essere rilevanti effetti su singoli comparti dell’economia e della società italiana. Continua a leggere

Intervento nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri – 25/06/2013

Consiglio europeo del 27 e 28 giugno: tante aspettative di milioni di europei e la richiesta forte del nostro Paese che questa volta si faccia sul serio. Formazione e servizi per l’impiego, youth guarantee, una grande iniziativa sull’apprendistato, tassazione del lavoro e  riduzione della stessa, sono fra i temi di cui si discuterà, anche per merito del Governo italiano.
Risulta necessario accelerare sugli investimenti europei e sui finanziamenti da parte della BEI, mettere in atto misure per contrastare il fenomeno del credit crunch e occorre che la BCE possa acquisire asset-backed securities in favore delle PMI.
In Europa si discute di politiche monetarie più espansive, misure quanto mai necessarie per sostenere la congiuntura. Sull’unione bancaria e il Meccanismo europeo di stabilità sembra di poter dire che un accordo è ancora lontano. Due punti da segnalare: il primo riguarda il limite di 60 miliardi di euro agli interventi di ricapitalizzazione sulle banche; in secondo luogo, appare molto rischioso fissare delle regole per i cosiddetti bail in.
L’obiettivo di isolare le banche dal rischio dei debiti sovrani rimane una questione di assoluta importanza.  L’Italia, dopo notevoli sacrifici, esce dalla procedura di infrazione. La prima delle sei raccomandazioni dell’Unione Europea riguarda il limite del 3% del PIL per il disavanzo del 2013: regola da continuare a rispettare a tutti i costi. Malgrado le manovre di risanamento dei conti pubblici, l’Italia rimane un Paese fragile per via dell’alto debito pubblico e lo spread è nuovamente aumentato.
Si farà l’impossibile per evitare l’aumento dell’IVA: rifiutando meri ultimatum, servono proposte e una comune assunzione di responsabilità.

Testo integrale dell’intervento

Video

Dichiarazione di voto d.l. sui debiti della Pubblica Amministrazione 05/06/2013

40 miliardi alle imprese: un provvedimento espansivo necessario e urgente, ma perfettibile. La stima del debito ammonta a 90 miliardi e molto ancora c’è da fare per migliorare la contabilità pubblica. Tre i successivi passi a seguito di questo decreto legge: monitorare il flusso dei pagamenti, attuare eventuali provvedimenti correttivi e un prossimo aggiornamento al documento di economia e finanza che riduca la differenza tra gli importi dovuti stimati e quelli effettivamente pagati.

Dichiarazione di voto d.l. debiti PA 5 giugno 2013

Video

Relazione DEF Aula 6 maggio 2013

“L’alto livello a cui è giunto il nostro debito pubblico per via di una vicenda pluridecennale rappresenta una pesante ipoteca sul presente e il futuro della società e, ovviamente, dell’economia italiana. Comprendo l’indignazione dei più giovani, che non hanno colpe, condivido la loro indignazione, capisco che si possa legittimamente parlare di un fallimento delle classi dirigenti che si sono succedute negli ultimi decenni, ma non abbiamo scorciatoie. L’unica via è quella di tenere i conti in ordine, con un consistente avanzo primario anno dopo anno, e di dismettere asset pubblici”.

Relazione sul Documento di Economia e Finanza Aula 6 maggio 2013

Interrogazione a risposta orale al Ministro dell’economia e delle finanze

SEDUTA DEL 21 MARZO 2013

Interrogazione a risposta orale:

GIAMPAOLO GALLI, TARANTO, FASSINA, CAUSI e BARETTA.

Al Ministro dell’economia e delle finanze.

— Per sapere – premesso che:

la problematica del ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni nelle transazioni commerciali relative a contratti di fornitura di beni e servizi e, soprattutto, dell’ammontare dei debiti pregressi costituisce, specie nella fase attuale, un peso insopportabile per la tenuta finanziaria del sistema produttivo, già sottoposto al credit crunch;

l’importo dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione è particolarmente elevato: secondo Eurostat (Note on stock of liabilities of trade credits and avances, ottobre 2012) esso ammontava, nel 2011, a oltre 67 miliardi di euro, mentre la Banca d’Italia lo ha stimato pari a circa 70 miliardi di euro;

la questione dei ritardi dei pagamenti è stata affrontata nel corso della precedente legislatura con una serie di interventi normativi finalizzati a dare attuazione alla direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 giugno 2000 e alla successiva direttiva 2011/7/UE del 16 febbraio 2011, sostitutiva della prima, mentre il problema dello smaltimento dei debiti pregressi è stato affrontato attraverso una pluralità di strumenti;

in particolare, l’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, e successive modificazioni, ha introdotto una disciplina specifica che prevede la certificazione, da parte degli enti debitori (enti territoriali, enti del Servizio sanitario nazionale, amministrazioni statali ed enti pubblici nazionali), dei crediti nei confronti dei soggetti interessati anche ai fini della cessione  pro-soluto o prosolvendo dei medesimi crediti nei confronti di banche o intermediari finanziari.

