Galli: “Contrastare la corruzione nell`interesse delle imprese” – L’Unita’ – 17/02/2013

Di fronte ai casi giudiziari che coinvolgono i vertici di alcune delle nostre maggiori imprese gli italiani si dividono in due fazioni. Molti demonizzano le grandi imprese, sospettando che siano popolate di ladri o truffatori. Altri se la prendono con i magistrati che mettono a rischio quel po` di lavoro e di Pil che ancora ci rimane. Dato il clima di sofferenza sociale in cui vive il Paese, entrambe le posizioni vengono sostenute con passione, preoccupazione, a volte veemenza.

Al meglio delle mie conoscenze, non credo affatto che le imprese, grandi o piccole, siano infestate da malfattori. Nella grande maggioranza i manager, pubblici e privati, e gli imprenditori sono persone che credono in quello che fanno e considerano la propria onorabilità un bene prezioso da non mettere a rischio. Ma la di là dei giudizi morali, demonizzare la grande impresa è una sciocchezza perché un Paese ha bisogno di grandi imprese e il problema dell`Italia è che ce ne sono troppo poche.

Finmeccanica, Saipem (gruppo Eni), Ilva, Mps, oggi al centro d`indagini di diversissima natura, sono realtà la cui importanza va ben oltre il loro contributo pur rilevante al Pil e all`occupazione. Hanno centri di ricerca, in alcuni casi di assoluta eccellenza mondiale, il che è prezioso in un Paese che sta agli ultimi posti per la ricerca delle imprese, oltre che del settore pubblico. Hanno un orizzonte operativo internazionale che fa da traino a migliaia d`imprese di minori dimensioni, in un momento in cui l`internazionalizzazione è non più solo un`opportunità, ma una necessità per la stessa sopravvivenza delle imprese. Malgrado le frodi e gli abusi che stanno emergendo, sono state e rimangono scuole di management; al loro interno si formano migliaia di persone che poi spesso vanno a ricoprire ruoli di responsabilità in altre imprese.

Annuncio

Nel passato questo ruolo lo svolsero l`Iri e un pugno d`imprese private. Senza questi tre elementi che sono tipici della grande impresa – ricerca e innovazione, internazionalizzazione, formazione dei manager – un Paese rischia l`asfissia produttiva. Le medie imprese di eccellenza, le cosiddette multinazionali tascabili che fanno la forza del made in Italy e sorreggono le nostre esportazioni, beneficiano della presenza di grandi imprese, delle loro commesse, dei loro rapporti internazionali, delle ricadute della loro ricerca, dei manager che esse hanno formato. Molti distretti produttivi o reti d`impresa si sono formati attorno ad un`impresa leader o comunque si sono sviluppati sulla scia del successo internazionale di una singola impresa.

I governi dunque non possono disinteressarsi delle loro sorti e sono certamente tenuti a farlo nei casi in cui lo Stato ne è l`azionista di riferimento. Non ci si può nascondere dietro un dito. Non può esistere un management che agisce in totale autonomia dall`azionista. Può e deve esistere una separazione di ruoli. Ma un manager senza l`azionista, o con un azionista distratto, è il peggiore dei mondi possibili perché, in generale, non c`è alcun motivo per cui gli obiettivi del management corrispondano all`interesse generale.

Demonizzare la magistratura, facendo d`ogni erba un fascio, è altrettanto sbagliato, non solo perché le istituzioni vanno rispettate e la giustizia deve fare il suo corso. Ma per motivi economici. Corruzione, frodi, e ogni altra forma d`illegalità sono mali che tutti i Paesi stanno cercando di estirpare perché distorcono il mercato, generano un`allocazione inefficiente delle risorse, scoraggiano gli investimenti. Sono il contrario della libertà d`impresa e del libero mercato.

Nella classifica stilata dal più conservatore dei grandi think tank internazionali, l`Heritage Foundation, in collaborazione con il Wall Street Journal e in Italia con l`Istituto Bruno Leoni, l`Italia è all`83esimo posto su 161 per quello che riguarda la libertà economica, e dunque la capacità di attrarre investimenti, anche perché non è libera dalla corruzione e non fa rispettare la rule of law. Per l`Heritage Foundation, i problemi sono: una corruzione diffusa, l`evasione fiscale, una generale cultura dell`illegalità e lo scarso rispetto per il potere giudiziario.

Nell`ultimo rapporto dell`Ocse sullo stato di attuazione della Convenzione contro la corruzione, si afferma che in dieci anni in Italia sono state portate a termine sessanta indagini su soggetti accusati di corruzione internazionale, ma solo tre imprese e nove persone fisiche sono state sanzionate. Il problema principale per l`Ocse sono i termini troppo brevi per la prescrizione. La raccomandazione è di rafforzare l`efficienza della giustizia e la deterrenza delle sanzioni.

L`adozione della Convenzione Ocse avvenne in seguito a pressioni degli Stati Uniti che dopo gli scandali Lockheed e Chiquita avevano adottato norme severe contro la corruzione attuata all`estero da imprese con sede legale negli Stati Uniti. Fra le imprese che sono state sanzionate negli Stati Uniti figurano colossi come Wal-Mart, Bae, Daimler, Monsanto, Siemens e tanti altri.

Non è detto che tutto ciò che si fa negli Usa vada bene, ma le preoccupazioni dell`Heritage Foundation e le raccomandazioni dell`Ocse faremmo bene ad ascoltarle.

Annuncio

Annuncio