Archivi categoria: Il grande guaio del debito pubblico

Debito pubblico, revisionismi e convenienze politiche, Sole 24 Ore, 10 febbraio 2018

Incolpare Deutsche Bank per la crisi del 2011 serve solo a camuffare le nostre fragilità, 

Banche, complotti e alibi zoppi

 di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli

Napoleone diceva che “la storia è un insieme di menzogne concordate”. La diffusa sottovalutazione del problema del debito pubblico in questa campagna elettorale dipende in qualche misura da una narrazione addomesticata della crisi del 2011, da cui discende una memoria distorta, ma molto diffusa di quei fatti gravissimi. Continua a leggere

Lezioni per le politiche di bilancio – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 19 gennaio 2017

La crisi economico-finanziaria ha intaccato la credibilità dei cosiddetti ‘esperti’ economici, anche in materia di politiche di bilancio. Eppure, c’è molto da imparare, non solo dalla teoria economica, ma anche dalle analisi empiriche e dall’esperienza accumulata negli anni.  L’occasione per fare il punto ci è stata offerta da un nostro lavoro pubblicato sulla rinnovata rivista Economia Italiana (on line su economiaitaliana.org) che verrà presentato il 22 gennaio alla Luiss.

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Can fiscal discipline be counterproductive? – con Lorenzo Codogno, paper su “Economia Italiana”, numero 1-2-3/2017.

Sintesi
L’esperienza della Grande Recessione ha indotto alcuni a sostenere che la disciplina di bilancio può essere controproducente nel senso che può peggiorare, anziché migliorare, le prospettive per i conti pubblici. Continua a leggere

Non ignorare il debito, Flat tax fuori dal mondo – intervista a il Sole 24 Ore, 3 gennaio 2018

«Questa campagna elettorale è partita male. La politica deve fare proposte compatibili con il debito pubblico altissimo dell’Italia: non servono manovre draconiane, ma dobbiamo assumere un impegno ad accrescere l’avanzo primario fino al 3-4% per arrivare al pareggio di bilancio con gradualità ma anche con un percorso certo». Giampaolo Galli (Pd) apprezza gli inviti a una campagna elettorale fondata su proposte realistiche. Continua a leggere

Manovra fra crescita e aggiustamento: le (troppe) richieste di spesa fatte a Padoan – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 11 ottobre 2017

Come c’era da aspettarsi, sul Ministro dell’Economia piovono da ogni parte richieste di maggiori spese. Spesso le richieste hanno una loro intrinseca giustificazione, ma non fanno i conti con la realtà della finanza pubblica italiana. L’aggiustamento dei conti che è stato previsto dal governo è il minimo indispensabile nella condizione data. Questo punto è stato ben messo in luce dalla Banca d’Italia nel corso delle audizioni che si sono tenute al Senato il 3 ottobre scorso. Stando alle cifre ufficiali, ossia a quelle contenute nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF), il miglioramento del saldo di finanza pubblica previsto per il 2018, pari a 0,5 punti percentuali di Pil – dal 2,1% di quest’anno all’1,6% del 2018 – è interamente dovuto all’evoluzione del ciclo economico e all’ulteriore riduzione della spesa per interessi dovuta alla politica espansiva della BCE.

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La proposta sul default ordinato pericolosa per l’Italia – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 6 ottobre 2017

L’allarme lanciato su queste colonne da Stefano Micossi e da Carlo Bastasin (il 23 e il 30 settembre, rispettivamente) è del tutto condivisibile. Sul tavolo negoziale europeo sembrano farsi strada due proposte assai azzardate che per l’Italia sarebbero estremamente pericolose.

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Berlino non cambia la politica di bilancio – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 19 settembre 2017

In Italia, in questo inizio di campagna elettorale, quasi tutte le forze politiche affermano – apparentemente con grande convinzione – che dall’Europa si può ottenere molto di più di quanto non si sia ottenuto sino ad oggi.  È quindi cruciale capire cosa possa effettivamente cambiare e quali aspettative facciano invece parte del regno dei sogni.

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La via maestra di tagli e riforme – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 8 settembre 2017

L’idea che il disavanzo pubblico non debba essere ridotto, ma aumentato verso il 3% e anche oltre, è ormai sostenuta dalla quasi totalità delle forze politiche.

Per alcuni il debito pubblico è un problema rimosso. Altri, più responsabili, sanno che il problema esiste e, se interrogati seriamente sul punto, esplicitano quella che si potrebbe chiamare “la teoria del denominatore”: per ridurre il rapporto debito/Pil bisogna aumentare il Pil, il denominatore, e questo risultato lo si otterrebbe aumentando, anziché riducendo il disavanzo pubblico.

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