Il termine per la certificazione è stato fissato in 30 giorni dalla data di ricezione dell’istanza, scaduto il quale, su nuova istanza del creditore, viene nominato un commissario ad acta con oneri a carico dell’ente debitore;

sebbene il quadro regolamentare risulti ormai completato (alla normativa relativa alla certificazione dei crediti è stata data, infatti, attuazione con i decreti del Ministro dell’economia e delle finanze 22 maggio 2012, come modificato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24 settembre 2012, concernente la certificazione dei crediti da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici nazionali, e il decreto ministeriale 25 giugno 2012, relativamente alla certificazione da parte delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale, integrato dal successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 ottobre 2012) e il procedimento di certificazione sia disponibile anche su piattaforma elettronica, realizzata dalla Ragioneria Generale dello Stato e gestita da Consip Spa, il processo sembra svolgersi con estrema lentezza: secondo quanto affermato dal Ministro dello sviluppo economico Passera, al febbraio 2013 risultavano rilasciate soltanto 71 certificazioni, per un importo di 3 milioni di euro, mentre le amministrazioni pubbliche abilitate all’utilizzo della piattaforma sono solo 1.227 (di cui oltre 900 comuni del Centro Nord, e con solo 70 sono enti del servizio sanitario) e 289 le imprese;

sono, inoltre, intervenuti alcuni accordi (6 marzo 2012 tra la Cassa depositi e prestiti e l’ABI con cui la prima ha messo a disposizione 2 miliardi di euro destinati alle banche per le operazioni di acquisto dei crediti certificati vantati dalle pubbliche amministrazioni; 22 maggio 2012 tra l’ABI e le Associazioni delle imprese, attraverso il quale l’ABI si impegna a mettere a disposizione delle imprese un ammontare non inferiore a 10 miliardi di euro per lo smobilizzo dei crediti pubblica amministrazione, utilizzando la provvista acquisita dalla Cassa depositi e prestiti, ovvero dalla BCE, ovvero attraverso altri canali di finanziamento) e l’articolo 35 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, che ha reso disponibili 2 miliardi di euro per l’estinzione dei debiti pregressi mediante assegnazione di titoli di Stato, su richiesta dei soggetti creditori;

pertanto, l’ammontare finanziario sinora messo a disposizione delle imprese per lo smobilizzo dei crediti verso la pubblica amministrazione ammonterebbe complessivamente a 14 miliardi, – 2 miliardi dalla Cassa depositi e prestiti Spa, 10 miliardi dall’ABI, 2 miliardi per il pagamento dei crediti con titoli di Stato –, una cifra assolutamente insufficiente rispetto alle citate stime dello stock dei debiti della pubblica amministrazione;

consapevole della gravità e dell’urgenza di affrontare la questione, pena la sopravvivenza stessa del tessuto produttivo, il Partito democratico ha inserito questo tema tra gli otto punti del programma di Governo che sono stati sottoposti all’attenzione di tutte le forze politiche;

nelle conclusioni del Consiglio europeo del 14 e 15 marzo, sono state individuate, tra le priorità, « un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita » e « il ripristino della normale erogazione di prestiti all’economia », ricordando nel contempo « le possibilità offerte dalle norme di bilancio vigenti del patto di stabilità e crescita e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance »;

il 18 marzo 2013, in una dichiarazione congiunta dei Commissari agli affari economici e monetari Olli Rehn, e all’industria e imprenditoria Antonio Tajani è stata fatta una apertura relativamente alla possibilità di estinguere i debiti commerciali: in sostanza, l’Unione europea invita il Governo italiano a proporre un piano di pagamento, nell’orizzonte di due anni, senza rischiare che ciò comporti la violazione del patto, poiché la liquidazione dei debiti commerciali potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito del Patto stesso;

sempre dalla dichiarazione si evince che la Commissione è disponibile a cooperare con le autorità italiane per aiutare l’attuazione tecnica del piano di estinzione del debito commerciale pregresso e accoglierebbe con favore la disponibilità di informazioni più dettagliate e aggiornate sull’attuale ammontare di tale debito da parte di ogni livello di amministrazione pubblica;

da notizie di stampa si apprende che il Ministero dell’economia e delle finanze sarebbe pronto ad attuare tali misure anche mediante un provvedimento d’urgenza, si ipotizza, in particolare, (proprio a seguito delle dichiarazioni dei commissari Olli Rehn e Antonio Tajani) lo sblocco di circa 10 miliardi per le spese di investimento dei comuni, risorse già presenti nelle casse degli enti locali ma vincolate dal rispetto delle norme sul patto di stabilità e la successiva emissione ad hoc di titoli di Stato;

in questo modo si favorirebbe una importante immissione di liquidità nel sistema, utile a garantire la sopravvivenza di molte aziende, soprattutto medio-piccole, e il rilancio dell’economia –:

quale iniziativa intenda intraprendere il Governo e quale strumento intenda adottare al fine di sbloccare il pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione, anche a seguito della disponibilità manifestata nelle conclusioni del Consiglio Europeo del 14 e 15 marzo e nella Dichiarazione congiunta dei Commissari europei;

quali siano le ragioni del ritardo nel processo di certificazione dei debiti;

a quanto effettivamente ammonti il numero delle certificazioni sinora effettuate.

(3-00005)