Una riflessione sulla legge Richetti – 24 luglio 2017

Domani voterò la legge Richetti sui vitalizi. Lo farò per disciplina di partito, ma con un forte senso di colpa perché quella legge è un tragico errore, come spiega bene Claudio Cerasa in un recente articolo.

È un cedimento a una campagna “anti-casta” che in realtà finisce per essere una delegittimazione del Parlamento (vedi la bella citazione di Nilde Iotti).

Ma soprattutto penso sia sbagliato ricalcolare le pensioni, quelle degli ex-parlamentari e quelle di chiunque altro. Stiamo parlando di persone in età avanzata (moltissimi oltre gli 80 o 90 anni) che non hanno alcuna possibilità di cambiare i propri percorsi di vita per far fronte alla decurtazione della pensione. Penso a mia madre quando era in vita e aveva novant’anni: con che faccia avrei potuto dirle che le tagliavamo la pensione del 40%? Eppure proprio questo ci stiamo accingendo a fare con tanti ex-parlamentari. Mi sento come un figlio che accoltella i suoi genitori. Questi figli non meritano nulla! E dai loro figli non avranno nulla di meglio.

Si dice che i parlamentari devono essere trattati come tutti gli altri. Questo è il principio enunciato all’articolo 1 della legge. Ammesso che sia questo il principio giusto, non si capisce comunque perché solo agli ex parlamentari si applichi il ricalcolo. Nessun’altra categoria di cittadini ha avuto questo trattamento. Tutte le riforme pensionistiche hanno operato sui trattamenti futuri.

Di più, il trattamento di un “normale” lavoratore dipendente non prevede il calcolo contributivo. Come noto, a un normale lavoratore si applica il sistema retributivo se aveva almeno 18 anni di anzianità nel 1995. Sotto i 18 anni, si applica il contributivo, ma solo pro-rata, ossia per gli anni successivi al 1995. Vogliamo trattare gli ex parlamentari come tutti gli altri? Allora non possiamo non tenere conto di questo “dettaglio”.

La verità è che questa legge compie un’operazione che innova completamente rispetto alla normativa applicata alla generalità dei lavoratori. E lo fa in omaggio a due concetti, entrambi tragicamente sbagliati. Uno è la fuffa dell’antipolitica, appunto, come la definisce bene Cerasa. L’altro è quello della cosiddetta equità intergenerazionale. L’idea è che oggi si ricalcolano le pensioni dei parlamentari, ma domani si ricalcoleranno le pensioni di tutti o comunque di quasi tutti.

Ma sappiamo già che:
a) il ricalcolo per la generalità dei lavoratori è materialmente impossibile e
b) per avere effetti significativi in termini di riequilibrio fra generazioni, tagliare le cosiddette “pensioni d’oro” non serve a nulla. Bisognerebbe tagliare nella carne viva di milioni di pensionati con redditi medi o medio bassi.

Chi dice che è possibile effettuare il ricalcolo, e che può riguardare solo le pensioni alte (diciamo sopra i 5mila lordi) è un demagogo che imbroglia sapendo di imbrogliare. Queste cose sono state chiarite in modo assolutamente inequivocabile con una serie di audizioni di dirigenti dell’Inps presso la Commissione Lavoro della Camera.

Con queste premesse, domani dovrei votare contro la legge Richetti. Ma non lo farò perché se tanti nel PD facessero così, Grillo canterebbe vittoria due volte: la prima per aver obbligato Ia leadership del PD a fare questa porcheria, e la seconda per aver dimostrato che il partito non segue i propri leaders. Ai colleghi del gruppo parlamentare dico questo: votatela questa schifezza. Fatelo per non fare a Grillo un facile favore.

Ma subito dopo iniziamo una campagna seria contro la demagogia della casta. Inseguire i populisti sul loro terreno non serve a nulla perché tra la copia e l’originale si sceglierà sempre il secondo. Occorre invece spiegare, ad esempio, che non si capisce perché un parlamentare (che dovrebbe rappresentare la nazione, essere indipendente, ecc.) debba ricevere un trattamento economico inferiore a quello di un medio dirigente d’azienda. Come mai? Che senso ha? Non è così in nessun paese del mondo.

Gli elettori vogliono essere rappresentati da parlamentari bravi, che facciano bene il mestiere non semplice cui sono chiamati.

Non vogliono persone che non hanno mai lavorato in vita loro e non hanno mai compilato una dichiarazione dei redditi.

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