Decreto sulle banche, la confusione e la demagogia dei 5 Stelle – L’Unità 10/12/2015

Su poche questioni come su quella delle banche si tocca con mano la confusione politica e forse mentale del M5S. Come in tutti gli scarti di quella demagogia populista cui sono soliti attingere, per i 5 Stelle le banche sono Belzebù: non solo si deliziano a stritolare le piccole imprese e i risparmiatori con la complicità dei vigilanti, ma usano le loro enormi ricchezze per decidere dei nostri destini. Tramite Draghi e la Merkel, dominano l’Europa e i suoi equilibri. Tramite misteriose logge semisegrete, in realtà ben pubblicizzate sui rispettivi siti internet, dominano il mondo e decidono delle diseguaglianze globali nonché della pace e della guerra fra i popoli. Tramite manovre di palazzo, in Italia fanno e disfano i governi. Di fronte a simili mostri, non stupisce la gazzarra che si scatena in Parlamento e nelle piazze ogni volta che il governo vara un provvedimento che riguarda le banche. Ogni volta il governo di turno è accusato di usare i soldi dei contribuenti per fare regali alle banche, o meglio, “agli amici degli amici”.

Sin qui nulla di nuovo. La novità emerge nel momento in cui il M5S va in piazza a chiedere di risarcire i risparmiatori delle quattro banche sottoposte a procedura di risoluzione con il decreto del 22 novembre scorso. È qui che si tocca con mano la contraddizione e la confusione mentale. Come è noto, il provvedimento del governo salva tutti i depositanti, gli obbligazionisti non subordinati, i dipendenti e i rapporti di affidamento con imprese e famiglie. Il conto lo pagano i proprietari delle banche, che sono innanzitutto gli azionisti e anche –secondo una consolidata interpretazione comunitaria– i detentori di obbligazioni subordinate. Lo pagano poi tutte le altre banche del sistema tramite il neo costituito fondo di risoluzione. Gli amministratori delle quattro banche (presidenti, vicepresidenti, direttori generali ecc.) hanno già pagato dato che sono stati cacciati e sostituiti dai commissari; in molti casi hanno dovuto pagare sanzioni salatissime o sono soggetti a indagini della magistratura. “Dura lex sed lex”.

Che questa nuova procedura europea ponga dei problemi non c’è dubbio. In particolare, è più che probabile che un certo numero di piccoli risparmiatori non fosse consapevole della rischiosità effettiva dei bond subordinati (comunque, a scanso di equivoci, sempre inferiore a quella delle azioni). Inoltre l’operazione potrebbe intaccare la fiducia nel sistema bancario, generando così un aumento del costo dei finanziamenti. Per questi motivi il governo sta cercando di capire se si possa introdurre una misura di solidarietà che tuteli la parte più debole degli obbligazionisti subordinati senza però violare il principio base della normativa comunitaria già oggi in vigore. Il principio è molto semplice: non si possono usare soldi dei contribuenti per salvare le banche senza aver prima fatto pagare i proprietari delle banche stesse. A prima vista, questo principio dovrebbe piacere molto a chi ha fatto epiche battaglie contro l’uso dei soldi pubblici per questi salvataggi. In effetti, va ricordato che la normativa comunitaria è in parte il frutto di un vastissimo movimento di opinione pubblica che si è sviluppato a seguito dei colossali interventi che sono stati fatti in questi anni in Usa come in Europa (ma non in Italia), e che sono costati ai contribuenti decine di punti di Pil. Questo movimento di opinione pubblica ha trovato la sua manifestazione più nota nel movimento “Occupy Wall Street” il cui motto era “salvare la gente non le banche”. In Italia questo movimento è stato rappresentato principalmente da Beppe Grillo e i suoi accoliti. Oggi però, invece di cantar vittoria, i grillini gridano alla vergogna e al risparmio tradito. Anzi, propongono di imbarcarsi in un’operazione tipo quella che fu fatta con i Tremonti e poi con i Monti bond per MPS, che usava i soldi dei contribuenti, ma di farla a un tasso di favore del 3 per cento fisso a cinque anni. Così facendo, e con qualche aiutino fiscale, secondo loro si potrebbero salvare capre a cavoli, ossia le quattro banche nonché i loro proprietari, azionisti e obbligazionisti subordinati. Al di là del fatto che questa analisi cozza con quanto emerso dalle ispezioni della vigilanza, c’è da rimanere basiti. Verrebbe da dire che i grillini hanno rovesciato il famoso motto in qualcosa come “salvare banche e banchieri, non la gente”. Ovviamente non è così. La realtà è che hanno semplicemente trovato qualcosa su cui urlare e fare un po’ di speculazione politica. Nessuno s’illuda: domani continueranno a dire che il governo fa i regali ai banchieri amici. Ma domani è un altro giorno, e tutto sarà dimenticato. D’altra parte, lo sanno tutti che il principio di non contraddizione è un vecchio attrezzo che, in prossimità delle elezioni, non interessa proprio a nessuno.

Giampaolo Galli e Francesco Del Prato

Qui l’articolo sulla rassegna stampa de L’Unità.

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