Guicciardini, Cavour e l’uomo solo al comando: i nostalgici di Peppone e Don Camillo

Per anni abbiamo detto che il problema dell’Italia è la governabilità, che abbiamo bisogno di governi stabili, che con orizzonti  brevi, come quelli che hanno segnato la prima e anche la seconda repubblica, non si governa neanche un condominio, che le riforme necessarie per uscire dalla palude devono essere portate avanti con determinazione superando formidabili resistenza corporative.

 

Per anni abbiamo denunciato l’instabilità dei governi, l’inconcludenza della politica, la ricerca di consenso a tutti costi a scapito del benessere della nazione e delle future generazioni.  Per anni abbiamo chiesto alla politica di essere meno partigiana e più bipartisan.

 

Adesso finalmente siamo forse vicini a questo traguardo, per merito di Matteo Renzi e della nuova legge elettorale. Ed ecco che riscopriamo che per andare lontano ci dobbiamo andare piano e tutti insieme. Che c’è bisogno dell’ampio consenso. Che bisogna pensare molto prima di decidere. Che non c’è più quella bella e chiara differenza fra la destra e la sinistra che ci ha dilettato per tutto il novecento, che già Guicciardini e Macchaivelli avevano capito che l’uomo solo al comando non funziona. Adirittura scopriamo che  l’uomo solo al comando può essere popolare, ma ferisce la democrazia. Ad abundantiam, scopriamo che il vero problema dell’Italia non era affatto l’instabilità dei governi e l’eccesso di litigiosità della politica, bensì il loro contrario. Il problema era il “connubio paratrasformistico”, quello per intenderci con cui governò Cavour, nonchè l’incapacità di dividerci stabilmente in una Destra e in una Sinistra Contrapposte.  Peppone e e Don Camillo sono stati un breve accidente nella nostra storia, un accidente da rimpiangere.

Insomma il problema dell’Italia è che è troppo simile alla Germania, un paese che ha avuto otto cancellieri (otto! Meno dei Presidenti degli Stati Uniti) dall’approvazione della Carta fondamentale nel 1949 ad oggi, un paese che sa cosa vuol dire  coesione nazionale.

Insomma in Italia ci sarebbe un eccesso di armonia e di continuità fra forze politiche diverse, “sicchè la rappresentanza parlamentare rimane identificata, nella sostanza, in una vasta palude filogovernativa”.

Nella vita, è naturalmente lecito cambiare idea. Si dovrebbe almeno avere il pudore di avvisare il lettore.

 

 

 

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