Archivio della categoria: articoli

Articoli di Giampaolo Galli

La crescita non la si fa con il deficit: gli argomenti e il modello

A proposito di  un articolo uscito qualche tempo fa su FIRSTonline  vari lettori (un po’ increduli) mi hanno chiesto su che basi avessi fatto l’affermazione che la crescita non la si fa con il deficit e come avessi fatto le simulazioni riportate nel pezzo.

Per chiarire la faccenda riporto qui sotto l’articolo di cui si discute. E per chi vuole approfondire ulteriormente – e si diverte con l’aritmetica –  ecco i fogli Excel che ho usato per le simulazioni.

Clicca qui per il modello in excel.

Nota ai fogli Excel: nel foglio “1. Il modello” c’è il modello usato per le simulazioni; nei successivi due fogli ci sono i risultati numerici (“2. I risultati”) e il grafico (“3. Il Grafico”), rispettivamente.
È possibile  cambiare i parametri e le variabili scritti in rosso; i numeri scritti in nero  sono una conseguenza delle ipotesi, ossia sono endogeni. Nei successivi tre fogli si rifà l’esercizio, tenendo conto di import e export e cambiando alcune ipotesi.

Correzioni e commenti critici sono benvenuti. 

Ed ecco l’articolo:

La crescita economica non si fa con il deficit – FIRSTonline, 20 marzo 2016

Politiche keynesiane di sostegno della domanda aggregata hanno senso a livello europeo, ma assai meno in un paese come l’Italia che ha un elevato debito pubblico. I mercati non ce le lascerebbero fare e non avrebbero tutti torti perché, a prescindere dalla credibilità di chi governa, le politiche keynesiane hanno dei limiti ben noti. Tali limiti sussistono a prescindere dalle critiche “esterne” che si possono fare al modello keynesiano, nel senso che emergono proprio utilizzando le ipotesi del modello keynesiano, a cominciare da quella che il Pil è determinato dalla domanda aggregata in condizioni di sottoutilizzo generalizzato delle risorse. In sintesi: 1) con il deficit non si fa crescita economica e 2) un aumento del deficit non può generare un aumento del Pil tale da ridurre il rapporto debito/pil se non nel breve periodo; alla lunga il debito lo si riduce solo con appropriati avanzi primari. Continua a leggere

Brexit: una proposta delle imprese inglesi che dovrebbe interessare l’Italia. – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 13 luglio 2017

Sono passati già più di 100 giorni dall’attivazione dell’Articolo 50 dei Trattati che ha fatto scattare il periodo transitorio di due anni prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, cioè Brexit. Entro il 29 marzo del 2019 vi dovrebbe dunque essere un accordo completo con l’Unione europea.

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Bisogna ridurre la spesa, poi agire sulla pressione fiscale – con Lorenzo Codogno, Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2017

l lavoro dell’Istituto Bruno Leoni (Ibl) sulla flat tax presentato su questo giornale da Nicola Rossi il 25 giugno ci obbliga a pensare in modo strategico all’insieme delle entrate e delle spese delle pubbliche amministrazioni e rende evidente quanto sia iniquo e inefficiente lo status quo. Ha il merito di fare i conti di tutte le proposte che vengono messe in campo senza mai utilizzare coperture di comodo o altamente aleatorie, come il contrasto all’evasione. Non da ultimo, rende chiaro il legame stretto tra la riduzione della spesa corrente e quella delle entrate, “domandandosi che cosa lo Stato debba produrre e come, e non limitandosi a chiedere che faccia un po’ meglio quello che già fa”.

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Spending review: Italia tra i paesi più virtuosi – In Cammino, 22 giugno 2017

La spending review sta dando buoni risultati. La presentazione fatta dal commissario Yoram Gutgeld non dovrebbe lasciare molti dubbi al riguardo.

Il numero chiave a cui guardare è quello dei consumi finali delle pubbliche amministrazioni, perché è l’aggregato dei conti pubblici Istat/Eurostat che meglio approssima l’area della spesa aggredibile dalla spending review: si tratta in sostanza della somma degli acquisti e degli stipendi della pubblica amministrazione.

