Quando Ruini disse: “Nessuna Costituzione è perfetta”, di Filippo Cavazzuti. FIRSTonline 08-09-2016

Oggi mi permetto di suggerire ai lettori di FIRSTonline, che seguono con fatica il dibattito sul referendum costituzionale di autunno, ciò che sostenne, nel lontano 1947, Meuccio Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione.  

Si tratta di un testo certamente ben noto agli “addetti ai lavori” che oggi sottolineano, spesso in modo strumentale, quanto sia imperfetto il testo sottoposto a referendum: famosi costituzionalisti; altri maître à penser; opporre soltanto soi disant maître à penser; importanti esponenti di partito che si battono per la “perfetta costituzione”; altri che più semplicemente militano per fare cadere il governo Renzi, reo di una proposta guazzabuglio di riforma costituzionale.

Riporto di seguito e senza commenti ciò che ho tratto dal resoconto stenografico a proposito della “perfetta Costituzione”.

22 dicembre 1947. Seduta antimeridiana dell’Assemblea Costituente.

Presidente Terracini. L’ordine del giorno reca: Votazione finale a scrutinio segreto della Costituzione della Repubblica italiana. Ha facoltà di parlare l’onorevole Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione.

“Critiche sono venute anche da questo banco; ma non ci dobbiamo abbandonare ad un abito di auto-denigrazione, che sembra talvolta un tristo retaggio italiano. Nessuna Costituzione è perfetta. Tutte le volte che se n’è fatta una, sono risuonati lamenti e deprecazioni fra i costituenti. Ciò è avvenuto, anche subito dopo che a Filadelfia fu votata, un secolo e mezzo fa, la Costituzione nord-americana; che ora è giudicata la migliore di tutte!

Un giudizio pacato sui pregi e sui difetti della nostra Carta non può essere dato oggi, con esauriente completezza. Difetti ve ne sono; vi sono lacune e più ancora esuberanze; vi sono incertezze in dati punti; ma mi giungono ormai voci di grandi competenti dall’estero, e riconoscono che questa Carta merita di essere favorevolmente apprezzata, ed ha un buon posto, forse il primo, fra le Costituzioni dell’attuale dopoguerra. Noi, prima di tutti, ne riconosciamo le imperfezioni; ma dobbiamo anche rilevare alcuni risultati acquisiti”.

Si tratta di un testo assai limpido che, anche senza commenti interpretativi, fa riflettere sul dibattito strumentale per la Costituzione perfetta

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