Salvatore Rossi, Banca d’Italia: “Nessun governo del dopoguerra ha dimostrato una volontà riformatrice come il Governo Renzi”.

 

Börsen-Zeitung – Intervista a Salvatore Rossi: “La debolezza dell’Italia è la scarsa produttività” / Il Direttore Generale della Banca d’Italia elogia le riforme (Thesy Kness-Bastaroli, p. 6)

I punti nevralgici dell’economia italiana sono la scarsa produttività e la crescita debole. Nell’intervista con la Börsen-Zeitung il Direttore Generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, afferma che la prevalenza di piccole e medie imprese porta a un ritardo tecnologico del paese.

Qual è il punto debole dell’economia italiana?

La bassa produttività e la scarsa crescita. Dalla metà degli anni ‘90 la produttività non è quasi aumentata. Un motivo importante è la struttura industriale del paese, costituita in gran parte da piccole e medie imprese. Molte di esse non sono riuscite a tenere il passo con il progresso tecnologico.

La crescita prevista dello 0,7% quest’anno e dell‘1,6% nel 2016 sono sufficienti per recuperare produttività?

Quest’anno la crescita potrebbe anche essere un po’ più elevata. I dati pronosticati sono un buon risultato per l’Italia, ma non basteranno per ridurre i ritardi in termini di produttività.

La nuova Legge di stabilità mira più alla crescita che ai tagli alla spesa. L’Italia riuscirà a ridurre il debito pubblico come promesso?

Il Governo punta, a ragione, al rafforzamento della crescita: è il primo presupposto per poter ridurre l’indebitamento. Il secondo è un avanzo del bilancio primario, che l’Italia presenterà anche nel 2016. Il Governo ha promesso che l’anno prossimo la quota del debito complessivo scenderà per la prima volta da anni. E scenderà anche il deficit, benché magari non al livello finora auspicato. L’importante è la tendenza!

In questo paese i criteri di Maastricht sono spesso contestati. Vengono ancora rispettati?

Certo. Maastricht consente una certa flessibilità che si applica nel caso dell’Italia. La disciplina di bilancio è un elemento fondamentale dell’Eurosistema.

Le riforme del Governo Renzi basteranno a superare la debolezza strutturale dell’Italia?

Non lo so. In Italia fare le riforme è molto difficile, perché nella nostra società si contano innumerevoli gruppi d’interesse. In ogni caso, nessun governo del dopoguerra ha dimostrato una volontà riformatrice come il Governo Renzi. Le riforme istituzionali, in particolare l’abolizione del bicameralismo totale, sono d’importanza fondamentale per accelerare l’implementazione delle leggi. La riforma del lavoro ha già avuto i primi effetti positivi; altre riforme – come quella della giustizia e la semplificazione della burocrazia – si fanno ancora attendere. Sicuramente non sono perfette, ma l’importante è che siano state avviate.

La Banca d`Italia continua a vigilare sulle assicurazioni; intende introdurre una vigilanza all-finance per banche e assicurazioni?

Di fatto l’all-finance esiste già: la vigilanza sulle banche e quella sulle assicurazioni sono collocate entrambe sotto il tetto della Banca d’Italia, anche se, con l’Ivass, la vigilanza sulle assicurazioni dispone di una struttura a parte.

Si pensa a una vigilanza sulle assicurazioni europea, simile a quella sulle banche?

No, una vigilanza europea non è in vista; e, a mio avviso, non è necessaria, perché esiste già una regolamentazione unica per le assicurazioni.

Spesso si accusa la BCE di frenare la crescita con condizioni patrimoniali troppo rigorose. Anche lei la pensa così?

In seguito alla crisi finanziaria è stato giusto porre tali condizioni. Ciò è stato riconosciuto da tutti, non soltanto in Europa. Oggi, nel contesto dell’SSM, è importante che siano stabiliti coefficienti patrimoniali individuali che tengano espressamente conto delle situazioni economiche in cui operano le singole banche. Nel processo di transizione alla nuova regolamentazione serve, ovviamente, una certa gradualità.

La riforma delle banche popolari non ha ancora determinato l’auspicato consolidamento del mercato bancario italiano. Questo consolidamento è necessario?

Gli istituti hanno tempo fino alla fine del 2016 per trasformarsi in società per azioni. Alcuni l’hanno già fatto. Il consolidamento non è una meta di per sé, è un mezzo: grazie alla quotazione in borsa la ricapitalizzazione risulta più facile. E’ il mercato a decidere se in determinati casi il consolidamento è necessario.

La redditività delle banche italiane è estremamente scarsa. Perché?

Perché l’economia – e di conseguenza anche la richiesta di credito delle imprese – è debole. Recentemente, comunque, la situazione è migliorata.

Perché in Italia il numero delle banche internazionali è più ridotto rispetto a Germania, Francia o Spagna?

Un motivo importante è lo scarso grado d’internazionalità dell’industria italiana.

Come si svilupperà il settore creditizio italiano nel 2016?

Sono cautamente ottimista. La crescita economica si ripercuoterà anche sul settore creditizio