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Se si vota prima, serve trasparenza coi mercati – con Lorenzo Codogno, il Sole 24 Ore, 6 giugno 2017

Fa differenza se le elezioni politiche si tengono in autunno oppure alla scadenza naturale della legislatura? In condizioni normali questa scelta sarebbe sostanzialmente indifferente, dal momento che la differenza è di pochi mesi. Ma le condizioni dell’Italia normali non sono. L’Italia è esposta, ancora una volta, a rischi finanziari potenzialmente molto seri. La combinazione di bassa crescita – malgrado le riforme fatte in questi anni – alto debito pubblico, elevate sofferenze bancarie, fine ormai prossima della politica iper-espansiva della BCE e forza dei movimenti populisti anti euro può portare a una disaffezione degli investitori nei confronti dei titoli italiani, accentuando i deflussi netti di capitali che si sono registrati negli ultimi mesi.

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Web tax: la via nazionale alla tassazione delle web companies è ancora molto lontana – con Sergio Boccadutri, FirstOnline, 16 maggio 2017

I due parlamentari del Pd passano ai raggi X il cosiddetto emendamento Boccia alla manovrina di bilancio che è noto come web tax anche se il testo non ne parla esplicitamente – Tutti i pro e i contro della norma in discussione alla Camera
 

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Italexit is not a Solution for Italy’s Problems – con Lorenzo Codogno, The European Financial Review, 15 maggio 2017

Beppe Grillo’s Five Star Movement riding high in the polls in Italy has led to speculation over the prospect of the country leaving the euro. Lorenzo Codogno and Giampaolo Galli argue that an “Italexit” would be a catastrophic scenario, with incommensurable economic, social, and political costs lasting for many years. They note that redenomination, and a likely default on debt obligations, would not be a solution to the problem of a high public debt and would produce significant financial and economic instability. A far better and less costly solution would be to address Italy’s underlying problems, allowing the country to survive and thrive within the euro by enhancing potential growth and economic resilience.

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Intervento in Aula: discussione sul DEF 2017 – 26 aprile 2017

 

GIAMPAOLO GALLI. Grazie Presidente. Come peraltro negli ultimi anni, il DEF si muove lungo un sentiero molto stretto, perché da un lato dobbiamo avviare la riduzione del debito, dall’altro dobbiamo sostenere la crescita. Tuttavia, come ha già fatto notare la relatrice, onorevole Rubinato, e anche i colleghi Dell’Aringa, Covello e Iannuzzi, ci troviamo quest’anno di fronte a qualche opportunità in più in relazione a un quadro internazionale in cui si consolida la crescita, ma anche a nuovi fattori di rischio che derivano dalla fine, attesa per il 2018, della politica molto espansiva della BCE, dal rischio di misure protezionistiche in particolare negli Stati Uniti e da rischi politici, anche in Europa.

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Perché la moneta fiscale non è la manna dal cielo – con Lorenzo Codogno, Il Sole 24 Ore, martedì 18 aprile.

Nei dieci punti programmatici di politica estera del Movimento 5 Stelle si parla di introdurre una nuova moneta, parallela all’euro, che viene chiamata moneta fiscale. Anche Berlusconi ha fatto cenno in varie occasioni ad una nozione simile, ricordando le am-lire della sua infanzia, sia pure in termini talmente vaghi che è difficile discuterne.

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Def: sulla condizione finanziaria del Paese gravano le mancate riforme – In Cammino, 12 aprile 2017

Il Documento di Economia e Finanza si muove lungo un crinale sottile: da un lato bisogna avviare la riduzione il debito pubblico, dall’altro vanno attuate politiche per dare più vigore alla crescita.

Questo ci impone di continuare con rinnovato vigore lungo la linea che è stata seguita negli ultimi anni e che ha consentito di ridurre gradualmente il disavanzo dal 3% del 2014 al 2,4% nel 2016, creando anche lo spazio, attraverso la spending review (25 miliardi in tre anni) e la lotta all’evasione (19 miliardi nel 2016), per robuste misure a sostegno della crescita.

