Riforma della Costituzione, la polemica sull’articolo 70: nella riforma Berlusconi del 2006 era più lungo e complicato. Identico il meccanismo di risoluzione delle controversie.

Nel testo riportato in questo  link  si mettono a confronto due versioni dell’articolo 70 della Costituzione: quella proposta dal governo Berlusconi nella riforma che fu sottoposta  a referendum nel 2006 e quella che viene proposta nella attuale riforma. Come si vede, entrambi sono molto più lunghi dell’articolo 70 della Costituzione vigente che recita semplicemente: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.  Il motivo è molto semplice: se si supera il bicameralismo paritario (come avveniva anche nella proposta del 2006),  Camera e Senato non fanno più la stessa cosa e quindi bisogna dire cosa fa l’una e cosa fa l’altro. E bisogna dirlo con notevole dettaglio in modo da evitare incertezze e contenziosi. Dunque la critica che il nuovo articolo 70 è lungo e complesso è di per sé poco fondata. E’ del tutto strumentale quando viene da esponenti del centro destra che nel 2006 avevano proposto un articolo 70 che era addirittura più lungo di quello di cui si discute oggi. Precisamente nel nuovo testo ci sono 441 parole mentre in quello del 2006 ce n’erano 588, un terzo di più. Se poi si guarda al contenuto si scoprono due cose. La prima è che il testo del 2006 è molto complesso e pieno di rimandi ad altri articoli della costituzione. Il secondo è che la clausola di chiusura nel caso di contenziosi è  la stessa che troviamo nel testo di oggi, in base alla quale i Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza. Dunque chi dice che manca una vera clausola di chiusura e ci saranno infiniti contenziosi, avrebbe anche l’obbligo di dire quale altra clausola si potrebbe inventare.

Ma c’è di più. Una delle critica più pungenti alla riforma è che il Senato, pur avendo meno poteri della Camera,  potrebbe paralizzare l’azione del governo perché non è più previsto il voto di fiducia.  Se questa critica vale per l’attuale riforma essa valeva a maggior ragione per la riforma del 2006, nella quale, in virtù dell’influenza della Lega, il Senato – non a caso chiamato pomposamente “Senato Federale della Repubblica” – aveva  competenze legislative molto più ampie. In quella riforma, era prevista una clausola di supremazia della Camera nel caso di procedimenti monocamerali del Senato, ma nulla si diceva sui moltissimi procedimenti che rimanevano bicamerali.    A maggior ragione dunque le critiche del centro destra  appaiono strumentali. Sui punti che oggi essi criticano nel 2006 non furono capaci di fare di meglio.

 

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