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Investimenti pubblici fra crescita e vincoli – Il Sole 24 Ore, 11 aprile 2017

Dopo il crollo registrato negli anni della crisi, l’Italia ha un gran bisogno di investimenti pubblici per ammodernare la sua rete di infrastrutture. Questa considerazione induce molti economisti a rilanciare la proposta della cosiddetta “golden rule”, ossia lo scorporo delle spese per investimenti dalle regole europee sui disavanzi pubblici. È questa un’idea con una qualche possibilità di successo? Alla luce del dibattito che si è svolto fino ad oggi, vi sono motivi per dubitarne.

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Uscire dalla moneta unica vuol dire tagliare i salari – Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2017, di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli

 Al nostro articolo del 1 marzo scorso su questo giornale (“Non è l’euro il problema dell’Italia”) sono state mosse due osservazioni critiche da parte di persone seriamente interessate al tema. Dato che si tratta di due punti cruciali, proviamo a fornire qualche chiarimento. Continua a leggere

Italexit non risolverebbe nessuno dei problemi dell’Italia – di Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli, 23 febbraio 2017,

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L’Italia di fronte alla sfida dei cambiamenti globali

La crescita dei movimenti populisti e antieuropei non ha risparmiato l’Italia. Quasi tutti
chiedono l’uscita dall’euro, molti chiedono anche l’uscita dall’UE: la seconda è una strada percorribile anche se estremamente complessa, come il Regno Unito sta scoprendo a sue spese in questi mesi. L’uscita dall’unione monetaria creerebbe invece un problema su una scala completamente diversa, con conseguenze negative che si protrarrebbero per molti anni. Inoltre, non risolverebbe i problemi che si vorrebbero risolvere. Trascurando le motivazioni politiche, alcuni commentatori – come gli autori di un recente documento di Mediobanca Securities – sostengono invece che lasciare l’euro sia fattibile e che l’Italia potrebbe perfino trovarsi ad ottenere un piccolo vantaggio di 8 miliardi di euro.[1] Essi forniscono inoltre argomenti tecnici sugli effetti della ridenominazione del debito, sostenendo che tale ridenominazione, se rimandata al futuro, si rivelerebbe troppo costosa e che, quindi, andrebbe adottata il prima possibile. Su questo punto siamo in netto disaccordo.

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L’emendamento 52.71 alla legge di Bilancio 2017

Con questo emendamento Forza Italia propone di mettere sul pubblico impiego  ulteriori  2,6 miliardi nel 2017 e 7,8 miliardi nel triennio. Più di quello che chiedono i sindacati. Le coperture sono  generiche “razionalizzazioni della spesa” con tanto di clausole di salvaguardia che prevedono più tasse. Le maggiori tasse stanno al punto 5 bis. Questo è il de profundis definitivo per la famosa rivoluzione liberale sempre promessa da Berlusconi, mai attuata e oggi platealmente  tradita.

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Decreto sulle banche, la confusione e la demagogia dei 5 Stelle – L’Unità 10/12/2015

Su poche questioni come su quella delle banche si tocca con mano la confusione politica e forse mentale del M5S. Come in tutti gli scarti di quella demagogia populista cui sono soliti attingere, per i 5 Stelle le banche sono Belzebù: non solo si deliziano a stritolare le piccole imprese e i risparmiatori con la complicità dei vigilanti, ma usano le loro enormi ricchezze per decidere dei nostri destini. Tramite Draghi e la Merkel, dominano l’Europa e i suoi equilibri. Tramite misteriose logge semisegrete, in realtà ben pubblicizzate sui rispettivi siti internet, dominano il mondo e decidono delle diseguaglianze globali nonché della pace e della guerra fra i popoli. Tramite manovre di palazzo, in Italia fanno e disfano i governi. Di fronte a simili mostri, non stupisce la gazzarra che si scatena in Parlamento e nelle piazze ogni volta che il governo vara un provvedimento che riguarda le banche. Ogni volta il governo di turno è accusato di usare i soldi dei contribuenti per fare regali alle banche, o meglio, “agli amici degli amici”.

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